Il Blog di Priamo (182)

Martedì, 16 Settembre 2014 00:00

Una riflessione di Dick Moby

Non lo sapevo. E non me l’hanno detto.
Così ho dovuto imparare da sola.
Li ho sentiti gli sguardi del mio branco, che volevano capire come me la cavavo, e se ci lasciavo un pezzo di muso o di coda, o tutto. Da allora non sarei più rimasta con loro, se non per una convenienza momentanea, e fingendo di non aver capito che mi sopportavano appena. Se non c’ero era meglio per tutti. Ma non andava così per me, in quel tempo.
D’accordo, ero bianca; e lo sono ancora. E poi, bianca per modo di dire. Un colore così, come certe scogliere, alte, che a volte brillano al sole, e altrove sono piatte, un opaco variare della terra, come di una sabbia forse.

Giovedì, 11 Settembre 2014 00:00

Via Dante

viadanteLei stava tutte le sere al solito posto: una vietta che taglia trasversalmente due delle arterie principali di questa città, media nelle dimensioni, anche se anomala come storia e carattere, rispetto al serioso e operoso nordest.
Ogni sera, imperterrita e puntuale come una sentinella, occupava fieramente  quella strada, lunga solo trecento metri, assieme a poche altre sue coetanee.
Il mercato con cui dovevano concorrere era talmente sproporzionato a loro sfavore, da suscitare quantomeno curiosità.
A quella stessa ora, in varie zone della città, ragazze di ogni razza e colore operavano i saldi per l’intera stagione, ostentando argomenti ben più appetibili e convincenti.
Non poteva sfuggire al suo occhio, così curioso e professionalmente allenato a scovare storie, un così appariscente contrasto.
Decise di studiare con attenzione quel fenomeno per comprenderne i segreti; doveva esisterne uno, recondito ma plausibile, da giustificare lunghe e solitarie attese e continui passaggi di gente che si rivolgeva a loro con espressioni sarcastiche.

Lunedì, 08 Settembre 2014 00:00

Due treni perduti

Due treni perduti. Inediti. Sono stati “fermati” dopo la pubblicazione del volume di Bruno Pompili, Treni. Altri treni, Bari, Crav - B.A.Graphis, 2002, che si era offerto come punto di raccolta di voci nelle stazioni, orali-scritte, collegate al tempo e allo spazio del viaggiatore, e dunque alterate dalla sua presenza, fino al non-senso.

Venerdì, 22 Agosto 2014 00:00

Equilibri

Appunto sul diario:

Ci sono tracce che si devono seguire, bisogni che si devono soddisfare.
Ci sono intuizioni che indicano la verità senza spiegarla.
Ci sono attimi in cui il tempo è quello giusto.
Ci sono momenti della vita in cui si deve accettare tutto.

Il tragitto è Piazzale Roma-Campo San Giovanni e Paolo.
Ho tanto tempo ormai: anche se questo è solo un concetto, e non mi appartiene più.
Sento di subirlo.
Non riesco più a raccontarlo.
Vivo in un conto alla rovescia.

Ricordate quando il giovane Holden Caufield dice di come sarebbe bello mettere giù il libro che si sta leggendo e telefonare all’autore?
È l’impulso che mi ha condotto a interrompere il piacere (pur crescente e beato) della lettura di Canone inverso (Mondadori, Milano, 1996) e scendere qui a scrivere: non conosco Maurensig, non ho idea se sia reperibile o se voglia esser reperibile, fatto sta che ho l’urgenza di dirgli “grazie,” stringergli la mano, manifestargli la mia ammirazione.
Ora, per me l’ammirazione è un sentimento raro, e reca in sé la necessità di palesarlo, quasi non riuscissi a serbarlo in me: ha a che fare con uno slancio di gioia, non è dissimile da un impeto d’amore, è difficile tenerselo dentro, anche se si dovrebbe, come tutte le cose intime.
Ma è davvero inusuale che io, leggendo, avverta questa ammirazione. L’ammirazione per il potere dell’immaginazione. Per l’intelligenza umana che si rende capace di inventare, architettare, sorprendere, e danzare. Creare bellezza. L’ammirazione per la grandezza.

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