Sabato, 12 Settembre 2015 11:47

Diario di un insegnante in Florida (Twelve)

flNon che mi dispiacerebbe infilare una mano nelle mutandine di Cristina. No, no, mi piacerebbe molto. È che è la figlia di Helen ed Helen è una mia studentessa, malgrado abbia vent'anni più di me, io quasi trentatré lei quasi cinquantatré, occhi verde topazio, un passato da cantante jazz, repentino ritorno a scuola e due tette fresche e bianche. Non che non infilerei una mano nelle mutandine anche di Helen, ma è mia amica, e anche suo marito Jeffrey è mio amico, e poi è mia studentessa, non posso farmi le studentesse per contratto - figuriamoci le figlie delle studentesse!
Ma insomma, stasera ero a cena a casa loro, e Cristina aveva questi occhi da fenicia, occhi scuri e intrisi di malinconia, che poi è la malinconia ottusa dei vent'anni, della bellezza dei vent'anni, aveva questo calice di vino in una mano e un libro nell'altra e stava sdraiata sul sofà color crema, a piedi nudi, e poi posava il vino e telefonava a chissachì e si metteva a leggere a questa persona brani del libro.

Io intanto facevo conoscenza degli altri ospiti, ed Helen parlava in un cattivo francese perché gli ospiti erano entrambi francesi, abbiamo parlato di come ci manchi non dico la Francia o l'Italia, ma l'Europa, quell'odore di umidità nelle chiese e di mattoni, di caffé nelle piazze e altre idiozie - ma io pensavo ai piedi di Cristina. Aveva piedi inarrivabili, delicati e stanchi, piedini di bronzo ammaccati, e i sandali di pelle abbandonati sul tappeto mi rendevano svenevole, avrei voluto raccoglierli e baciarli, e poi baciarle i piedini, leccarglieli, asciugarglieli con la mia barba di tre giorni.
Invece me ne stavo lì inarcando sopracciglia con questi due francesi, che se c'e un popolo che mi sta sulle palle sono i francesi, e ingollavo vino delle viti verdi di California e dicevo che Marsiglia somiglia un po' a Napoli, benché non avessi visto nessuna delle due. È che la spiavo, noi si stava nell'ampia cucina preparando le insalate e le tartine al paté, e Jeffrey - l'atletico marito di Helen - faceva il barbecue a bordo della piscina, mentre Cristina stava nell'ampia sala e leggeva brani di questo libro al telefono, aveva dei jeans e una camicetta bianca, i capelli neri di una Greca, e questi piedi nudi e segnati dal sole e dai lacci, sembrava l'Ateniese che si era fatto non so quanta strada da Maratona per annunciare la vittoria contro i Persiani, e poi si era schiantato al traguardo.
Abbiamo cenato molto bene, eravamo io, Cristina, Helen, Jeffrey, quel rincoglionito dello zio Ned, la coppia francese e il figlio di lui, un ragazzino quattordicenne che con la scusa d'esser rimasto orfano di madre dieci anni prima si permetteva d'essere terribilmente irritante, sgarbato con Helen ("il condimento dell'insalata è orrendo") e altezzoso come una ballerina della Scala.
Dio mio, come odio i bambini. A un certo punto, è venuta fuori una conversazione patetica su una coppia di attori famosi che avevano perso una figlia, ed Helen ha detto una cosa originalissima, è terribile perdere un figlio, e io ho detto "dipende dal figlio" e lì Cristina, che era seduta accanto a me, si è messa a ridere con tanto gusto da farmi contrarre le viscere per il piacere e ha inavvertitamente urtato il suo piede - nudo - contro il mio, e io allora ne ho sentito tutto il profumo, e avrei voluto le sue labbra, e ho immaginato lei contro la porta del garage abbandonata a se stessa e mugugnante perché le sto mettendo una mano nelle mutandine, e non so perché immagino che mentre con una mano la masturbo mi metto a ballare il twist.
Basta col vino, mi son detto.
Mi son messo a parlarle, so che è figlia di Helen, spero che Helen non se ne sia accorta, ma ero solo e sperduto e sua figlia aveva due occhi scuri come una notte araba e due piedi da divinità egizia, le ho chiesto "cosa leggi?"
