Il Blog di Priamo (182)

Venerdì, 14 Dicembre 2012 07:53

La prima pulsazione di Lolita

Anche se Vladimir Nabokov ha definito L'incantatore (Adelphi, 2011) il «primo, piccolo palpito» di Lolita, sarebbe sbagliato considerare questo scritto come un mero esperimento, una semplice prova antecedente il romanzo sulla ninfetta più famosa della letteratura. Se da una parte L'incantatore è una sorta di scheletro dell'opera del 1955 (certo molto più breve ed essenziale, in cui però è già possibile intravedere un progetto più complesso), dall'altra la struttura del racconto è tale da poter sussistere in completa autonomia. Sono presenti la nota cura di Nabokov per il particolare (che in testi come Ada o Ardore raggiunge punte di massima espressione), oltre che la tendenza dell'autore a raccontare una storia seguendo una precisa logica deterministica: sin dalle prime pagine, infatti, gli eventi sono presentati in maniera tale per cui a delle azioni seguiranno delle ovvie conseguenze.

Giovedì, 13 Dicembre 2012 08:22

La velocità e il ghiaccio sottile

Emanuele mi segnala il sito di Priamo – dai un occhio, dimmi che ne pensi - mi ha detto, ed ecco che, curioso, sono andato a vedere. Ho letto il manifesto: il chi siamo, il cosa vogliamo dei fondatori di Priamo, e ho trovato qualcosa di più di un elenco per sottrazione.
“Manifesto”: le parole aprono interi mondi. Per un attimo la mia mente corre al passato e pensa a tutto quello che la parola “manifesto” è capace di evocare, e sono tante le immagini, i significati che nel tempo questa parola ha assunto che viene da lasciarsi rapire. Ma nel manifesto di Priamo si parla di libri, libri nel senso di letteratura, e allora mi è tornato il pensiero fondante. È la letteratura che nutre le radici del pensiero umano, che gli dà forma, coerenza, struttura, senso. È la letteratura che ci dice chi siamo. Lei sola, attraverso la parola scritta, ci svela a noi stessi.

Mercoledì, 12 Dicembre 2012 09:50

L'eterno ritorno del dolore

È difficile pensare che la guerra abbia le sue abitudini che, proprio come la vita di ognuno di noi, si consumi nella routine, nella noia, nell’indifferente, automatica reiterazione di gesti, comportamenti, doveri da assolvere, corvée assegnate da portare a termine. Eppure è proprio così ed è forse questo l’aspetto più terrificante: la sua normalità. Non la tragedia incomprensibile dello scontro, il selvaggio crepitare delle armi, lo sconvolgimento psicofisico causato dai bombardamenti di obici e mortai, gli assalti feroci e disperati, i corpi mutilati, l’odio indotto per un nemico che in realtà non si conosce (e che dunque non si ha alcun motivo di odiare); non la folle paura di morire - che in realtà è la più limpida espressione della voglia di vivere - né la sete di sangue, né la presa di coscienza che uccidere, annientare, è un istinto naturale dell’essere umano; quel che rende la guerra la più infernale delle esperienze è la sua ripetitività, perché a riproporsi è l’ordinario, non l’eccezione.
Nel suo splendido, lacerante Matterhorn, romanzo sulla guerra del Vietnam, Karl Marlantes, giovane laureato di Yale arruolatosi nel corpo dei marines nel 1968 e spedito al fronte, non lontano dal confine con il Laos, a combattere contro l’esercito nordvietnamita, racconta quel che ha vissuto concentrandosi proprio sull’assurdo paradosso che è poi la verità ultima del conflitto: la “banalità” del suo procedere.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 21:37

Senza memoria (non versi, ma righe corte)

Il 22 settembre scorso è mancato il pittore cesenate Pier Paolo Pollini, un artista che ha fatto dell'inquietudinedel cuore umano in perenne lotta i caratteri dominanti della sua opera.
Pier Paolo Pollini iniziò a esporre nel 1966, rivelando subito un grande talento attraverso una pittura particolarmente intensa ricca di significati e ardente di visioni. Come lui stesso chiarisce: “... fin dal principio ho voluto dare forma a ciò che forma non ha, sentendo nel mio profondo l'anelito ad atmosfere e spazi irraggiungibili, trasfigurati da luci e colori infattibili all'uomo...”
Bruno Pompili lo ricorda con questi versi inediti simili a stoffe porose o a nuvole improvvisamente percorse dal vento e dal sole che si lasciano attraversare, intridere, irradiare dalle luci e dalle ombre della terra.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 00:00

Un anno sull'Altipiano

Ho scelto di rileggere Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, un libro di memorie sul primo conflitto mondiale che occupa un posto del tutto particolare tra le opere che raccontano e rendono comprensibile la nascita dell’Italia unita.
Libro grandioso e crudele, in certi punti difficile da sopportare. Una testimonianza necessaria sul coraggio dei soldati e sull’impietoso distacco di chi li comandava. Una memoria autorevole sulla prima guerra mondiale, che rappresentò per gli italiani, da appena mezzo secolo riuniti in nazione, un momento forte di ulteriore unificazione e di acquisizione di una identità nazionale.

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