Il Blog di Priamo (182)

Giovedì, 11 Luglio 2013 17:13

Il giudice e il suo boia

Non esiste finale che non possa essere riscritto, non esiste storia che non possa essere riletta e, soprattutto, non esiste genere le cui regole non possano venire stravolte. Parola di Friedrich Dürrenmatt. Lucido e impietoso osservatore della società svizzera a lui contemporanea, l'autore inizia la sua carriera a teatro e prosegue con una serie di romanzi e racconti: in particolare, i primi romanzi trattano di casi investigativi, al centro dei quali c'è quasi sempre un mistero da risolvere. Non si tratta dei soliti gialli, tant'è vero che una delle opere, La promessa, ha come sottotitolo Un requiem per il romanzo giallo, che suggerisce una totale rivisitazione del genere rispetto a com'è generalmente concepito.
Il protagonista de Il giudice e il suo boia, pubblicato nel 1952, è il commissario Bärlach (che ritroviamo anche nel successivo Il sospetto), il quale comincia ad investigare, insieme al suo assistente Tschanz, sulla morte di un collega, un certo tenente Schmied.

Lunedì, 01 Luglio 2013 09:45

Io, vulcano

Vivacità, destrezza, manualità, progetto, intraprendenza, buio fascino della dissimmetria, forza e visione. Può bastare per fare un dio, quando non pretenda di essere tutto.
Se poi mi avete classificato storpio, sporco, deforme, diverso dagli altri dei, così bravini, non me la sono neanche presa a male. Dimostrazione di superiorità. Non sottovalutate il fatto che Afrodite mi ha preso, formalmente e ufficialmente, ma non voglio dar peso a quella encomiabile riuscita. Sono dio di mondo, e so come vanno le cose.
Avevo anche qualità, di quelle che si tengono nascoste per un pudore antico, quando ancora c’era, o c’erano quelle. Va bene così. Ci è toccato a tutti di avere un ribasso di fama, ma i rigurgiti di gloria esistono per questo, per rovesciare le attese, e noi tutti, quasi tutti, siamo piuttosto ottimisti.

Martedì, 25 Giugno 2013 19:02

Annotazioni da un artigiano della traduzione

1. La “letteratura” italiana contemporanea si è tarpata le ali o, se si preferisce, ha strappato le proprie radici. In altre parole ha, con poche eccezioni, abdicato al problema della forma, con il risultato inevitabile di condannarsi a morte.
“Cos’è accaduto? Perché il romanziere italiano contemporaneo... ha rinunciato alla continuità con se stesso, con la sua stessa letterarietà e i suoi fondamenti? Perché scrive in «una specie di inglese», quello astrattamente parlato in tutti gli aeroporti del mondo?”
Giorgio Ficara non è l’unico a porsi il quesito. E non è un problema da poco.
Infatti non si dà stile, senza forma, essendo lo stile, per l’appunto, l’elaborazione originale di una forma.
Eppure l’edificio linguistico non è crollato, il buon italiano è ancora vivo, ad onta del disprezzo mostrato nei suoi confronti da tanti sedicenti scrittori. È merito di valenti giornalisti e, soprattutto, dei traduttori. Infatti, che piaccia o meno, il traduttore letterario svolge oggi in Italia una funzione infralinguistica accanto a quella interlinguistica. Oltre a fare da balia agli scrittori di consumo che adoperano, magari inconsapevolmente, il “traduttese” - ovvero l’italiano neutro ancorché corretto dal punto di vista grammaticale e sintattico, cui si deve ricorrere per volgere nella nostra lingua la prosa dei best selling but bad writing authors (nel campo dei gialli o noir il fenomeno è addirittura esilarante) - il traduttore ha di fatto assunto il ruolo ben più gravoso ed essenziale di custode della tradizione letteraria, così come è andata evolvendo dal Dolce Stil Novo a Gadda.

Lunedì, 24 Giugno 2013 08:02

Non avere paura dei libri

È necessario trovare le parole giuste per parlare di Non avere paura dei libri di Christian Mascheroni (edizioni Hacca). Perché quando si ha a che fare con una storia privata, si ha sempre il timore di dire qualcosa di sbagliato, che in qualche modo la banalizzi.
La casa che Christian ci racconta è quella della sua infanzia, adolescenza e prima maturità. È la casa condivisa con Eva e Gino, i genitori: Eva, la «viennese», che nel corso della trama diventa tante cose, ma che, soprattutto, è colei che insegna al figlio che dei libri non bisogna avere paura, poiché capaci di emancipare da una realtà spesso troppo difficile da sopportare; inoltre, per quanto un libro possa apparire ostico e impenetrabile, esiste sempre una via per carpirne il messaggio, basta cercarla. Poi c'è Gino, il pompiere, l'uomo che tenta di riempire il vuoto interiore della moglie, senza riuscirci fino in fondo.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 06:55

Vecchi mestieri

«Sto cercando Piero Crepaldi!» esclamai.
Una faccia sparì dietro una tenda e improvvisamente ricomparve sull’uscio dicendo: «È  andato a casa. La prima strada a sinistra prima del bosco», e si dileguò di nuovo. Presi la strada indicata, chiesi informazioni alla prima casa e trovai Piero alla fine della contrada.
«Sto cercando la vecchia miniera di sale di cui si parla nel depliant turistico e in paese mi hanno detto che lei accompagna chi vuole visitarla…»
«È vero. Però oggi devo andare a tagliare le ginestre», mi disse.
«Capisco. Forse però può dirmi come fare ad arrivarci.»
Si tolse il berretto e si passò una mano sulla testa. «Certo, andarci è possibile: non è poi così lontano. Però è difficile spiegarti la strada. Mi spiace proprio di non poterti accompagnare». Si rimise il berretto. «Senti una cosa: vieni con me fino al posto dove devo andare, così sei sulla strada giusta e puoi vedere il punto da cui partire.»

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