Sprofondavo in quello sguardo, e lei nel mio, ci ho sempre saputo fare con le femmine, e lei si è tutta eccitata quando le ho chiesto del libro, si è alzata di scatto per andare a prenderlo, e io l'ho vista levarsi con la grazia di una fanciulla di vent'anni, ed io ero terra e sassi, appartenevo all'umanità, appartenevo al fuoco del mondo, oh che istante prezioso è la felicità! Si levò e aveva un culo regale, languido, un culo da mordere e su cui addormentarsi, aveva un culo da regina persiana, e in quel momento mi ha beccato lo zio Ned.
Lo zio Ned è il tipico bravo vecchietto americano, sordo e patriota. Ha questi occhi enormi dietro gli occhiali spessi due dita, fa dei cocktail saporitissimi e sostiene che l'America ha sempre fatto del bene al mondo ricevendone delle briciole, che bisogna bombardare Medio Oriente Cina e Corea, e ancora si commuove al ricordo delle bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima . Ma la mia adorata mi ha fatto un cenno con un sorriso che mi ha trapassato la carne, io ho congedato zio Ned e la compagnia indicando d'esser stato convocato al divano, mi sono alzato rispettosamente, e mi sono avvicinato a lei. Mi sono seduto quasi aderendo alla sua figurina scarna e morbida. Ecco il libro, mi ha detto, e sorrideva, sorrideva, ed erano rugiada e rubini la sua bocca, e un passato antichissimo i suoi occhi, e oro e camelie i suoi piedini nudi, e non capivo se tutto quell'entusiasmo fosse per me o per il libro che stava leggendo, mi sta cambiando la vita, ha detto, mi sta aprendo la mente, ha detto, e io ho letto il titolo: IL SENTIERO DELL'ESSERE. Sottotitolo: COME INCANALARE L'ENERGIA POSITIVA E SCACCIARE LA NEGATIVITÀ.  Mi son venuti i brividi. L'attrazione per tutto ciò che mi repelle mi ha fatto dimenticare per un attimo Cristina, che parlava e diceva cose senza senso per manifestare la sua ammirazione per il libro, poi si è alzata di scatto, sua madre le ha chiesto di fare il caffé, io son rimasto solo sul divano, sono andato all'ultima di copertina, c'era la foto dell'autore, un coso giallo con gli occhietti da jena e una barbetta filiforme che si definisce "Insegnante Spirituale" e che dopo il successo internazionale del libro stesso, tradotto in quindici paesi, gira il mondo ad "insegnare anima". Non ho resistito, mi son messo a leggere l'introduzione. Il coso giallo, un tale della mia età, dice d'esser stato un depresso con manie suicide, ma che una notte, al culmine della disperazione, gli si è rivelata  la Verità, e cioé che noi dobbiamo liberarci del nostro Ego, che altro non è che un'illusione della nostra mente che c'impedisce di vivere il presente, affinché l'Energia fluisca nelle nostre vite e ci renda consapevoli del nostro Essere.
Il libro spiega appunto come si fa, e il coso giallo è miliardario. Non è che mi sia stupito. È pieno il mondo di gente che riempe i vuoti delle altre persone con la propria merda. È che ancora non si riesce a capire questo trascolorare dei sentimenti, questo afflosciarsi della carne, questa morte di chi abbiamo amato così tanto, questa solitudine accecante, questo dolore da masticare come un'erba amara, questa ingiustizia da sopportare, queste carriere da perseguire, questi hobby da coltivare, questi week-end al mare, e le discrepanze son talmente forti che la merda si traduce in quindici paesi e va a mille, e allora mi son sentito vuoto anch'io, disperatamente vuoto, e non c'era merda che mi avrebbe saziato, e Cristina si è seduta di nuovo vicino a me e l'ho guardata negli occhi e lei sorrideva e mi diceva "se vuoi te lo presto" e io non sapevo perdonarla, ero di ghiaccio e l'umanità mi faceva ribrezzo, e non avevo più voglia di carezzarle i piedi e ora capivo perché mentre la masturbavo contro il garage stavo ballando il twist.

