Il Blog di Priamo (180)

Martedì, 18 Febbraio 2014 07:34

Freya e Vera, la forza delle donne

La Prima Guerra Mondiale (da notare il paradosso rappresentato dal genere femminile del termine!) fu un laboratorio che produsse veleni letali (non solo in senso figurato; pensiamo ai Gas) e al tempo stesso comportamenti esemplari. Questa dialettica è nella natura propria dell’esistenza, ad ogni livello, ma per il narratore che utilizza la scrittura come un’autentica macchina del tempo, la svolta epocale del 1914-1918, rappresenta un serbatoio inesauribile di possibilità espressive.
In questo clima è nato Freya e Vera, la forza delle donne. Scrivere di quelle scrittrici che scrissero di sé non è tentazione a cui è facile resistere, ma è stato soprattutto il temperamento delle due donne inglesi a suscitare negli autori un’ammirazione che non è mai venuta meno, mano a mano che l’indagine conoscitiva su Freya Stark e Vera Brittain procedeva.

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 17:03

Dino Campana, al telefono

Il mio vecchio amico, Bruno Briganti, eremita (vuol dire: senza i.pad, senza e-mail, né tablet tanto meno, telefono nell’ultima cabina davanti al bar – a volte lo alza lui, anche se non suona, giusto per avere un contatto col mondo sentendo un tu-tu-tu!), si era messo in testa di essere come Dino Campana; una somiglianza.
Gli indizi erano deboli, più che altro per sentito dire. Girare senza meta, anche molto lontano, qualche donna qua e là, impressionanti, carta penna calamaio, un amico tipografo, l’appennino che è una meraviglia e non c’entra niente con le alpi, essere un poco strano così ti dicono matto, e sintomi leggeri, la leggerezza come troppa disinvoltura, solitudine, pochi incontri con gente che non se lo meritava. Così nascono le identificazioni abusive.

Martedì, 04 Febbraio 2014 19:23

’Esar e scrivar xè beo

“’Esar e scrivar xè beo,” mi scrive Cristiano Prakash Dorigo, di risposta alle mie congratulazioni per l’uscita di Un sinuoso contenitore smussato (Priamo/Meligrana, 2014).
“Leggere e scrivere è bello.” È una frase che mi dà allegria: fare una cosa perché la si trova bella. E che altra ragione ci dovrebbe essere?
Si noti inoltre: prima della scrittura viene la lettura, la congiunzione le mette sullo stesso piano, ma c’è poco da fare. Prima viene la lettura, ha un vantaggio di bellezza, si può dire. Che beo.

Conversazione con Helen Barolini

[Questa conversazione, svoltasi tramite un fitto scambio di email in inglese e da me tradotta, venne pubblicata nel 2006 sul blog Vibrisse; da anni ormai l’intervista non esiste in rete, ed è un peccato, essendo una straordinaria esplorazione di quello che l’Italia ha rappresentato per gli intellettuali americani lungo il Novecento. Rispetto la versione originale, ho apportato minime correzioni e aggiornato le pubblicazioni italiane. Buona lettura].

Helen Barolini, nata a Syracuse (New York) il 18 Novembre 1925, è autrice, tra le varie cose, dei romanzi Umbertina e Passaggio in Italia (pubblicati in Italia dalla casa editrice salernitana Avagliano). Nel 2004, curato e introdotto da Antonia Arslan per Guerini e Associati, viene stampato Chiaroscuro. Saggi sull’identità, mentre nel 2010 esce per l’editore Zona L’America italiana. Epos e storytelling in Helen Barolini, di Margherita Ganeri
.
Vincitrice di numerosi premi (tra gli altri l’American Book Award, conferitole dalla Before Columbus Foundation, e il Susan Koppelman Award, dall’American Culture Association, entrambi per The Dream Book: an Anthology of Writings of Italian American Women), i suoi scritti sono apparsi sulle riviste letterarie più prestigiose d’America (incluse "Paris Review", "New York Review of Books", "New Letters", "Cosmopolitan"). 
Moglie del giornalista e scrittore Antonio Barolini (1910-1971), ha tre figli (una dei quali è Teodolinda Barolini, tra le più apprezzate studiose di Dante in circolazione).

Martedì, 31 Dicembre 2013 10:40

Per la poesia, 1

La poesia ha dovuto troppo spesso scontare riserve, sospetti, rugginosi allori e anche irrisioni.
Innanzitutto il sospetto, o il certificato urlato, di inutilità.
Ebbene la poesia non ha ragione alcuna di presentarsi utile, perché è fuori del meccanismo vantaggio/svantaggio, è senza bilanci di convenienza in qualsivoglia commercio.
La poesia risponde solo a se stessa, e questo ha mosso una riserva, che ha nome di autoreferenzialità. Essendo assolutamente libera da qualsiasi vincolo, che non siano i suoi propri e diversi alfabeti, può riferirsi solo a sé, al proprio unico tempo. Non è compatibile con alcun schema esterno: resta altrove e sta qui.

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