Martedì, 10 Marzo 2015 00:00

Nutrimento, balsamo, liberazione, felicità, fatica bella

Cristiano Prakash Dorigo scrive racconti. Il primo gli venne pubblicato nel 2002 da Einaudi all’interno dell’antologia “E’ da tanto che volevo dirti” a cura di Giuseppe Caliceti e Giulio Mozzi; gli ultimi in ordine di tempo formano la raccolta Cose minute di nessuna importanza, freschi di stampa da Priamo e Meligrana.

”Cose minute di nessuna importanza" è ironico?

Il titolo del libro l’ha scelto Marco, di Priamo. Non so da dove l’abbia estrapolato, ma quando me l’ha proposto - la mia idea era niente di che - ne sono rimasto folgorato. Ho subito pensato che sembrava a un titolo di Carver, e non ho saputo resistergli.
Se invece la domanda è un riferimento, ironico, al contenuto, direi di no. Mi è capitato di scrivere qualche racconto su quel registro in passato: ma questa è una raccolta di racconti ambientati nel terzo millennio, di cui i primi quattro nel duemilauno e, per questioni personali ma anche universali, mi sembrava fuori luogo ricorrervi. In ordine sparso, il duemilauno ha visto i seguenti eventi: crollo delle torri gemelle, tracollo dell’economia argentina, il G8 a Genova, la morte di mia madre, la sentenza di primo grado che assolveva i vertici del petrolchimico - che riguardava il lavoro di Gabriele Bortolozzo, operaio che denunciò i malanni del CVM, di cui mi sono occupato nel libro e in un lavoro parallelo di animazione. Insomma, per me un anno cruciale, di svolta. Non potevo non scriverne – “non poterne non scrivere” è così poco ironico, ma al contempo così veritiero da farmi sorridere .

Il secondo capitolo trae spunto, in ordine sparso, da altri episodi degli anni duemila che mi hanno colpito: anche in questo caso tratto la vita, la morte, l’amore e altro; quello che mi affascina è il mistero, l’abisso, la contraddizione, che ci abitano e che ci fanno vivere su piani diversi, spesso sghembi, contraddittori, ma che fanno parte di ciò che siamo.    
Credo che ci siano molti autori molto bravi a scrivere con ironia: io non sono tra questi.
Concludo aggiungendo che questo non significa che mi prenda sul serio.  

Relativamente al campo della scrittura, e della lettura, cosa è "importante" per te?

Per me è importante che la scrittura, e forse ancor più la lettura, modifichino qualcosa dentro: se dopo aver letto un libro non è successo niente, non si è spostata nemmeno un poco la prospettiva con cui si sta al mondo, quella scrittura, e quindi quella lettura, non serve a niente, se non a intrattenere - che beninteso, va benissimo, ma non fa parte della lista “importante”. Mi riferisco al piano del sapere, a quello spirituale, emotivo, sentimentale, estetico: un libro deve toccare almeno uno di questi tasti: possibilmente più d’uno.
E in questo la distanza tra scrittura e lettura si fa evidente: se ci sono autori nei cui libri sono certo di trovare le tracce a cui accennavo, per la mia scrittura non posso che metterci quello che ho e sono: non so mai se sarà abbastanza, ma è quello che posso.
Per la scrittura è importante l’impegno, che dev’essere il massimo di cui si dispone; per la lettura, saper scegliere gli autori, trovare fonti affidabili per conoscerne nuovi, fidarsi di quello che si sente quando si legge - ci sono autori molto amati che non amo; altri che dividono nettamente in estimatori e detrattori, che adoro; altri ancora che, benché conosciuti da sempre, non avevo mai letto e che dopo averlo fatto mi sono chiesto come avevo vissuto prima, e così via.
Insomma, l’importante è che la lettura e la scrittura siano nutrimento, balsamo, liberazione, felicità, fatica bella.  

Scrivi racconti, ne hai già pubblicati molti. Perché non un romanzo?

