Lunedì, 04 Novembre 2013 09:54

Tempo parallelo

Mi sembrerebbe di fare torto a Paolo Gerbella, io che non ho velleità da critico musicale (ho i miei gusti), se mi limitassi a parlare del suo nuovo cd Tempo parallelo, senza dire qualcosa che so di lui: da scrittore talvolta mi permetto di parlare di libri muovendomi con minor apprensione, territorio del diavolo che mi è naturalmente più familiare, ma nell’ambito della musica mi affido alla competenza istintiva del mio orecchio e anche al cuore.
Dunque, date le circostanze, mi sembra necessario (proprio necessario) descrivere il nuovo lavoro di Gerbella, raffrontandolo a ciò che conosco della sua biografia, di cui si è nutrito Tempo Parallelo: la vita privata di Gerbella si intesse d’arte, così come può succedere alle piante che crescono in obbligata simbiosi.

Paolo Gerbella vive da artista, ha rinunciato a sussistere abbandonando una comoda carriera professionale, per ritirarsi e inseguire la sua vocazione: era una questione indiscutibile e si è lasciato andare sul trapezio senza rete…
Questo artista, qui cantautore nel senso migliore della tradizione genovese, può nutrirsi soltanto di parole e di note: parole come nei suoi libri, nel suo blog ove riflette ossessivamente sul senso di esistere, note come espressione di un’anima che qualsiasi lingua non riesce ancora, né mai potrà esprimere abbastanza.

Da questa coerenza magica e a volte spaventosa è scaturito Tempo parallelo: sono suoni lontani, voci, strade che non conosci eppure da percorrere, senza sapere dove porteranno, misteri che accompagnano il viaggiatore provvisorio che sta dentro di noi. Paolo Gerbella, con musicalità soffusa, insinua il proprio diario di parole pensate tra echi romantiche, ma senza parvenza di mielose rime baciate: un violino sottolinea la sensibilità in struggenti risonanze (e avvicinano al presentimento di certa musica irlandese intrisa di vento, o balcanica). Un pianoforte accompagna e scandisce le intuizioni poetiche: una chitarra elettrica suonata con energia da una donna, a marcare l’impeto urgente, sfonda e si impone sulla voce. Voce che per pudore si rivolge al pubblico sempre controllata e soave e cristallina, mai retorica.

Queste canzoni sono inesorabili come un dialogo davanti ad un bicchiere di vino, a tarda notte, tra due amici che si conoscono bene e non si possono mentire: sono un bilancio mai chiuso e portano con sé il prezzo dell’esperienza in chiaroscuro.
Tempo parallelo non è un cd che si può ascoltare e capire in una sola volta, come avviene per certi prodotti fast food: le parole sono tutte da ascoltare. Appaiono e si svelano a poco a poco le bellezze in certe esecuzioni del tutto suggestive, di cui Notturno - secondo il mio gusto - rappresenta in qualche modo la sintesi e l’esito più felice di un “lavoro” che non è proprio un lavoro, ma manifestazione sincera di umanità, al pari di una rivelazione.

(di Roberto Masiero)

 

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