Martedì, 25 Agosto 2015 09:49

Il ginocchio di Eva, tuttavia

Chi ha messo insieme quella storiella è stato bravo. Infatti non è stata dimenticata, lungo un tempo difficile da misurare, in attesa inconsapevole di poterla scrivere. Si è aspettato insomma di passare dalla tradizione orale (con suoni molto probabilmente sconnessi, disarticolati piuttosto) alla scrittura (con imprecisioni e forti incertezze di sintassi, sicuramente confusa). E in tanti luoghi, in continenti diversi, in qualunque tribù, tutti hanno dato voce alla stessa storia e si sono riferiti a una paradisiaca location [sic], perduta.
C’è stata nel tempo e nei luoghi un’ampia schiera di primi legiferanti, guru, martiri e stregoni, che sono tutti parecchio rassomiglianti, nelle diverse quanto incerte memorie collettive, o meglio in impossibili ricordi, se non inventati per qualche scopo.
Però con quelli, con personaggi così, ci si può governare il mondo. Non sembri poco: altri hanno faticato molto di più, sicuramente.
Tuttavia, visto che la diamo per una storiella, non daremo troppo peso: stiamo parlando solo per divertimento.
Tuttavia: «Non sarebbe il caso di cercare qualcosa d’altro?». «Sì!!...», tutti risposero in coro.
Mi adeguerei, ma non mi è mai sembrato necessario cercare il successo nella folla.

Intanto chiariamo una cosa, per quanto possibile

Il Creatore (per evitare confusioni, lo definiamo: “Creatore in prima”) si è stancato troppo presto. Il sesto giorno di lavoro, invece di produrre la fanciulla [sic] di propria mano, come aveva fatto con il ragazzo [sic], l’ha clonata: «Prendi un pezzetto di Adamo, lo metti da qualche parte, sotto vuoto per esempio (che non si guasti), agiti bene, dici un poco di scongiuri per favorire le differenze (bèh, insomma sì! mi piacciono), un po’ di saliva è sempre necessaria, o formule magiche, ed ecco che: Eva c’è.»
La stanchezza si era già notata in precedenza.
Dopo il quinto giorno, quello degli animali dell’aria della terra dell’acqua, è arrivata la quinta notte (cfr., e volendo, cercare: Animali della quinta notte – qui evitiamo il nome del loro “creatore in seconda”), dopo quel giorno, dunque, quando baluginava l’alba dell’uomo (un progettino, un’ideuzza, di qualche interesse), si aprì la lunga notte degli incroci ipotetici, irregolari, sfuggiti di mano, o meglio sfuggiti di pensiero al “Creatore in prima”.
Lui li ha poi tenuti nascosti a lungo, con nostra perplessità, ma non poteva eliminarli come creature venute male (voce fuori campo: «Questo non se lo poteva permettere!»); gli anomali, un poco fuori standard, hanno seguito la propria storia, e alla fine ne abbiamo tracce fra noi, con metamorfosi lineari o stravolte. Sono quelli che stanno fra due tempi, forse due mondi, e loro stessi non ne sanno molto.
Noi diremo, con recente sensibilità, che sono piuttosto degli “incerti”; hanno delle verità che non vanno emarginate, anzi sostenute con lealtà, a costo di prenderci in testa o sul groppone qualche fulmine superiore.
Una grande voce echeggiò per monti, valli, deserti, mari e giardini, anche sottocasa. «Non ci sono segreti nell’universo!»: si può dire?
«E invece no! Scoprirli è solo questione di tempo!»: si può rispondere?
Però, però… quanto tempo! come esserci, chi può esserci?

Il primo incontro

Quando Adamo se la vide davanti certamente la guardò; non c’era ragione di non guardarla; la guardò come tutto il resto, in superficie, e fece male, ma subito se ne ravvide e stette più attento: Eva parlava anche, giusto per un primo incontro poteva bastare; non bisogna mai mettere l’asticella troppo in alto, perché poi cadendo ci inciampi pure.
Secondo step [sic, risata libera], la valutazione: il problema di Adamo era di fatto inesistente, per il momento. Non avendo termini di paragone non poteva giudicare; non si poneva proprio la domanda del tipo: questa com’è, chissà come funziona, cosa chiederà, chi la manda… ecco sì, questo doveva chiederselo.
Si era pur fatto una vaga idea (il tempo era stato esiguo) delle tigri, anche delle scimmie, e degli orsi-e, e anche dei caimani-e, e tanti altri-e, sempre senza prendere la cosa sul lato di un proprio interesse diretto. Né coinvolgimento naturale.
La guardò, la riguardò, e in gran parte se ne compiacque: come se l’avesse fatta lui. In fondo, per altro, clonazione c’era stata!
Cominciarono da ambedue le parti reciproche valutazioni fisiologiche, che poi si prolungarono in una storia senza fine, o almeno fino a oggi.
La discendenza avrebbe avuto sempre lo stesso problema del come commisurarsi. Valutarsi, un peso in più. Col tempo le cose andavano come tutto: a volte bene a volte meno bene a volte male, o anche malissimo. Benissimo, un po’ più di rado. Ma questo non riguarda solo il rapporto con le eve, anche con gli adami. È il nostro mondo fatto così, a cui non riusciamo ad abituarci se non quando stiamo per lasciarlo.