Da qualche anno sto cercando di scrivere un romanzo: ero arrivato a ottanta pagine; poi l’ho stravolto, ricominciando più volte, senza riuscire a sentirmi a mio agio con quel “formato”.
La mia scrittura è piuttosto densa e quando mi metto a pensare al romanzo, ho la netta impressione che imbroglierei, annacquando le pagine con parole che non servono.
Penso che la scrittura contenga un ritmo, un respiro: a me è toccato quello breve, corto. E forse, anche, ho urgenze a cui rispondere.
Se penso a un romanzo, mi viene una sorta di vertigine; mi pare una distanza, una fatica che mi è impossibile sopportare. In termini di produzione non è così: ho scritto ormai un numero considerevole di racconti coi quali, sommando il numero di pagine, uscirebbe qualche romanzo.
Più di qualche persona in questi anni mi ha detto che alcuni miei racconti, tecnicamente non lo sono: che sembrano piuttosto brani tirati fuori da un romanzo. Penso anch’io sia così, e tuttavia, per ora, così vanno le cose.
Probabilmente dovrei mettermi a pensare a un romanzo i cui capitoli sono racconti a se stanti, e allora, forse…

Da cosa scaturisce la scintilla per scrivere un racconto?

Normalmente è un fatto, un discorso sentito, un’idea. I quindici racconti raccolti in “Cose minute di nessuna importanza” sono per la maggior parte fatti accaduti nel terzo millennio: fatti eclatanti o intimi, talvolta disgiunti tra loro, che si intersecano e magari diventano un’unica storia.
Come ho già avuto modo di scrivere per il primo racconto della raccolta, l’episodio da cui è scaturito non prevedeva quello sviluppo: era quasi una scommessa, una sorta di sfida tra amici che poi, man mano che scrivevo, prendeva una sua direzione.
Per molto tempo tempo mi sono chiesto da dove prenda le parole che sembrano uscire indipendentemente da me, quasi che io non sia altro che una sorta di canale, un mezzo, attraverso cui quelle parole fluiscono.
Prima di scrivere, leggendo interviste ad autori che mi piacevano, se incontravo parole come quelle che io stesso ho scritto poche righe più su, provavo un senso di fastidio: mi sembravano artefatte, costruite apposta per fare della figura dello scrittore un qualcos’altro: un mito, un eroe, un artista che vive delle sue parole, a volte addirittura nelle sua parole. Poi ho scoperto che è vero: è diverso per ognuno, ma un fenomeno di attrazione magnetica, di energie furibonde, per cui c’è un rapporto diretto, fisico, tra lo scrivente e le parole scritte, esiste.
E allora concludo ammettendo che non lo so, o perlomeno non ne sono certo: un giorno forse scoprirò se la scintilla esiste, e se sono davvero io ad afferrarla; o se è invece il contrario.
Ma quel giorno, nel mio caso, non è ancora arrivato.

Cosa pretendi dal racconto nel momento in cui lo stai scrivendo? Ovvero, cosa deve necessariamente possedere per appagarti o - viceversa - cosa lo fa collassare?
 
A questa domanda probabilmente risponderò ripetendo concetti già espressi.
Se c’è qualcosa che pretendo, non è tanto una pretesa rivolta al racconto, quanto a me: voglio che quello che scrivo sia in quel preciso momento la mia scrittura migliore. Quando riscrivo o rileggo un racconto, ho piena consapevolezza che se dovessi rifarlo, lo rifarei in modo diverso; ed è ogni volta così.
Ci sono due elementi che fanno parte della mia vita, e perciò di quello che scrivo: uno, il momento presente; due: il dubbio.
Il momento presente è un concetto semplice e complesso insieme: se si vive ogni momento essendo presenti a sé, ogni istante diventa eterno in quanto è tutto quello che c’è; e se ogni momento fosse così, il passato e il futuro smetterebbero di distrarci da questa eternità.  
In sostanza, il tempo come convenzione non smette di regolare le normali attività della vita quotidiana, ma influisce sull’invasività del passato e del futuro, che investono continuamente la mente ( per averne una prova pratica: chiudere gli occhi e osservare quello che succede nella propria testa: verrà portata via da un flusso inarrestabile di pensieri distraenti, connotati a quello che è stato, o a quello che sarà: mai a quello che è).
Eviterei in questa sede di inoltrarmi in discorsi astrusi e complicati rispetto a quanto enunciato, limitandomi a suggerire di esperirlo con il proprio esercizio di scrittura.
Sii qui, adesso, e lasciati andare alle parole che ti escono da dentro.  
( apro una parentesi: riesco a essere così raramente; il più delle volte sono una sorta di autonoma del vivere, che se la cava, pur essendo, in fondo, soltanto un espletatore di funzioni sociali).
Il dubbio è meno difficile da spiegare. Riguarda in questo specifico caso - ma lo estenderei a un approccio più generalizzato, nei confronti delle certezze certe dell’esistere - la consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti: non sono mai soddisfatto fino in fondo di quello che viene fuori - pur essendolo per quanto riguarda l’impegno, come cercavo di spiegare in un’altra risposta. Con gli anni si cambia, e va benissimo: penso di essere cambiato in meglio, e di essere più cosciente di quello che scrivo.
L’unica cosa che mi spaventa davvero, è diventare un mestierante della parola: quando ne incontro uno da lettore, chiudo il libro e lo saluto senza rimorsi.  

