Giovedì, 29 Novembre 2012 14:25

Una parola-tema

Molti studi si sono limitati a vedere nell’Anabasi un minuzioso diario di guerra, la cronaca della ritirata dei diecimila mercenari greci assoldati da Ciro il giovane.

In effetti Senofonte va al di là di quelli che erano i problemi militari o logistici, fermandosi sovente a esaminare tutti gli aspetti etnografici delle genti che incontra.
Anabasi per Elio Vittorini è una sorta di parola-tema.
Nel 1953, in un «risvolto» de Il sergente della neve. Ricordi della ritirata di Russia di Mario Rigoni Stern, Elio Vittorini scriveva: «Una piccola Anabasi dialettale, la definiremmo.»
Italo Calvino, nella sua prefazione all’Anabasi di Senofonte, mette in evidenza come quest’opera sia particolarmente vicina (per spirito e capacità di attivare, attraverso la narrazione, non solo la potenza delle testimonianze di eventi accaduti, ma le percezioni e le sensazioni dei partecipanti, dei luoghi e degli spazi) a quella di Mario Rigoni Stern (soprattutto per un effetto di rimotivazione e di ritualizzazione, nonché di costruzione di un codice morale). 

Scrive Calvino (Introduzione a Senofonte, 1969, pp. 7-8) che "come scrittore di azione Senofonte è esemplare; se lo confrontiamo con l’autore contemporaneo che più gli corrisponde – il colonnello Lawrence – vediamo come la maestria dell’inglese consiste nel sospendere come sottinteso all’esattezza tutta fatti della prosa un alone di meraviglia estetica ed etica attorno alle vicende e alle immagini; nel greco no, l’esattezza e la secchezza non sottintendono nulla: le dure verità del soldato non vogliono esser altro che le dure verità del soldato.
 C’è sì un pathos dell’Anabasi: è l’ansia del ritorno, lo sgomento del paese straniero, lo sforzo di non disperdersi perché ancora finché sono insieme essi portano in qualche modo con sé la patria.

Questa lotta per il ritorno di un esercito condotto alla sconfitta in una guerra non sua e abbandonato a se stesso, questo combattere ormai solo per aprirsi una via di scampo contro ex alleati, ed ex nemici, tutto questo avvicina l’Anabasi a un filone di nostre letture recenti: i libri di memorie sulla ritirata di Russia degli alpini italiani. Non è una scoperta di oggi: nel 1953 Elio Vittorini, presentando quello che doveva restare nel genere un libro esemplare, Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern lo definiva piccola anabasi dialettale. E difatti, i capitoli di ritirata nella neve dell’Anabasi (…) sono ricchi di episodi che potrebbero essere scambiati di peso con quelli del Sergente.

Calvino non sta solo sottolineando somiglianze di configurazioni tematiche o di circostanza, ma intende evidenziare proprio l’importanza delle forme dello stile di discorso.

 

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