Qualche problema più recente

Col passare del tempo (non solo recente ma annoso) eva si è posta dei problemi che concernono l’estetica della sua figura, ma non sempre in termini assoluti quanto piuttosto filtrati attraverso l’occhio di adamo, più raramente operando secondo una propria idea indipendente. Purtroppo si è fatta condizionare invece di imporsi: le forze in campo sono state storicamente complesse, comunque adamo ne ha approfittato e ha imposto dei poteri di parte, quasi impossibili da sovvertire. Così l’idea autonoma della propria figura (poi aggettivata “femminile”) è stata controllata da quella contenuta nel pacchetto di optional suo di lui.
Non voglio aggiungere motivi di contrasto, senza uscita onorevole, ma un’osservazione, prego, mi sarà consentita, quasi di tipo storico.
Era stato fissato nelle naturali premesse post-adamitiche (epoca della nudità semplice; vuol dire: “non scelta”) che tutti avremmo dovuto pensare all’estetica, che è l’unico bene.
Dunque, osserverei con discrezione che il punto debole di eva non sta nei fianchi sovraccarichi, nel culo grosso (come si diceva in accademia ancora ieri), nel seno scarso o troppo abbondante, negli zigomi sporgenti/sfuggenti, o negli occhi infossati (alle orecchie si pensa molto di meno), nell’adipe ventrale, nella curva dorsale, nel taglio degli occhi o nella proporzione dei denti, o nei piccoli baffetti adolescenziali che poi restano; dopo Cyrano è vietato parlare del naso.
Avendo trovato il modo (o gliel’hanno regalato) di cambiare colore agli occhi (—«Ma sei sempre tu? È cambiato qualcosa in te? Forse in me?») credendo che sia molto importante (in una certa percentuale tende a esserlo), temo di dire – odio i malintesi – che il suo vero punto critico è davvero il ginocchio.
Se mai potessi scrivere come Ramon Gomez de la Serna tutto un libro di varianti sfumature sulle forme e strutture dei seni (Ismos) dedicandolo ai ginocchi, ne sarei allegro. Ognuno può facilmente fare attenzione a quella curviretta articolata che regge femori e fianchi, e ne vedrà subito almeno una decina di inclinazioni e attacchi strutturali diversi, per non parlare delle fibre muscolari, delle connessioni tendinee. Scusate il gergo.
In linee generali, e per dire tutta la vera verità, è però solo e semplice questione di qualche cartilagine più o meno spessa. Un niente. Come il chroma degli occhi: perché mai cambiano di colore, che importanza poi hanno le colorazioni di fronte all’intensità dello sguardo, in rapporto a chi ci sta dietro?
Soprattutto non vorrei che qualcuno aprisse un ambulatorio sull’estetica del ginocchio.
Tuttavia, tuttavia.
Come mai al vedere in movimento un ginocchio perfetto, meraviglia della umana meccanica strutturale, della eleganza, della forza, della scioltezza, della dominanza sul terreno, dell’elasticità nel venirmi incontro e salutarmi, perché mai mi ritrovo in una segreta esplosione di gioia? Con scoppi e schegge.
Questo sciocco sentimento di periferico eremita – io – non ci sarebbe se il “Creatore in prima” si fosse impegnato di più: l’armonia non dev’essere un bene riservato, un privilegio di alcune eve in opposizione ad altre. Comunque, per ora, fortunatamente, la sua tragica assenza (vedete voi quanto diffusa) non può essere corretta in un ambulatorio di adamo.

Chiedo a eva di perdonare il suo amico bruno briganti per questa preoccupazione aggiunta. Se mi ascolta. Il mondo è così pesante senza l’armonia del suo ginocchio.

(Bruno Briganti)

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