Il Blog di Priamo (177)

Sabato, 15 Ottobre 2016 11:44

Gocce di fuoco

“Se continua così fra un po' piove”.
Entrava sempre così, colorando la casa con i toni del giallo e dell'arancio, anche in inverno. Quella frase era il tormentone che faceva sempre ridere i suoi figli perché la diceva solo quando fuori pioveva a dirotto, e più era forte la pioggia più c'era gusto.
Giulio aveva sempre vissuto sopra le righe e aveva quella rara capacità di fare della vita un continuo gioco, una sfida, ma nel senso buono del termine. E questa sua capacità, che neanche si rendeva conto di avere, lo aveva portato ad essere conosciuto da un sacco di gente, stimato nel suo lavoro, cercato da tutti e adorato dalla sua famiglia.
Il giorno in cui incontrò Adriana era ad un colloquio di lavoro, per fare l'operaio in un maglificio. Il titolare gli stava mostrando la fabbrica quando si videro e in un solo momento, tra macchine, lamiere e rumori grigi unirono per sempre i loro cuori.

Conversazione con Chiara Mazzucchelli



Chiara Mazzucchelli è docente di lingua e letteratura italiana presso la University of Central Florida di Orlando. Si occupa di letteratura italiana dell'emigrazione e studi italoamericani e ha pubblicato "The Heart and The Island: A Critical Study of Sicilian American Literature" (SUNY Press, 2015). Dal 2009, è anche Editor della rivista accademica Voices in Italian Americana-VIA.

Lei dirige una delle principali riviste dedicate agli studi e alla narrativa italoamericani. Quali sono le soddisfazioni e le difficoltà maggiori di questo lavoro?

Voices in Italian Americana è una rivista letteraria a cadenza semestrale dedicata agli studi sulla letteratura e cultura italoamericana fondata nel 1990 da Fred Gardaphé, Paolo Giordano e Anthony Tamburri. Da più di venticinque anni, VIA pubblica saggi critici, racconti, poesie e recensioni di studiosi già affermati nel campo e di esordienti inediti e promettenti. Io mi sono affiancata ai “padri fondatori” in qualità di editor nel 2009 e ci avvaliamo di un gruppo di preziosi collaboratori quali Deborah Starewich (assistente editoriale), Fred Misurella (editor della sezione recensioni) e Peter Covino (editor della sezione poesia). Lavorare per una rivista come VIA, che da un quarto di secolo è specchio e prisma degli studi sulla diaspora italiana in Nord America, è un’esperienza davvero unica perché si ha la possibilità di entrare in contatto diretto con studiosi di tutto il mondo, non solo del campo degli studi italoamericani, ma anche di altre discipline connesse. Lo scambio di conoscenze e competenze che ne risulta è assolutamente straordinario e mi permette di conoscere e seguire in anteprima le nuove tendenze della critica e della teoria letteraria e di offrire a scrittori emergenti la possibilità di raccontarsi.

Mercoledì, 21 Settembre 2016 08:01

Diario di un insegnante ai Tropici (Fifteen)

[Insegno “Italian Writing Workshop” a Florida Atlantic University. Studenti da tutto il mondo scrivono in Italiano, svolgendo temi secondo precise indicazioni. Per esempio, “Un momento di felicità”, ove lo studente deve raccontare e trasmettere in 500 parole un attimo di gioia assoluta. Ecco la composizione di Camila Rochwerger, Argentina di Buenos Aires, trasferitasi a Miami a 5 anni e quindi bilingue (Spagnolo e Inglese), studentessa di Italiano a livello avanzato. Ho limitato il mio editing al minimo indispensabile, lasciando che la lingua di Cami, coi suoi richiami angloispanici – un Italiano nuovo – emerga calda e potente].

Venerdì, 02 Settembre 2016 08:15

Diario di un insegnante ai Tropici (Fourteen)

I was wandering between the tables at an outdoor café in Delray Beach, thinking about the vanity of mankind, when all of a sudden I saw this huge black woman, dressed in purple and orange, who was reading a tiny yellow book, a detective story. Ah, if only I had been born a painter!
(I’m not saying a Raphael or a Mantegna, even a second rate painter, a minor Lithuanian from the last century – I would call the painting: “Large Black Woman With Murder Mystery”).
It was one of those cafés and one of those mornings from a bygone Florida, both suspended in the opalescent heat of the sun, in the azure-blue incandescence of the sky, with the sound of the ocean breathing calmly across the street, a half mile farther away, the shrill delightfully ear-splitting droning of the cicadas and the indistinct squawking of the seagulls. On those mornings the smell of sausages and eggs drifts out of busy restaurant kitchens and blends in with the aroma of suntan lotion and gasoline and everything, cars, human beings and iguanas, don’t seem to be in a hurry, they seem like part of the scenery, like the asphalt cracked from the sun or the shrubbery.

Mercoledì, 24 Agosto 2016 09:45

L’imprecisione dei numeri

Siamo cresciuti, quasi tutti immagino, con la pressione nelle orecchie di alcune verità inconfutabili, direi: tendenzialmente.
«I numeri non mentono.» «Torniamo ai numeri.» Frasi dominate da una superba quanto terrorizzante: «La matematica non è un’opinione».
Sarà colpa di un ingrassamento fuori controllo se quei vestiti mi sono sempre venuti stretti? Eppure ero già così magro.
Mi pare che ci sia una tale fiducia nei detti numeri che mai e poi mai ci viene in mente, per vecchio istinto magari, di sbirciare se per caso qualcosa non vada alla perfezione. Li crediamo subito, diamo fiducia al volo.
Certo il numero è il numero, però c’è una vendetta, piccola e sorridente, quando si dice «Quello sì che ha dei numeri». «Ha fatto un gran numero.» Un atleta. «Ha finito il suo numero fra gli applausi.» Un comico.

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