Il Blog di Priamo (182)

Domenica, 17 Febbraio 2013 21:08

Splendido, va da sé...

Scrivi un libro, e ti travolgono emozioni difficili da descrivere. Poi, assistito dalla buona sorte, trovi anche qualcuno che decide di pubblicare il libro che hai scritto (nel mio caso Marco Crestani ed Emanuele Pettener, fondatori e instancabili animatori della nuova realtà culturale Priamo), ed ecco che ti investe una nuova ondata di gioia eccitata, di entusiasmo irrefrenabile. Qualcosa di talmente forte che, credetemi, al confronto la sbornia peggiore della vostra vita non rende neanche lontanamente l’idea, e in un momento, quasi senza rendertene conto, ti ritrovi a pensare che forse di felicità non si muore, però ci si va vicini, ed è una bellissima sensazione. E quando finalmente ogni cosa è ormai avviata, e il respiro poco alla volta torna regolare e il cuore riprende a battere secondo i ritmi quotidiani che gli sono consoni, ecco che all’orizzonte si profila un nuovo appuntamento. Splendido, va da sé, ma sconvolgente (del resto, come potrebbe non esserlo?): bisogna organizzare la presentazione del libro… Che a dirlo sembra una cosa semplice, ma quando ti ritrovi a farla per la prima volta, una presentazione, a metterla insieme pezzo per pezzo, ti accorgi che non è per nulla uno scherzo.

Oscar Wilde in Florida. Una testimonianza.

Ieri mattina sono andato a messa, qui a Boca Raton, Florida, dove abito. La messa è cominciata e prima del Vangelo una signora distinta è salita sull'altare: apparteneva all'associazione "Citizens for Science and Ethics, Inc." e ha pubblicamente chiesto di aderire a una petizione per proporre allo Stato della Florida un emendamento che "protegga il matrimonio come unione legale solo tra un uomo e una donna e che provveda che nessun’altra unione considerata come matrimonio o equivalente venga riconosciuta e considerata valida."
Ho trovato paradossale che in un consesso di persone (almeno 800) che stavano celebrando la fratellanza e la tolleranza nel nome di Colui che redarguì severamente circa lo scagliar pietre a destra e a manca, che suggerì di pensar ai propri pali anziché alle pagliuzze altrui, che disse chiaro e tondo che le minoranze (prostitute, ladri e pubblicani) sarebbero entrati nel regno dei Cieli ben prima degli ipocriti – una signora formulasse la richiesta che un omosessuale non abbia gli stessi diritti di un eterosessuale.
Finalmente è partito il Vangelo, precisamente la bellissima pagina di Matteo laddove Gesù osserva che chiunque farà del bene al più piccolo (al più emarginato) dei suoi fratelli – un bene pratico, concreto, dargli da mangiare se ha fame, da bere se ha sete, visitarlo se sta in prigione – sarà come se lo avesse fatto a Lui, e viceversa.

Venerdì, 08 Febbraio 2013 21:48

Un progetto collettivo di lavoro e creatività

Siamo nel 1985. Interpellato da un lettore sul tema “giovani”, Pier Vittorio Tondelli – scrittore già noto, in particolare per Rimini, suo terzo romanzo e best seller estivo – risponde dalle colonne di “Linus”, dichiarandosi impreparato a dare un’immagine esaustiva di chi fossero i giovani di allora, cosa passasse loro per la testa o quali interessi potessero coltivare. Ma l’aspetto più sorprendente è che Tondelli rischia tutto, subito: rilancia la partita e chiede ai giovani stessi di raccontarsi. “Under 25” sarà la risposta. Quel “progetto collettivo di lavoro e creatività” che lui ha in mente, sostenuto dalla casa editrice Il Lavoro Editoriale di Ancona (poi Transeuropa) e coadiuvato da editor quali Massimo Canalini, Giorgio Mangani ed Ennio Montanari, è in realtà una mossa intuitiva di promozione culturale giovanile, l’azione che avrebbe riconsegnato, a una generazione intera, la voce in capitolo perduta. Attraverso la scrittura di un racconto, i giovani “scarti generazionali” – come li chiamava Tondelli, riferendosi a quella schiera di ragazzi in fuga dal conformismo – avrebbero così avuto l’opportunità di narrare il proprio presente, senza per forza inondarlo di pregiudizi o inzupparlo di esperienze personali.

Mercoledì, 06 Febbraio 2013 17:55

Breve invettiva contro le nostalgie generazionali

Trovo così stucchevole questo continuo masturbarsi sul com’eravamo, i migliori anni della nostra vita e via dicendo, che ormai da anni saturano i nostri teleschermi, le nostre televite. Nostalgia a buon mercato, ironia in sconto comitiva, narcisismo tre per uno: noi che, noi che, noi che. L’egocentrismo di chi dice sempre io è irritante, ma l’egocentrismo di chi dice noi è patetico: talmente fiacchi da doversi aggrappare a una generazione, qualunque sia, per sentirsi importanti. A rievocare poi chissà quale semplicità di modi, usi, costumi, a rievocare chissà quale ingenuità, fanciullezze perdute, happy days, un tempo dell’oro che non è mai esistito – è solo il riflesso di latta di una memoria scarsa di fantasia, l’invenzione maldestra di chi, non sapendo inventarsi il presente, s’inventa il passato.

Lunedì, 04 Febbraio 2013 11:18

Leggere Thomas Pynchon

Leggere Thomas Pynchon è un’esperienza che non somiglia a nessun’altra. Perdersi nei suoi labirinti linguistici, indovinare la trama dei romanzi, sottilissima striscia di sabbia che corre sinuosa lungo traiettorie imprevedibili disseminate di mille e mille altre storie, seguire le scelte e le decisioni dei personaggi, il loro agire, tra disperato e grottesco, in contesti che del reale hanno la fugace apparenza e del suo contrario un’immaginifica, entusiasmante sostanza, esplorare, pur tra infiniti giochi di specchi, il suo nitido universo etico, condividerne le decise prese di posizione, è qualcosa che richiede ben più che una favorevole predisposizione d’animo o una rocciosa forza di volontà. Perché Pynchon dal lettore pretende cieca fiducia. Scrittore in tutti i sensi monumentale (lo sono i suoi lavori, gli argomenti che affronta, lo è la vastità dei suoi interessi), il geniale romanziere americano senza sosta incanta, affascina, stordisce; la sua scrittura multiforme, priva di punti di riferimento, caratterizzata da una bizzarria che sfiora l’incomprensibile (e in molti casi perfino l’indicibile), senza peraltro mai forzare la parola, il suo senso e la sintassi cui obbedisce, è un azzardo folle, un salto mortale, qualcosa che si può pensare di compiere solo se ci si abbandona, per intero, a colui che ci chiede questo passo.

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle ~ Contrà Busa, 4 ~ 36062 Fontanelle di Conco ~ Tel: +39 0424 427098
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ~ admin ~ login ~ mappa del sito ~ privacy policy