Il Blog di Priamo (182)

Giovedì, 29 Maggio 2014 00:00

Una tenera compassione

Quando arrivo alla mattina, proprio davanti alla porta, mi ritrovo a pensare: “suono il campanello o uso le chiavi? In fin dei conti è casa loro.”.
Poi tiro fuori le chiavi con un gesto meccanico, apro, salgo le scale, entro in appartamento.
Prima della cucina, ci sono sei porte: quattro camere e due bagni.
Dietro ogni porta, dentro ogni camera, una storia.
Ogni storia, una giovane donna.
Ogni giovane donna, ha la possibilità di chiudere la porta e provare ad abitare la propria esistenza, dopo aver convissuto con obblighi e costrizioni decise da altri.
Questo conduce alla libertà, alla solitudine, alla novità di entrambe queste forme astratte, e alla potenzialità di trasformarle in scelte concrete.
Ma ci vuole tempo per giostrarsi tra astrazione e concretezza, per capire che la vita è la nostra, e che possederla include una serie di diritti e di doveri, codificati da altri.
“Da dove si comincia con queste ragazze?, mi chiedo; parlane con loro, mi rispondo.”

John Besançon era uno scrittore – ah! Scriveva raccontini esili esili, raccontinini, cose sciape e scolorite, ma scolorite apposta, moscerini spiaccicati sul parabrezza – fotogrammi di vita vissuta, li chiamava lui. Era un botoletto con ciuffi disordinati in testa, una testa simile a una grossa patata dolce, di quelle che si mangiano a Thanksgiving, grassotto e triste, con bellissimi occhi blu cielo, untuoso e inevitabilmente incline a leccare il culo. Un aspetto patologico. Leccava il culo a tutti, persino a me. Ma attenzione, non era un leccaculo qualsiasi. A questo punto vorrei riportare l’analisi che mi presentò una sera la grassona, in un postribolo di un villaggio sperduto nel cuore dei Caraibi. La grassona sul vassallaggio e lo sfruttamento dei leccaculo vi aveva costruito una carriera e, secondo gli studi della grassona, vi sono quattro categorie di leccaculi:

Giovedì, 08 Maggio 2014 00:00

Il cianciare mi è insopportabile

Inizio dalla fine.
Nordest. Autostrada, 22 circa. Piove poco e basta mettere i tergicristalli a intermittenza.
L'auto è il mio spazio nel mondo, il mio involucro climatizzato, il mio riparo.
La radio trasmette la musica e i commenti di un reality musicale, una parentesi tesa alla distrazione, allo stare al mondo senza sentirne il peso, senza soppesarne la leggerezza.
Sto tornando a casa dopo la serata dedicata a David Maria Turoldo, e il cianciare mi è insopportabile.
Ci sono momenti in cui ciò che è, si distacca da ciò che è rappresentazione, messinscena, simulacro.
David Maria Turoldo stasera mi ha riportato a ciò che è essenza. E quello che non lo è, è superfluo. Il posto è in centro a Vicenza, aula francescana della chiesa di San Lorenzo. Lateralmente si accede alla saletta dell'evento, passando per il chiostro, che trasmette una quiete monacale.

“Mi ricordo mio padre in cucina, abbracciato alla radio che annuncia la tragedia di Superga: fu l’unica volta che lo vidi piangere”. È il 4 maggio 1949, Pier Luigi Biasetti ha otto anni, siamo nella Torino del Grande Torino, una delle squadre più forti di tutti i tempi. In un un pomeriggio piovoso, il velivolo che riporta indietro la squadra da una trasferta portoghese si schianta sulla collina di Superga.
“Anche mio padre, come tutti i Torinesi, andò in pellegrinaggio a Superga, tornando indietro con un pezzo d’aereo avvolto in un nastro granata”.
Pier Luigi Biasetti – “Pigi” – classe 1941, è un uomo alto e ancora bello, ha avuto una carriera dirigenziale di alto rango, ha viaggiato, guadagnato, conosciuto personaggi che son passati alla storia, ma nella voce e negli occhi intatta è la tenerezza a ricordare quei momenti.

Lunedì, 05 Maggio 2014 00:00

Vecchi tempi di oggi

Pubblichiamo con piacere una poesia di Pier Luigi Biasetti: un intenso e delicato ritratto degli anni '40. Pier Luigi Biasetti sarà il protagonista della prossima puntata di Diario di un Insegnante d'Italiano ai Tropici di Emanuele Pettener.

Vecchi tempi di oggi

Balconi arrugginiti,
panni stesi.
Muri ammuffiti
coperti di terra.
Cortili di pietre
con ciuffi d’erba.
Lavandini scuri
e screpolati.

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