Il Blog di Priamo (182)

Venerdì, 18 Gennaio 2013 07:44

Incontri fraterni

Era una giornata caldissima, con un'afa opprimente ed ero di pessimo umore, irritato dal caldo e dagli insetti.

Oggi, ogni volta che ripenso a quel giorno, immagino che sarebbe stato tutto diverso se la mia Dyane 6 fosse andata in moto subito, come al solito. La storia sarebbe finita lì, dato che, forse, non ci sarebbe stata nessuna storia. Ma invece quella mattina la mia favolosa dea con carburatore completamente revisionato non ne voleva sapere di partire e continuava a tossire in modo secco e stizzoso quasi non ne volesse sapere di portarmi al fresco, lontano dalla città.

Mi sentivo giù di corda, e questo cominciava a rendermi nervoso. Decisi, così, di andarmi a comprare qualcosa da mangiare all'emporio dietro l'isolato.

Alfredo, il negoziante, era un uomo corpulento di mezza età garbato e florido con una grossa faccia a luna piena, capelli lisciati con la brillantina e candidi occhi infantili di un'incredibile tonalità di verde chiarissimo.

Domenica, 13 Gennaio 2013 10:27

A proposito di "Quella solitudine"

Ogni volta che devo prendere un treno scelgo un libro da leggere. Di solito quello che spero si rivelerà un buon libro è anche la mia coperta di Linus: se mi prende, me lo divoro alla stessa velocità di un freccia rossa; se mi annoia, lo uso da scudo, per legittima difesa (se c’è una cosa che odio in viaggio è: “parlare del più e del meno”). Beh, il giorno che ho preso in mano “Quella solitudine” non ho quasi mai guardato il mare, fuori dal finestrino. L’autore mi aveva anticipato: “E’ un romanzo sussurrato”. E allora perché io, più che sussurri, sentivo grida? In meno di cinque ore l’ho divorato, e ho scritto subito un messaggio a Paolo, chiedendogli se per caso avesse già scritto il sequel. O il prequel. Insomma, qualcosa che mi aiutasse a non sentirmi orfana di quello che ancora rimaneva misterioso, oltre quelle pagine.
Nei romanzi c’è chi si appassiona alle trama, chi allo stile, io oscillo, vago alla ricerca di qualcosa che mi scuota. Tanto da coniare il termine IDV, che “non c’azzecca” con il partito del magistrato-contadino, ma indica l’Indice di Voracità. Da cosa è determinato? E’ assolutamente individuale, perché alla fine in un’opera d’arte ciascuno di noi “legge” o “trova” quello di cui, in quel momento, ha più bisogno. Apprezza quello che è più vicino alla sua sensibilità.

(Storia di Magdalena)

“Vengo da tre generazioni di donne, mia nonna, mia bisnonna, e mia trisnonna, rimaste vedove a 35 anni: al tempo del mio bisnonno, la famiglia possedeva un negozio di armi e orologi, le donne l’han trasformato in gioielleria”.
Dove?
“A Villa Maria, a metà strada fra Cordoba e Buenos Aires. Io sono nata lì, nel 1985, di fronte a un fiume, il Rio Tercero”.
Magdalena ha 28 anni. Io a 28 anni presi il mio primo aereo: lei, dopo Villa Maria, ha vissuto a Cordoba, Coral Springs, Roma, Los Angeles, San Francisco, Dublino. A Dublino lavora per Google, in una posizione importante, e ci lavora grazie al fatto d’aver studiato Italiano.

Un giallo filosofico, un thriller psicologico, una partita a scacchi, un perverso gioco di specchi, una riflessione grottesca e amara sulla giustizia, sul suo senso e sulla sua applicazione. A partire dal titolo - Giustizia, che al lettore suona come una pretesa insistita, ostinata, non tanto che si faccia giustizia, ma che si dia giustizia, che possa esserci, cioè, un argine al disordine, alla morte, all’abisso etico dell’uomo - questo splendido (e labirintico) romanzo di Friedrich Dürrenmatt, non la più famosa delle sue opere ma di certo una delle più felici, è un sfida: al raziocinio, alla morale, all’organizzazione sociale di cui ciascuno di noi fa parte e nella quale, pur tra luci e ombre, si riconosce, e alle sue regole. Maestro della tecnica narrativa del mystery (da lui portata a un livello di perfezione ineguagliato), Dürrenmatt, come uno scenografo su un palcoscenico, dà vita ad atmosfere cupe, malate, disegna con precisione estrema paludi dell’animo umano sature di miasmi irrespirabili, e qui, in questi fatiscenti “luoghi dello spirito” (collettivi e individuali), ambienta le sue storie, i suoi intrecci, mette in scena delitti, violenze, turpitudini, realtà dove il numero dei colpevoli supera di gran lunga quello delle vittime.

Sabato, 22 Dicembre 2012 17:39

Un sogno fatto in Sicilia

È naturale che il primo pensiero vada a un ben più celebre Candido, quello di Voltaire. In realtà, il Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia di Leonardo Sciascia ha in comune con lo scritto del filosofo francese solo l'analogia con alcuni personaggi, la struttura del testo - con ciascun capitolo preceduto da un paio di righe riassuntive -, la marcata ironia e il forte spirito anticlericale.
Montesquieu sosteneva che un'opera originale ne fa quasi sempre nascere cinque o seicento altre, «queste servendosi della prima all'incirca come i geometri si servono delle loro formule». Lo scrittore siciliano è piuttosto scettico rispetto ai risultati raggiunti con il suo libro, nonostante egli abbia tentato di mantenere una sorta di “velocità” e “leggerezza” nel suo romanzo. Tentativo assai arduo, poiché come egli afferma «greve è il nostro tempo», e grevi sono gli argomenti di cui si parla.

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle ~ Contrà Busa, 4 ~ 36062 Fontanelle di Conco ~ Tel: +39 0424 427098
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ~ admin ~ login ~ mappa del sito ~ privacy policy