Venerdì, 30 Gennaio 2015 00:00

L'imboscato

3 giugno 1915
Carissimi, Ricordandovi sempre con affetto mando a voi intimi saluti sperando che voi tutti sarete in ottima salute, così come vale per me. Conduciamo una vita molto attiva che però non mi fa soffrire più di tanto, per motivi che facilmente potete comprendere non posso dirvi dove siamo dislocati e diretti. Il mio indirizzo preciso è questo: Sesta Divisione 61ª Fanteria Decima Compagnia. Appena ricevete la presente fatemi il piacere di scrivermi subito perché c’impiega molto ad arrivare.
Vi prego anche di ricordarmi a tutti i conoscenti e a chi vi domanda mie nuove. Non pensate male di me che come vi ripeto sto benissimo. Ricevete tanti saluti e bacioni dal vostro aff.mo figlio Paolino
(coll. Gabriele Molo)

Il cielo è accecante, pieno di piccole nuvole basse.
Siamo attendati in un luogo segreto in mezzo alle montagne dirimpetto alle fortificazioni e al possente potenziale bellico del nemico. Sono i primi di giugno, la guerra è appena cominciata e sul fronte dell’Isonzo la battaglia infuria.
Ho la sensazione di trovarmi al centro di un sogno esaltante.
Di colpo un lampo abbaglia le rocce vicine, così veloce che sembra più d’immaginarlo che di vederlo. Segue uno scoppio che pulsa sui timpani e un gran fracasso di pietre che rotolano a valle.
"Giù! Il nemico! Al sicuro!", grida il sergente Brioni a dei soldati che bighellonano in giro fumando.
Ci siamo ricompattati, siamo stati nascosti, in silenzio, trattenendo il respiro.
Dal brusio scomposto, che sembrava di essere in piazza, la domenica dopo la Santa Messa, un momento in cui abbiamo attraversato il nulla: un nulla pieno di meraviglia, stupore, in cui mi sono sentito un puntino rispetto alla maestosità della montagna.
E’ durato poco.
Quando abbiamo capito che si trattava solo di un colpo, come a ricordarci dove eravamo e perché, abbiamo ripreso poco alla volta le solite attività.

In guerra succedono cose strane, penso. Odio questa parola: ”cose”; in realtà non sono cose, ma sentimenti, emozioni, stati d’animo, illusioni, allucinazioni.
Vorrei raccontare la breve storia di un’amicizia.
Ci ho pensato spesso, dopo, una volta finito questa maledetta guerra, giocando con le parole, come ho sempre fatto: un’amicizia sbocciata in occasione di guerra, dove si usa molto più di frequente il suo contrario: il nemico.
Spartaco era l’addetto alla cucina da campo, ma non solo. Veniva da una famiglia di circensi, e conosceva mille trucchi, giochi di prestigio, equilibrismi, con cui ci teneva tutti allegri.
La guerra era appena iniziata, e a noi non sembrava nemmeno una guerra: somigliava a una specie di vacanza, anche se obbligatoria. L’estate, le variopinte erbe profumate, il cameratismo.
Lui era per tutti l’imboscato, nascosto nelle cucine. Ma non se la prendeva mai: stava al gioco, e giocava a sua volta.
Faceva dei giochi con le mele che lanciava per aria facendole roteare; oppure con le sigarette, che faceva sparire tra le mani, per poi farle ricomparire nelle nostre tasche. Una volta, scommettendone un pacchetto, era riuscito a camminare in equilibrio su una fune tirata da un palo all’altro.
La guerra in quei primi giorni si manifestava come rumore di fondo: qualche scoppio, dispacci, visite di alti ufficiali, ma niente di più.
Una sera che eravamo soli, mi aveva raccontato i suoi viaggi per tutta Europa, della libertà che sentiva vivergli dentro, attribuendo questa gioia al fatto di essere nato e cresciuto al circo.
Quella sera mi ero sentito vicino a lui come non mi era mai capitato prima; mi sembrava di volergli bene come a un fratello, a un amico, ma in modo diverso.
Quella notte durante la guardia, guardando un cielo di una bellezza travolgente, tutto scuro e pieno di stelle sparse ovunque, mi ero sentito pieno di una felicità semplice.
Il mattino dopo gli austriaci, vedendo fumo, hanno bombardato le cucine.
È rimasto ferito lui, il cuciniere della 3ª Compagnia, e dopo poco è morto.
È stato il primo morto del Reggimento ed è triste che la prima vittima sia stata proprio un cuciniere che i soldati chiamavano “imboscato”.
Addio Spartaco,
il tuo amico Paolino.

(Marco Crestani-Cristiano Prakash Dorigo)

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