Il Blog di Priamo (182)

Venerdì, 22 Agosto 2014 00:00

Equilibri

Appunto sul diario:

Ci sono tracce che si devono seguire, bisogni che si devono soddisfare.
Ci sono intuizioni che indicano la verità senza spiegarla.
Ci sono attimi in cui il tempo è quello giusto.
Ci sono momenti della vita in cui si deve accettare tutto.

Il tragitto è Piazzale Roma-Campo San Giovanni e Paolo.
Ho tanto tempo ormai: anche se questo è solo un concetto, e non mi appartiene più.
Sento di subirlo.
Non riesco più a raccontarlo.
Vivo in un conto alla rovescia.

Ricordate quando il giovane Holden Caufield dice di come sarebbe bello mettere giù il libro che si sta leggendo e telefonare all’autore?
È l’impulso che mi ha condotto a interrompere il piacere (pur crescente e beato) della lettura di Canone inverso (Mondadori, Milano, 1996) e scendere qui a scrivere: non conosco Maurensig, non ho idea se sia reperibile o se voglia esser reperibile, fatto sta che ho l’urgenza di dirgli “grazie,” stringergli la mano, manifestargli la mia ammirazione.
Ora, per me l’ammirazione è un sentimento raro, e reca in sé la necessità di palesarlo, quasi non riuscissi a serbarlo in me: ha a che fare con uno slancio di gioia, non è dissimile da un impeto d’amore, è difficile tenerselo dentro, anche se si dovrebbe, come tutte le cose intime.
Ma è davvero inusuale che io, leggendo, avverta questa ammirazione. L’ammirazione per il potere dell’immaginazione. Per l’intelligenza umana che si rende capace di inventare, architettare, sorprendere, e danzare. Creare bellezza. L’ammirazione per la grandezza.

Martedì, 29 Luglio 2014 00:00

Dogo Villalta

Un bel nome, sì: per chi lo vedeva da fuori o veniva da lontano. Nel paese, non si chiedevano tante cose: come perché cosa, a volte quando. Si era sempre chiamato così, e basta.
Poteva avere tutti i difetti che uno vuole, ma su di una cosa erano tutti d’accordo, come se sapessero veramente solo quella. La gentilezza.
Diceva buongiorno a tutti, passando o incrociando con la sua bicicletta. Qualcuno era così sorpreso che non faceva in tempo a rispondere. La volta dopo sarebbe stato più attento, ma ci cascava egualmente: Dogo Villalta era così rapido che ti metteva sempre sotto scacco, quando non te l’aspettavi era già passato oltre. E non sembrava. Dovevi imparare ad anticiparlo.
Il dubbio poi cominciò a girare. Era importante, e significativo, era garanzia di autenticità, vera bonomia, dire buongiorno a tutti? O non era piuttosto un vezzo: distinguersi; gli era forse necessario; o alla fine era un far pesare su dei normali paesani la sua superiorità. Il dubbio girava poco, ma girava. Per la maggior parte della gente il problema non c’era proprio: come arrivare anche solo a pensarlo. Chi ci faceva veramente caso, adesso. E dov’era il tempo.
Al limite, potevi non rispondere. C’era altro a cui stare attenti: problemi veri; quelli che non hanno soluzione.

Sabato, 26 Luglio 2014 00:00

Buchi

Buio. Un scintilla d’acqua. Poi un’altra. Tre gocce, quattro gocce. Una crepa. Si allarga, lascia passare, un fruscio, una catenella, una cascata. Mi porta, sono fradicio, cado. E sbatto. Fa freddo. Apro gli occhi.
Buio. Lentamente lo sfarfallio della vista comincia a percepire. Chiazze acide di luce debole si allargano e si restringono come cera in una lampada; con un tondo scoppio metallico si condensano in forme visibili ma non riconoscibili. Una strada, mai percorsa. Un passaggio, mai aperto. Una dimensione, che non governo. I battiti nel petto vanno in risonanza con un suono lontano; la gola si chiude man mano che un calore, greve, si avvicina alla pelle. Bagnata. Brevi scoppi di forme illuminano stralci di pareti. Lo sento, il soffio, pesante e umido. Si avvicina. Mi alzo, in piedi. I piedi, nella melma. Il calore, che arriva. Uno scoppio. Illumina un volto. Sembra il mio, ma è deforme: crudele. Ho paura. Uno sforzo. Stacco i piedi, un passo, poi un altro. Cerco, come sempre. Un passaggio, che mi salvi. Un buco, che mi risucchi. Lo  vedo, poi lo tocco. Ecco, quello che devo fare. Per scappare, di nuovo. Appare, tra le brevi luci. Con le mani, lo tocco.

Giovedì, 17 Luglio 2014 00:00

Dubbi

Ansimo, respiro caotico, buio, luci e flash, rumore, urla.
Calmo!, devo stare calmo, calmo; tranquillo, tornare in me: torna in te, torna a te, mi dico.
Dura poco, sempre meno.
Respiri profondi, col diaframma… inspira, espira… inspira, respira.
Sì, è passato.
Potrei quasi dire, volendo, osando, di essere fortunato; dopo solo un anno sto quasi bene; o almeno non troppo male: non capita più tutte le notti; ormai, una o due a settimana.
Sì, ok, è passato!

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