Venerdì, 31 Ottobre 2014 00:00

Anne Frank, adolescenza in soffitta

Al solo nominare Anne Frank, sorgono pensieri e stati d'animo che riconducono direttamente alla guerra, alle persecuzioni, ai campi di concentramento, alle camere a gas.
Qualsiasi giudizio di natura politica, ideologica o storica si voglia esprimere su quelle oramai lontane vicende, la figura di Anne Frank è in ogni caso uno dei simboli più significativi di quella tragedia nella tragedia che fu l'Olocausto.
Ma, come tutti simboli, rischia di trasformarsi in stereotipo se di tanto in tanto non lo si “rivitalizza”, riportandolo alla sua dimensione più umana e cogliendo di esso quegli aspetti che possiedono, ancora oggi, valore e significato.

Quando poi si tratta di un diario redatto da una ragazza, dai tredici ai quindici anni d'età, che simile ad un fiume in piena riversa attraverso la scrittura tutta l'energia di un periodo della vita fatto di trasformazioni e aspettative urgenti, a volte troppo urgenti e quindi non sottoposte al vaglio critico dell'esperienza, ci troviamo di fronte a un documento privo di  quei “filtri” che la vita, mutando con gli anni,  finisce per imporre, rendendo i giudizi più cauti, certo, ma al tempo stesso inaridendone i contenuti e sfociando spesso nell'ipocrisia, molto comune nell'età adulta. E' questo, in fondo, il “dramma” di Anne Frank.
In quell'autentico “laboratorio” di rapporti umani che fu “l'alloggio segreto”, l'acuta sensibilità e la vivace intelligenza di Anne, analizzarono nella libera forma del Diario i difficili rapporti generazionali e parentali, senza trascurare i caratteri e le abitudini con il loro carico di egoismi e  generosità. La capacità introspettiva della giovane ebrea-tedesca e olandese d'adozione è degna delle migliori pagine di un Sant'Agostino e se talvolta risulta un po' acerba è del tutto comprensibile, considerato il breve tempo che le fu concesso di vivere.
Il Diario è un perfetto “saggio sulla natura umana”, redatto senza calcoli o scopi precisi eppure permeato da un crescendo di consapevolezza che emerge nell'ultima parte con straordinaria chiarezza.
Quell'impellente bisogno di confidarsi trova sfogo nella scrittura, e su questo tema quello di Anne Frank è un autentico magistero. Nel quaderno/personaggio di Kitty, il tema più urgente non è il Terzo Reich Millenario, destinato a crollare in dodici anni, ma le ragioni  profonde dell'umano esistere che si trovano anche nelle cose più insignificanti, come una forzata convivenza con dei simili così diversi e così fragili.
Anne è spesso severa con gli altri e in fondo cerca di esserlo con se stessa; è ancora cuore, cervello e sangue in “divenire” ma si sforza di aggiustare il tiro, non sempre riuscendoci.     
Chissà se il Diario avrebbe avuto quell'enorme diffusione se Anne si fosse salvata; probabilmente no, ed è per questo che è così prezioso. Mentre all'esterno infuriava la più insensata delle violenze - che l'avrebbe poi travolta - Anne vive in una soffitta la sua prima adolescenza, costretta in uno spazio fisico e psicologico troppo angusto.
Ma in quel Diario trova la sua libertà e la consegna a noi affinché se ne faccia buon uso, anche e soprattutto da adulti. La chiave per aprire la porta che conduce alla libertà  e alla civiltà è in una parola che si trova nella prima riga del Diario: “confidare”.
Potersi confidare sapendo d'essere ascoltati e di conseguenza imparare ad ascoltare.
Su questo apparentemente banale precetto, si fonda la speranza di Anne Frank  in un mondo di pace edificato sulla reciproca comprensione.
Quello che accadde dopo l'arresto, il 4 agosto 1944, è la pagina mai scritta del Diario.
L'Anne Frank che conosciamo si confonde con le milioni di vittime simili a lei nei loro pigiami a righe o come cadaveri ammucchiati e senza identità.
Le ultime annotazioni sono del 1° agosto, e se quel giorno fu l'inizio della fine della Anne Frank persona, quella data rappresenta il punto di partenza di una straordinaria avventura dello Spirito Umano, che dilagherà negli anni a venire in tutto il mondo.
Leggere il Diario è una rara esperienza di rapporto non mediato con la sua autrice. Tutto è così poco letterario nonostante il genuino talento di Anne, o forse proprio per questo.
La metafora della soffitta come luogo in cui si ritrovano cose straordinarie, si adatta perfettamente alla vicenda di quel Diario che sembra salvarsi dalla distruzione per un arcano progetto divino, che vede il sacrificio della creatura prediletta affinché la sua opera possa diventare un bene condiviso.  

(Andrea Vollman)

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