Super User

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Mercoledì, 24 Agosto 2016 09:45

L’imprecisione dei numeri



Siamo cresciuti, quasi tutti immagino, con la pressione nelle orecchie di alcune verità inconfutabili, direi: tendenzialmente.
«I numeri non mentono.» «Torniamo ai numeri.» Frasi dominate da una superba quanto terrorizzante: «La matematica non è un’opinione».
Sarà colpa di un ingrassamento fuori controllo se quei vestiti mi sono sempre venuti stretti? Eppure ero già così magro.
Mi pare che ci sia una tale fiducia nei detti numeri che mai e poi mai ci viene in mente, per vecchio istinto magari, di sbirciare se per caso qualcosa non vada alla perfezione. Li crediamo subito, diamo fiducia al volo.
Certo il numero è il numero, però c’è una vendetta, piccola e sorridente, quando si dice «Quello sì che ha dei numeri». «Ha fatto un gran numero.» Un atleta. «Ha finito il suo numero fra gli applausi.» Un comico.

Sabato, 20 Agosto 2016 09:00

Michael K. Gause

Michael K. Gause has taught German, sold men's clothes, roasted coffee, and stocked diapers at midnight. He is the creator of two chapbooks, a sputtering salon, and co-creator of a wonderful boy named Liam. He lives, laughs, and loves in Minnesota.

Giovedì, 18 Agosto 2016 09:32

These things happen



I said it out loud, as though I were passing along common sense sage wisdom to my ten-year old. But, as I heard the words, they sounded strange, wrong and dismissive in the way that phrase has always reached us.
But that’s what went through my head, reading Keeper of the Moon, a southern memoir, on the train to work. I read of Michael, Bill’s fecklessly wayward son, and I had to smile, though it stung old and sharp. At the station stop I looked out of the window. A chain link fence, inches from a door on an old brownstone. Something from Escher, it looked impossible to enter or exit the building there, and it looked as though no one had for years. These things happen, I thought. Buildings are constructed, lives enter and leave inside them. Sons rocked and put to bed and the chills find them through the cracks.  Sons, raised in the ways a father hopes are still good and right, still usable in a world no longer understood. Michael, the shy one, not imbued like his father with a silver tongue and a head that meant business. Michael retreats, or tries to, but the town is smaller than the forests he wanders after school, and we all come to learn that you can’t hide forever.

Mercoledì, 17 Agosto 2016 15:47

Dissecting Blackbirds



So far I do not like Blackbirds by Raymond Carver. It is one of his later stories, and I don't think I'm strong enough. I want to like it, but its center of gravity is elsewhere in comparison to the style he had built to this point. Yes, a lack of strength. Thin genes are to blame. Nights of sleep when there should have been words. I never grew big, not big enough. I was stronger in college. With a meal card and a 24-hour gym, I could bench press Kafka and curl Dostoevskij at the drop of a hat. It helped to have no social life. I was thick with it. I could feel the blood coursing through, especially in summer when classmates have you flexing against the weight of better judgment. My arms were brown. I slept well at night. I wrote letters to myself in a foreign hand.

Right off the bat, the guy doesn't think it's her handwriting. It is a letter that has been slipped under the door of his study. The setup is good. Mystery in the familiar home. What's not to like? He pauses to venture down a side narrative about his memory, filling some lines and questioning the questionability his own narration. He lapses into an inner monologue fans of Carver recognize, only to return to the present and begin to transform the simple act of receiving a letter into a muted psychological thriller. Returning to confusing letter, and a noise down the hall, his house - this place of comfort and a buttress against the outside world - is suddenly a place not entirely known, a distrusted other. All the lights are on, but soft, subtle noises are slowly transfiguring it from a place of solace to a reluctant funhouse, something he must confront. But too soon the jig is up, and we see the letter is, indeed, of his wife's hand. Like the protagonist, I am distraught as the story strays further from me, soon just outside my reach and pledging never to return. It is of no use, I fear. Like his wife, it has decided and is already walking away. I want to stop it, but I am not strong enough. If I could only call on others to help.



