Il Blog di Priamo (182)

Martedì, 14 Maggio 2013 17:26

Ogni esistenza è degna di attenzione

Una settimana fa sono scesa nelle Marche in occasione di “Macerata Racconta". Bella manifestazione, per due motivi: un po' per l'argomento - i libri e le “distanze”, geografiche, sociali, culturali, trattate nel corso di vari interventi -, un po' perché ho avuto modo di incontrare persone con le quali sono in contatto da anni, ma che non ho occasione di frequentare spesso. Fra di loro c'è Orlando Micucci, editore di Gwynplaine Edizioni, una persona assolutamente squisita, così come squisito è il nome che ha scelto per la sua casa editrice, mutuato dal romanzo L'uomo che ride di Victor Hugo (che vi consiglio, perché è proprio bello). L'ultimo giorno di “Macerata Racconta”, prima di salutarci, Orlando mi ha regalato un libro Gwynplaine, che ho subito iniziato a leggere durante il viaggio in treno per Verona. Si intitola Asthmes: è un libriccino composto da dieci brevi racconti, a mio avviso un piccolo gioiello, con in copertina una ragazza di cui s'intravedono solo i luminosi occhi verdi, visto che il resto del volto è coperto da una sciarpa e un cappello. L'immagine richiama un po' i contenuti del testo, poiché i racconti parlano di gente comune che osserva.

Venerdì, 10 Maggio 2013 09:34

A nome di Calipso

Non so se col tempo il nome abbia importanza. Io sono stata detta in molti modi, e non sono sicura che tutti fossero veri.
Poiché sto parlando per nome di un’altra, sarà bene che io mi dica Circe con chiarezza. Mi hanno attribuito trucchi e filtri, di cui in realtà so poco. Le parole le so dire chiare, non tanto per quel che riguarda me, ma per lei che me le ha affidate.
Non le avevo chieste, però evidentemente aveva bisogno di dirle dopo essersi ripresa dal viaggio, dalla lunga stanchezza e dalla confusione del suo destino: ne aveva gestito solo una parte.
Dopo aver vomitato per un intero giorno e un’intera notte, mi sorrise.
Non sapendo nulla di lei, aspettavo; ma un segno buono si può scambiare, soprattutto se sei abituata a stare da sola.

Domenica, 28 Aprile 2013 18:59

Gli alberi in lontananza coperti di polvere

Quando Freya Stark si arruola come crocerossina non ha dubbi a scegliere le montagne italiane. Viene mandata sul fronte giuliano e arriva nella villa dei conti Trento a Dolegnano dove c'è la I Unità Britannica Ospedaliera in Italia diretta da Georges Macaulay Trevelyan, figlio di sir George Otto e pronipote del grande lord Macaulay, autore della History of England – a sua volta figlio di Zachary, il liberatore degli schiavi.
Villa Trento è un luogo importante e Freya lo capisce subito, il giorno in cui arriva. I di Trento sono una famiglia nobile di alto lignaggio che discende da Antonio Sartorelli, colonnello di Carlo V e luogotenente generale di Carlo di Borbone durante il Sacco di Roma del 1527.
Arriva in un mattino luminoso. È lì senza alcun piano in mente, nella speranza che l'ispirazione arrivi al momento giusto. È ferma sul bordo della strada e osserva gli alberi in lontananza coperti di polvere. Ha dormito poco la notte prima. Certi strani sentimenti la pervadono ancora come forze oscure e imprevedibili. Il vento le brucia la pelle e l'ampio, ondulato paesaggio si estende davanti a lei sotto il formidabile vigore della primavera. Il sole, velato d'una nebbiolina, è abbastanza caldo, e il gelo erompe dai suoi nascondigli più riposti.

Sabato, 27 Aprile 2013 23:28

L'astuto si confonde

Gli anni della solitudine non si raccontano, ovvero bastano poche parole; se si volessero chiarire i segreti, allora non basterebbero. Penelope non poteva nascondere i suoi fatti, ma le parole se le vietò; così preservò molto della sua vita e della sua storia.
La solitudine offre il vantaggio del molto tempo a disposizione. E il tempo consente di immaginare o ricostruire anche ciò che direttamente non ci appartiene.
Per un po’ fu disorientata; non tornavano i conti delle notizie, non tornava neppure Oudìs.
I messaggi erano rari, e le notizie arrivavano con i messaggi o qualche illusione a voce, a volte luttuose, a volte fuorvianti, o anche insensate, intrise di storie fantasiose che si riempiono di aggiunte lungo il percorso: se il messaggero era bravo, e in giusta parte disonesto, cioè senza volontà di mentire, ma per il piacere di sentirsi importante, ascoltato per una sera, la comunità ne era acquietata.
I paesi erano attraversati da falsi messaggeri e da veri raccontatori. Ne ricevevano ospitalità e certe volte rispetto.

Sono passate più o meno due settimane da quando ho partecipato all'incontro con Zygmunt Bauman alla Gran Guardia a Verona: è oggettivamente impossibile non rimanere affascinati da questo signore forte e carismatico, che a fine conferenza ritrovi seduto sulle scale del palazzo a fumare la sua pipa. L'incontro trattava il tema dell'educazione nella società moderna: educazione che investe più ambiti, dal suo ruolo in senso stretto (trasmettere conoscenze) alle sue implicazioni nel quotidiano (imparare a relazionarsi con gli altri). Studiare, oggi, ha perso un po' d'importanza, poiché per i giovani non esiste più la sicurezza di accedere a un lavoro in linea con le proprie competenze, anzi, molti di loro sono costretti a ripiegare sui rubbish jobs, che mortificano le loro aspirazioni. Anche se il quadro dipinto dal filosofo è piuttosto negativo, Bauman non rinuncia a lanciare un appello alla speranza, al non lasciarsi condizionare dal clima di negatività nato intorno alla crisi economica e sociale: è importante che i ragazzi uniscano le loro forze in progetti collettivi, confrontandosi con il diverso non più per assimilazione, ma accettandone le diversità, dando vita a un sistema che è davvero globale.

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