Giovedì, 16 Aprile 2015 14:49

Accanimento informativo

Provocato!
Sono obbligato a parlare di attualità.
Posso chiedere perdono in anticipo? Eh no!! Ricordi il Diavolo a Guido da Montefeltro (Inferno, XXVII, 121-123): «Forse tu non pensavi ch’io loico fossi»?
In verità non chiedo perdono, perché non c’è da essere perdonati; c’è solo un poco di occupazione indebita di attenzione.
Perché il limite è stato passato.

Una persona gravemente ammalata e irresponsabile si autodistrugge con un aereo e tante tante persone. Anche una sola sarebbe troppo.
Per favore: pietà e silenzio.
Il diritto di cronaca e di riflessione va garantito. Certo, quello d’indagine giornalistica, sovente apprezzato.
Niente di più.

No all’inviato/a speciale al paesello d’origine del più famoso copilota del secolo.
No alla pubblicazione di quanto fosse un bravo ragazzo (voce degli ex-amici o della vecchia zia): è cosa sciocca e fuorviante. Inutile soprattutto.
No alla trasmissione televisiva speciale che sceneggerà i fatti di una intera ultima tragica settimana.
No alla simulazione dei minuti estremi. Con figure virtuali di personaggi robotici.
No alle chiacchiere sulle scatole nere: «Due mesi saranno necessari per leggerle», «Ieri abbiamo trovato la seconda! Anch’essa conferma che…».
Ci nasconderanno almeno frammenti corporei dietro pietosi veli? assicurandoci che non si devono far vedere, ma che ci sono veramente. Nessun dubbio, del tutto superfluo.
Non aggiungerò servizi stampa fotocolor, altre menzogne e altre illusioni. Né mi preparo mentalmente alla pubblicazione in volume (è successo con Sarajevo) delle conversazioni fra giornalisti nei telegiornali, sia inviati (nelle sale-stampa) sia stanziali (nell’etere della concorrenza).

Di fronte alla sindrome della prima pagina (asfissia da iperventilazione) ritorna una domanda a lungo repressa nel «silenzio per pessimismo».
Il giornalismo si autoregolamenta (magari!), si autodefinisce (d’accordo?), o invece obbedisce troppo al commercio della pena: un tanto al minuto. Esiste insomma un vero codice deontologico per queste situazioni?
Ora aspettiamo un qualche altro delitto o un qualche altro barcone. Magari un’inondazione o un incendio, meglio un terremoto (altri sono che ora ridono, non solo i famosi ricostruttori). Lo schema ricorrente è sempre “via un male sotto un altro”. A volte con fretta tanta, e senz’ombra di riflessione.

Piccola nota a margine: non dico nulla sul ripetuto massacro linguistico, in italiano o “in straniero”, perché è fuori tema e in questa situazione è proprio irrilevante. Poi però ne parliamo. Una volta o l’altra.


(Bruno Pompili)

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