L’autoradio gli comunicò che quel giorno sarebbe più o meno sempre piovuto, ma che poi, dopo uno o due giorni, sarebbe arrivato il caldo. Un caldo improvviso, che avrebbe colpito come uno schiaffo, dopo due settimane di “freddo anomalo”. Così disse il meteorologo.
Il rumore delle spazzole coprì qualche frammento di parola e procedette a ritmo cadenzato a fare il suo dovere. Il cielo era grigio; una particolare sfumatura di grigio, che lo riportò costantemente, con il pensiero, alla mèta che quel giorno, primo di maggio, aveva deciso di raggiungere.
Sentiva una strana mescolanza di stanchezza, inquietudine e eccitazione. La notte aveva dormito poco; o forse male: gli pareva di essere stato sveglio, ma la sveglia segnava le sette e trentasette, smentendolo. Si ricordava di aver sognato, ma gli veniva in mente solo un frammento: un pezzetto di quello che, ne era certo, poteva essere stato un sogno complesso e articolato.

Sabato, 11 Giugno 2016 20:45

Gianmarino Battaglia



«È arrivata! È arrivata la lettera del grillo!»
«La lettera del grillo! La lettera del grillo!»
«Apritela, cosa aspettate, apritela!»
«Presto!»

Esimi colleghi, stimati amici,
vi saluto con affetto.
La vostra missiva mi ha raggiunto in queste isole tropicali dove approdai, tre anni or sono, in cerca di tranquillità.
Voi riaprite una questione che detti per chiusa il giorno stesso in cui partii.
Non posso nascondervi quanto il rievocare quella vicenda, che tanto mise a dura prova la mia integrità professionale, la mia dignità sociale, il mio orgoglio, turbi, ancor oggi, il mio animo.
Poiché me lo chiedete, amici, e in buona fede, non mi asterrò dall'accontentarvi e, attenendomi ai fatti, narrerò ogni cosa.
Vi prego di accontentarvi di queste ultime mie parole.

Martedì, 24 Maggio 2016 16:22

Impavido



Mentre si trovava a bordo di un'auto della Gestapo, tra le vie di Parigi, con uno sgherro alla sua destra, una alla sua sinistra e un terzo davanti accanto al guidatore, Robert Benoist, stendendo le braccia dietro i due tedeschi, fingendo di concedere loro maggior spazio, riuscì a raggiungere le cinghie di cuoio che permettevano di manovrare le maniglie delle portiere. Mentre l'auto stava imboccando Rue Richelieu, Benoist tirò improvvisamente le due cinghiette e le portiere si spalancarono e i vetri dei finestrini volarono in pezzi; l'autista frenò bruscamente e le due guardie vennero proiettate violentemente in avanti.
Saltando sul corpo di uno dei due tedeschi, Benoist disparve correndo nel mezzo di una folla sorpresa e attonita. Ce l'aveva fatta ancora una volta!

Mercoledì, 04 Maggio 2016 08:57

Non sempre la poesia è consolatrice



Mamma

Già da una settimana penso
sempre e solo a mia madre, e a tratti indugio.
Con una cesta scricchiolante in grembo
frettolosa saliva in soffitta.

Ero ancora sincero a quel tempo,
strepitavo, pestavo i piedi:
lasciasse agli altri il bucato rigonfio,
portasse me in soffitta!

Salì, stese il bucato silenziosa,
senza sgridarmi, e neppure guardarmi:
la biancheria luminosa, frusciante
ruotava, volteggiava nell'aria.

Mercoledì, 04 Maggio 2016 07:39

Giuseppe Braga intervistato per Flatlandia

Una bella intervista di Monica Winters a Giuseppe Braga per Flatlandia, la trasmissione dedicata a libri e letture di Radio Onda d'Urto.
Un libro "che non si può definire romanzo, ma narrazione". Una narrazione dal tratto leggero, lieve, in certi punti anche ironico".
"Diciamo che io sono uno che scrive le cose che gli capitano..."

http://flatlandia.radiondadurto.org/files/2016/05/GiuseppeBraga-RicordatideiFiori.mp3



Giovedì, 28 Aprile 2016 09:52

Quel parlare vibra ancora oggi



Ponte dell'Accademia, 30123 Venezia.

Stamattina avevo una riunione di lavoro, l'autobus era in orario, per cui ho fatto un bel giro a piedi. C'è stato un tempo in cui si passava di qua con alcuni famigliari che non ci sono più, e insieme si parlava di meraviglia — non era certo l'unico; anzi, spesso l'argomento era il contrario —.

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