”Cose minute di nessuna importanza", in accordo con gli editori Priamo e Meligrana, è un ebook gratuito. Vuoi spiegare questa scelta?

La scelta di pubblicare un ebook gratuito è maturata dopo aver spedito il manoscritto a editori, grandi, medi, piccoli.
Avevo deciso di inviarlo soltanto a quelli che li accettano via email al fine di evitare spese inutili e attese frustranti: ma dopo qualche proposta indecente e i silenzi di circostanza - molti editori preavvisano che se entro sei mesi non ti chiamano, significa che il testo non si confà alla loro linea editoriale - mi sono chiesto le ragioni per cui volevo pubblicare anche questo.
Mi sono risposto che, ad esempio, se il primo racconto sarà pubblicato a breve in una rivista nordamericana ( “VIA”, Bordighera Editore, che promuove la cultura italiana in America) vuol dire che qualcuno ritiene che valga la pena leggerlo; e alcuni fidati amici a cui l’ho sottoposto pensano lo stesso.
Ultimamente mi sto occupando di diverse produzioni: i “miei” racconti, che per brevità definirei di fiction, come questo “cose minute di nessuna importanza”; e di testi, scritti a quattro mani con Marco Crestani, legati a contesti storici (“Attorno al tepore del cuore”, ebook di contrabbandieri di tabacco di metà 800 della zona di Valstagna; “L’anarchico Emilio”, cartaceo, che racconta la vita di un veneziano inquieto (1851-1921), frutto di ricerche in archivio storico di Venezia, e “Cartoline dal Fronte”, sviluppato attorno a un archivio di cartoline in franchigia e pezzi di diari, tutti provenienti dalla grande guerra).
Sentivo il bisogno di farlo uscire: quando ho un testo pronto, su cui ho faticato, mi sono impegnato fino alla nausea, il bambino che mi abita, comincia a scalciare, a voler soddisfazione, a spingermi fin dove il mio pudore di adulto, non oserebbe; e allora ho proposto a Priamo e Meligrana Editore - con cui ho pubblicato i miei ultimi libri - la formula dell’ebook gratuito, mettendoli di fronte a un rischio: investire gratuitamente sulla mia scrittura.
Dopo aver visionato il testo, hanno deciso di accettare: vedremo insieme come andrà, non sapendo ancora se diventerà un cartaceo: dipenderà da quanto verrà letto.
Mi sento a tal proposito di ringraziarli per la condivisione del rischio.
Si dice, forse abusandone, essendo diventata ormai una frase fatta, che una volta scritto, un testo diventa pubblico: chi l’ha scritto deve correre il rischio di lasciarlo  a chi lo legge, sapendo che il significato e il significante cambieranno ogni volta che qualcuno masticherà e digerirà le sue parole.
Il fatto che questo ebook sia gratuito mi induce a pensare che le mie parole incontreranno persone mai conosciute, e mi auguro che sia un bell’incontro.

(L'intervista è di Emanuele Pettener)
    

Letto 8724 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle ~ Contrà Busa, 4 ~ 36062 Fontanelle di Conco ~ Tel: +39 0424 427098
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ~ admin ~ login ~ mappa del sito ~ privacy policy