Il Blog di Priamo (182)

Mercoledì, 04 Settembre 2013 13:22

L'odore del sangue, un inno alla morte

È stato a lungo evidenziato il rapporto tra la stesura de L'odore del sangue e l'infarto che colpì il suo autore, Goffredo Parise, nell'estate del 1979. Un manoscritto redatto di getto (poi sigillato e chiuso in un cassetto fino al 1986), il cui titolo e argomento richiamano la malattia e l'odore dolciastro del sangue, che accompagneranno lo scrittore negli ultimi anni di vita.
Quella del protagonista, il Narratore, è un'ossessione, più che una malattia, per natura forse simile alle stesse ossessioni che tormentavano Parise e di cui l'intellettuale vicentino tentò di liberarsi tramite la scrittura.

Martedì, 23 Luglio 2013 10:03

La meraviglia della semplicità

In un mondo dominato dalla retorica e dagli effetti speciali, la lettura dell’opera di Mario Rigoni Stern ci aiuta a ritornare ad una dimensione umana. A partire dal Sergente nella neve, fino ad arrivare all’Ultima partita a carte, il ritmo della narrazione segue una cadenza naturale. I pochi temi, quali la guerra, la memoria, gli uomini, la natura e le stagioni, che vengono continuamente ripresi e rielaborati, nascono da un sentimento naturale dell’esistenza.
Ciò che colpisce e che rappresenta il valore aggiunto della sua letteratura è la straordinaria corrispondenza tra le parole e le cose. La semplicità del suo lessico, che è stata più volte criticata, non è sinonimo di trascuratezza o di ingenuità, ma al contrario, riflette una visione del mondo priva di orpelli e di artifici. Nell’intervista con Milani, Stern afferma: “Certo che sono uno scrittore semplice, ma questa semplicità dipende dal fatto che voglio che il mio lettore capisca quello che dico. Uso termini specifici soltanto dove parlo di animali o di botanica, perché se parlo di un albero non posso usare termini impropri derivati, magari, dall’uso improprio che ne fa la gente.” Sempre a tale proposito, Stern racconta un particolare della vicenda editoriale del Sergente, del quale sono note le numerose correzioni di Vittorini. Una di queste constò nella sostituzione della parola “semola” con la parola “crusca”. Dopo aver controllato nel Palazzi, nel Devoto-Oli e in altri celebri dizionari, Stern si rese conto del fatto che la parola che aveva usato andava bene e che quella di Vittorini era un’interpretazione personale.

Martedì, 16 Luglio 2013 17:06

Natura morta

Quand’ero ragazzo mi erano capitati sotto agli occhi, per caso, alcuni versi di Aldo Braibanti (il poeta Ruffilli mi correggerebbe sostituendo alla parola caso quella più fatale di necessità): di questa poesia che non ho mandato a memoria, come quasi tutta quella di altri visionari che pure ha attraversato la mia vita in modo sconvolgente, mi è rimasto impigliato solo un frammento. Mi accompagna da sempre: “… ed io mi riconosco negli occhi dell’amante come in un dado di melma impietrita”.
Braibanti, personalità di artista singolare, per i più ha avuto breve notorietà soprattutto a causa di uno strano processo penale, celebrato a suo carico nell’anno biforcuto millenovecentosessantotto. Un processo singolare, che potrebbe essere avvenuto nell’Atene classica. Un’accusa per “plagio” di un ragazzo, ai confini evanescenti tra seduzione intellettuale e amore vietato. Dunque, in altro contesto, la parola evocatrice, la parola semplice e profondissima, il verso che schiude una porta sull’infinitamente ricercato, quasi raggiunto ma definitivamente inesprimibile, contagia mirabilmente.

Giovedì, 11 Luglio 2013 17:13

Il giudice e il suo boia

Non esiste finale che non possa essere riscritto, non esiste storia che non possa essere riletta e, soprattutto, non esiste genere le cui regole non possano venire stravolte. Parola di Friedrich Dürrenmatt. Lucido e impietoso osservatore della società svizzera a lui contemporanea, l'autore inizia la sua carriera a teatro e prosegue con una serie di romanzi e racconti: in particolare, i primi romanzi trattano di casi investigativi, al centro dei quali c'è quasi sempre un mistero da risolvere. Non si tratta dei soliti gialli, tant'è vero che una delle opere, La promessa, ha come sottotitolo Un requiem per il romanzo giallo, che suggerisce una totale rivisitazione del genere rispetto a com'è generalmente concepito.
Il protagonista de Il giudice e il suo boia, pubblicato nel 1952, è il commissario Bärlach (che ritroviamo anche nel successivo Il sospetto), il quale comincia ad investigare, insieme al suo assistente Tschanz, sulla morte di un collega, un certo tenente Schmied.

Lunedì, 01 Luglio 2013 09:45

Io, vulcano

Vivacità, destrezza, manualità, progetto, intraprendenza, buio fascino della dissimmetria, forza e visione. Può bastare per fare un dio, quando non pretenda di essere tutto.
Se poi mi avete classificato storpio, sporco, deforme, diverso dagli altri dei, così bravini, non me la sono neanche presa a male. Dimostrazione di superiorità. Non sottovalutate il fatto che Afrodite mi ha preso, formalmente e ufficialmente, ma non voglio dar peso a quella encomiabile riuscita. Sono dio di mondo, e so come vanno le cose.
Avevo anche qualità, di quelle che si tengono nascoste per un pudore antico, quando ancora c’era, o c’erano quelle. Va bene così. Ci è toccato a tutti di avere un ribasso di fama, ma i rigurgiti di gloria esistono per questo, per rovesciare le attese, e noi tutti, quasi tutti, siamo piuttosto ottimisti.

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