Il Blog di Priamo (182)

Venerdì, 04 Aprile 2014 00:00

Dodici carte di richiamo

Ha dei profondi occhi accesi e il suo tedesco è dolce e molto basso, come se nulla di quanto gli accade intorno possa turbarlo. Mi racconta di come la guerra sia una strada di guai "perché uccide sempre qualcosa dentro le persone".
E' un reduce. Uno degli ultimi, pare. Si chiama Josef Hofer, è di San Pancrazio in Val d'Ultimo. Ha combattuto per l'Impero. E' stato chiamato a fare la guerra il primo di Agosto del 1914.

Quel giorno ero a far baita e tutti badavamo più che altro alla fienagione... Mai avrei pensato che qualcuno di importante venisse a chiamare me che ero ancora un ragazzo. Era un messo della gendarmeria regia... Era vestito talmente bene che pensai ci fosse in corso una parata o qualcosa del genere. Aveva le dodici carte di richiamo destinate a me e ad altri undici. I dodici apostoli dalle dodici carte ci chiamarono un giorno.... Qualche ora dopo fu proclamata la mobilitazione generale dai ventuno ai quarantadue anni. Tutti sentimmo una grande commozione e presagimmo che di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa di importante, la più grande guerra dall’origine dei tempi.

Lunedì, 31 Marzo 2014 00:00

Nulla, solo la notte

Arthur Maxley è un ragazzo strano, complesso. È difficile capire quando è cosciente e i momenti in cui è perso nelle sue ossessioni. Sappiamo che fa parte della ricca borghesia americana. Il padre è un uomo d'affari sempre in giro per il mondo, con cui il ragazzo non ha un buon rapporto, entrambi vittime di imbarazzi, silenzi, qualcosa che li allontana e che drammaticamente, nello stesso tempo, li avvicina. Per capire il protagonista forse è necessario proprio metterlo in relazione ai tre principali personaggi del romanzo: l'amico omosessuale, che gli chiede un prestito per comprare una macchina tipografica e dedicarsi così alla stampa di materiale poetico, il padre stesso e una donna, Claire.

Giovedì, 20 Marzo 2014 00:00

Mulino Cento sul Savio

C’era qualche confusione sul Figlio di Dio. Ogni tanto passava a torso nudo, tenendo camicia e giacca dentro un arco del braccio appoggiato a pugno chiuso sul fianco. Un passo lungo, veloce senza essere rapido. Macinava strada in modo incredibile. La stessa mattina qualcuno lo vedeva — e capitava che lo dicesse — in altri posti, lontanissimi di lì.
Capelli biondicci, forse rossi, e radi, tagliati a spazzola: allora si diceva “all’umberta”. Non si guardava mai intorno; con quella meta fissa che aveva negli occhi. Non si era mai fermato a chiedere un bicchiere d’acqua, o ad alzare da solo il secchio dal pozzo. Un giorno arrivò la Tina, lì dove giocavano i bambini, gridando che era passato, e che aveva una borraccia. Tutti la guardarono, senza rispondere, e lei se ne andò.

Domenica, 16 Marzo 2014 00:00

Dentro i confini di Milano

Dentro i confini di Milano ci sono varie città.
Hanno limiti invisibili, segnati dai ricordi.
Certi tram sfiorano appena i loro perimetri, come la 61 che passa vicino a viale Montello.
Fra queste città ci sono zone neutre, che per il solo fatto di essere attraversate ogni giorno si stanno a loro volta riempiendo di ricordo.
Le mie città sono tre.
Quella del centro, in cui ho abitato nei primissimi tempi.
Quella a nord-ovest, dove abito ora.

Venerdì, 28 Febbraio 2014 08:05

La perfetta felicità

Un sabato mattina, mentre stavo per prendere la strada dei boschi, incontrai un vecchio signore con un paio di fitti baffi grigi e soffici capelli brizzolati. Mi chiese se conoscevo un agricoltore di origine tedesca che allevava capre e gli risposi che sapevo solo di un altoatesino con un caratteraccio e un piccolo allevamento di tacchini, ma di capre neanche l'ombra.
“Forse avrà venduto la casa...", osservò l'uomo con aria pensosa.
"Sono sicuro abitasse da queste parti, ma, si sa, gli anni passano...", disse ancora. Alzò le spalle e si incamminò verso l'auto con passo rigido.
Mentre guardavo quella sua strana andatura mi venne in mente che a casa mia, in primavera, ingrassavamo i piccoli delle capre per mangiarli. Solo che quando erano abbastanza grandi, ci affezionavamo e, assieme ai miei fratelli, pregavo mio padre di non ucciderli. Piangevamo e facevamo promesse, ma, niente da fare, lui  li faceva fuori tutte le volte.

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