Il Blog di Priamo (182)

Sabato, 30 Marzo 2013 09:30

L’ottica di Polifemo, il chiacchierone

Per un tempo senza misura tutti noi stavamo a guardare il mare, indistinto dal cielo, senza punti neri di imbarcazione né schiume bianche di onda.
Egualmente passava un tempo lungo quando il vento agitava le acque e sibilava fra gli arbusti; ma allora più facilmente tornavamo a pensare al gregge, a guidare gli altri animali al riparo nelle grotte.
Alle spalle avevamo sempre il pensiero e la minaccia delle gole di fuoco, i tuoni e i macigni volanti che uscivano dalla montagna rovente.
Non avevamo, e io non avevo, esperienza di piccoli esseri, veloci e fastidiosi, uomini.
Quando arrivarono, preferivo, e lo dissi, che non fossero venuti; cercai anche di dissuaderli e indicai una più ospitale isola, forse felice, dove trovare un approdo facile. Noi non ne avevamo, né avremmo mai pensato di costruirne.
Parlottarono a lungo fra loro e presero terra, in un momento in cui dovevamo pensare agli animali, così li trascurammo, sbagliando.
Com’erano venuti, alla fin dei conti se ne sarebbero andati, borbottò Beronte che sempre stava a disegnare piani di una città che voleva fondare: aveva quest’idea piantata in testa, quando invece le nostre grandi grotte, ventose e miti, andavano così bene per i nostri bisogni.

Giovedì, 28 Marzo 2013 08:40

I fogli del capitano Michel

Tutto parte da una scoperta fatta nell'archivio del Museo del Risorgimento di Vicenza.
Claudio Rigon è un appassionato di fotografia e, vagabondando per l’Altopiano di Asiago con una macchina fotografica e un cavalletto, si sente attratto dall’atmosfera del Monte Ortigara, “da quel territorio particolare che comincia con il suo crinale e si estende poi a sud-ovest per un’ora di cammino, fino ai piedi di Cima Dodici”.
Incontra rovine, resti di baraccamenti, trincee, in un paesaggio che in certi momenti sembra ancora il giorno dopo di una battaglia.
Avverte un profondo sentimento di desolazione, una “sensazione più vicina al vagare nel deserto” mai provata in montagna. La vita scorre davanti a lui in un flusso ininterrotto. Fissarne un frammento in un'immagine è una possibilità di fermare il tempo e osservare quello che avviene. Gli viene allora “voglia di cercare immagini di quel tempo, della vita di allora” e per questo va in quel Museo in cui sa esserci un archivio fotografico della guerra.

Martedì, 26 Marzo 2013 15:50

La pazienza dei bufali sotto la pioggia

«Me lo dai un bacino? Ce lo prendiamo un caffettino? Mi fumo una sigarettina e poi si va. Che ne dici di un cinemino, stasera? Oppure ce ne restiamo tranquilli con un bel libriccino. Davanti al fuochettino... Sai che cosa mi piacerebbe per le vacanze? Fare un viaggettino in Italia. Hai visto il mio toppino? Dai, te lo succhio un pochino. Hai una strana faccina...
In dieci minuti, è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande.»
Quattordici volte è solo uno dei tanti racconti inseriti in La pazienza dei bufali sotto la pioggia. Strano titolo, eppure un significato c'è e lo riscontrerete nella lettura. L'autore è David Thomas (non il musicista!), un giornalista, classe 1966, che ha deciso di iniziare a scrivere per il teatro e il cinema: scelta azzeccata, che gli ha fatto vincere sin da subito numerosi premi.

Lunedì, 18 Marzo 2013 08:10

The Return

It is said that an important part of practicing Tai Chi is not to practice Tai Chi. This riddle puzzled me until I applied it in my own life. It was the time when I actively chose to ignore my desire to read. I stopped cold. No poetry. No prose of any kind. My mind became a hermitage within whose walls not even humming was to be tolerated. This was but one more way I had chosen to remove myself from the world around me. As with life, I found myself obsessively scrutinizing literature as if it were trying to trick me. I looked for angles. I winked at death symbols carefully placed on the night stand. I made mental note of foreshadowing, whose potential I found often lost in its own darkness. In short, what had once been a wondrous journey of the mind had somehow become a tedious and constant critique.

Venerdì, 15 Marzo 2013 08:11

Divagazioni e intenzioni (prima parte)

Immaginiamo di non sapere che il verso conclusivo dell’Inferno, “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, sia del sommo poeta fiorentino; proveremmo ugualmente quel fremito, suscitato dal formidabile effetto liberatorio, di un endecasillabo che definisce e risolve la fine di un incubo e il sorgere della speranza?
Saremmo in grado di separare la frase poetica, dall’autorevole nome di chi l’ha scritta e di considerare quel verso indipendentemente da ciò che l’ha preceduto? Considerandone l’intrinseca bellezza, credo di sì.
Senza dubbio, è questione più complessa, ma è lecito porsi un interrogativo sulla possibilità che uno, o pochi versi, possano vivere autonomamente. Può sembrare un quesito quanto meno irragionevole, ma potrebbe anche trattarsi di una questione cruciale, nell’ambito della creatività poetica.

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle ~ Contrà Busa, 4 ~ 36062 Fontanelle di Conco ~ Tel: +39 0424 427098
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ~ admin ~ login ~ mappa del sito ~ privacy policy