Martedì, 17 Febbraio 2015 00:00

Raccontare i racconti

Eravamo a Santa Margherita, nel plateatico del bar rosso.
C’era un vento fastidioso, nonostante l’estate, il sole, l’afa; quel pomeriggio l’aria era fresca, arrivava a raffiche e faceva venire qualche brivido sulla pelle scoperta.
Non ci conoscevamo ancora bene e stavamo raccontandoci in libertà, senza le reticenze che di solito frenano i movimenti spontanei.
Era l’esordio di un’amicizia che nasceva in età matura e, forse proprio per questo, consapevole.

Parlavamo di libri, di autori, delle nostre parole.
C’era una ragazza a pochi tavolini di distanza: una ragazza normale, una donna speciale - corro il rischio di rasentare la banalità, ma lo penso davvero, e purtroppo lo scrivo: tutte le donne lo sono -.
Stavamo raccontandoci dell’amore che scriveva Kundera, che avevamo amato entrambi in gioventù.
Come ne avrebbe scritto Kundera, di quella ragazza?
Lo immaginavamo, ciascuno per conto proprio, ma chissà.

Ecco come nasce il primo racconto: da un espediente di vita.
L’avevo lasciato da qualche parte dentro di me, quel pensiero. Poi era passata l’estate, e a settembre l’avevo tirato fuori: era solo un pensiero, una suggestione, uno stimolo.
Inizio a scrivere e non so dove andrò a parare.
Ci sono quelli che comandano la propria scrittura: hanno un’idea precisa, ti prendono per mano, ti accompagnano nella rivelazione di questa; e hai la sensazione precisa, netta, di essere con loro, pur essendo in realtà solo con quelle parole, nel percorso che ti condurrà alla nudità di quell’idea.
Io invece ne ho a malapena una pallida traccia. E mi butto, lascio fare alle dita che battono i tasti.

Quel racconto l’ho poi spedito all’amico. Erano passati diversi mesi, era inverno, e io mi sentivo incapace di giudicare quello che avevo scritto.
La sua risposta ha rasentato - ripeto il verbo rasentare pur non mancandomi i sinonimi, ma mi dà l’idea di prossimità, di vicinanza - l’esagerazione; lo penso ancora oggi, nonostante sia poi riuscito, lui, a proporlo a una rivista dedicata alla  cultura degli italiani in Nord America di New York - VIA, editore Bordighera Press - la quale ha poi deciso di pubblicarlo.
Ci eravamo scambiati qualche mail nelle quali io sostenevo che lui esagerasse, e lui sosteneva di no, argomentando con una certa passione. Poi l’ho fatto leggere a un’amica, la quale l’ha promosso; poi a un amico, e via.
Mi sono arreso.

Avevo quello e altri racconti; alcuni già messi in rete, altri non ancora.
Scrivere è una fatica gioiosa.
Ne ho messi insieme quindici: lunghi, medi, brevi.
Sono diventati un ebook pubblicato da Meligrana e Priamo.
E’ un ebook gratuito.

La questione amicizie:
- ci sono amici che hanno a che fare con la propria storia personale;
- ci sono amici che hanno a che fare con le storie che si leggono e si scrivono.           

In entrambi i casi, mi sembrano tra gli ingredienti fondamentali per una vita degna di essere vissuta.

(Cristiano Prakash Dorigo)

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