Il Blog di Priamo (182)

Martedì, 04 Febbraio 2014 19:23

’Esar e scrivar xè beo

“’Esar e scrivar xè beo,” mi scrive Cristiano Prakash Dorigo, di risposta alle mie congratulazioni per l’uscita di Un sinuoso contenitore smussato (Priamo/Meligrana, 2014).
“Leggere e scrivere è bello.” È una frase che mi dà allegria: fare una cosa perché la si trova bella. E che altra ragione ci dovrebbe essere?
Si noti inoltre: prima della scrittura viene la lettura, la congiunzione le mette sullo stesso piano, ma c’è poco da fare. Prima viene la lettura, ha un vantaggio di bellezza, si può dire. Che beo.

Conversazione con Helen Barolini

[Questa conversazione, svoltasi tramite un fitto scambio di email in inglese e da me tradotta, venne pubblicata nel 2006 sul blog Vibrisse; da anni ormai l’intervista non esiste in rete, ed è un peccato, essendo una straordinaria esplorazione di quello che l’Italia ha rappresentato per gli intellettuali americani lungo il Novecento. Rispetto la versione originale, ho apportato minime correzioni e aggiornato le pubblicazioni italiane. Buona lettura].

Helen Barolini, nata a Syracuse (New York) il 18 Novembre 1925, è autrice, tra le varie cose, dei romanzi Umbertina e Passaggio in Italia (pubblicati in Italia dalla casa editrice salernitana Avagliano). Nel 2004, curato e introdotto da Antonia Arslan per Guerini e Associati, viene stampato Chiaroscuro. Saggi sull’identità, mentre nel 2010 esce per l’editore Zona L’America italiana. Epos e storytelling in Helen Barolini, di Margherita Ganeri
.
Vincitrice di numerosi premi (tra gli altri l’American Book Award, conferitole dalla Before Columbus Foundation, e il Susan Koppelman Award, dall’American Culture Association, entrambi per The Dream Book: an Anthology of Writings of Italian American Women), i suoi scritti sono apparsi sulle riviste letterarie più prestigiose d’America (incluse "Paris Review", "New York Review of Books", "New Letters", "Cosmopolitan"). 
Moglie del giornalista e scrittore Antonio Barolini (1910-1971), ha tre figli (una dei quali è Teodolinda Barolini, tra le più apprezzate studiose di Dante in circolazione).

Martedì, 31 Dicembre 2013 10:40

Per la poesia, 1

La poesia ha dovuto troppo spesso scontare riserve, sospetti, rugginosi allori e anche irrisioni.
Innanzitutto il sospetto, o il certificato urlato, di inutilità.
Ebbene la poesia non ha ragione alcuna di presentarsi utile, perché è fuori del meccanismo vantaggio/svantaggio, è senza bilanci di convenienza in qualsivoglia commercio.
La poesia risponde solo a se stessa, e questo ha mosso una riserva, che ha nome di autoreferenzialità. Essendo assolutamente libera da qualsiasi vincolo, che non siano i suoi propri e diversi alfabeti, può riferirsi solo a sé, al proprio unico tempo. Non è compatibile con alcun schema esterno: resta altrove e sta qui.

Giovedì, 19 Dicembre 2013 08:43

Il cavaliere del cielo

E’ un’ora, ormai, che cammino per il sentiero delle Cenge qui in Val d’Assa, e l’aria è fredda e umida. Il bosco è popolato di suoni e la foschia aleggia tra le cime degli alberi che, con le loro grandi fronde rigogliose, assumono una brillantezza madreperlacea.

C’è una grotta seminascosta dalle rocce strapiombanti e dal fitto fogliame che a un certo punto mi colpisce e voglio avvicinarmi per vederla da vicino. Il terreno è coperto da uno spesso strato d’argilla e noto un groviglio di forme protese verso i rami più bassi degli alberi.


Lunedì, 02 Dicembre 2013 10:12

Amori ridicoli

Si parte dal titolo: in che senso l'amore (o, in questo caso, gli amori) è ridicolo? Che cosa mai ci può essere di ridicolo nel più immenso dei sentimenti? Forse il fatto che l'amore ha sempre a che fare con l'uomo e perde, così, la sua componente più nobile, mischiandosi alla carnalità, all'egoismo e agli istinti più meschini tipici del genere umano.
Amori ridicoli si compone di sette racconti, scritti tra il 1959 e il 1968: i protagonisti sono uomini e donne impegnati nelle proprie relazioni sentimentali, in classici rapporti di coppia, che portano con sé implicazioni e contraddizioni, perché difficilmente i personaggi sono in grado di legarsi all'altro in modo sereno. Il più delle volte è la visione che i caratteri hanno di sé a confondere il sentimento: nella loro incapacità di distinguere l'amore assoluto – quello più puro ed irraggiungibile –  da quello carnale è possibile intravedere un percorso individuale in cui gli istinti sessuali in parte umiliano l'individuo, dall'altra sono un aspetto di cui egli non può fare a meno. È un po' come la vita (vita e amore non sono facce della stessa medaglia?), un cammino di crescita che, però, si combina anche con la sofferenza e la non accettazione di sé, di quello che realmente siamo noi e, soprattutto, gli altri.

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