La notte della Florida stasera era vasta e caldissima, è quasi giugno e sembra d'essere impastati in una carta moschicida, e io non potevo tornare a casa, fumavo una sigaretta e sentivo il vino tornarmi su, e allora invece di tornare a casa ho tirato dritto su Glades Road e son finito in una sorta di discoteca.
Dio mio, non entravo in una discoteca da quando avevo quindici anni, e già allora ci stavo male. C'era una moltitudine paurosa di gente, una marea umana inarticolata immersa nel buio e nel fumo, ciascuno aveva trenta centimetri quadrati di spazio a testa, mescolati come schiavi negri nelle stive di un galeone, e c'era sopra un palco una band che faceva un fracasso indicibile, e una cantante bianca in minigonna nera che urlava in un microfono, e il ritmo era sempre uguale, un martello da far sanguinare i padiglioni, ma la gente si muoveva, sculettava, rotava bacino spalle pugni e scuoteva la testa, e ho ricevuto una gomitata da una bionda e mi son girato per ricevere le scuse, ma nulla, non c'è tempo per scusarsi in discoteca, e sono andato avanti districandomi in una foresta di gambe e braccia, volevo andare al bancone del bar a prendermi un whisky ma tumb! Un'altra gomitata. Mi son girato per ricevere le scuse, ma zero, come se nulla fosse, han tutti gomiti insensibili, ma quest'ultimo ha attratto la mia attenzione. Era un uomo vecchio, aveva cinquantasette anni, sì era il tipico bell'uomo di cinquantasette anni, capelli bianchi pettinati all'indietro, camicia bianca, maglioncino di cotone sulle spalle, pantaloni di tela, era il tipico cinquantasettenne divorziato con due figli da qualche parte che non l'hanno mai perdonato, un maschio e una femmina, e stava con una trentenne davanti a sé, entrambi nei loro bei trenta centimetri quadrati di spazio e - ballava.
Ballava, ballava (la trentenne no, era ferma e beveva un drink) e più la cantante martellava lo stesso ritmo ossessivo, più lui si dimenava e ballava tutte le posizioni possibili strusciandosi contro la trentenne, abbozzava valzer tanghi mazurke, stirava le braccia, dimenava il sedere, ma quello che mi faceva più specie era la sua faccia: era concentratissimo. Stringeva la bocca e risucchiava le guance all'interno, mordendosi il labbro inferiore e serrava gli occhi come se la musica  gli entrasse nelle vene, come se "sentisse il ritmo" - come se fosse giovane.
Ho sentito una pena e un disprezzo assoluti, e non riuscivo  a togliergli gli occhi di dosso. Era una delle cose più perfettamente ridicole che avessi mai visto. Era probabilmente un uomo molto ricco, con una cabriolet, e la trentenne lo guardava con sguardo materno - ma aveva cinquantasette anni e fingeva d'averne diciasette e che quella musica significasse qualcosa per lui e mi sentivo imbarazzato per lui, e il cuore mi si riempiva di amarezza a pensare che anche qua tutta questa gente riempiva di merda i propri vuoti, e si ammassava nell'afa sudata di una discoteca dimenandosi come scimmie al ritmo ossessivo e monocorde di un urlo e non poteva essere che si divertisse, era scientificamente impossibile, ma aveva bisogno di crederlo, perché era sabato sera e lunedì ricominciava il lavoro, e questo vecchio idiota continuava ad agitarsi come un primate in calore e pensai che se avessi continuato a fissarlo mi avrebbe detto: ma che cazzo guardi? E allora io avrei fatto il finto tonto, sarei caduto dalle nuvole, avrei chiesto scusa affermando sorridente che ero sovvrapensiero - e il vecchio effettivamente mi chiese: ma che cazzo guardi?
E io gli ho tirato un cazzotto formidabile in mezzo alla bocca, un cazzotto eccezionale, stupendo, e quello è cascato come un sacco di banane in mezzo alla folla, e altra gente è caduta come birilli e io mi son divincolato con rapidità di serpente e tempo due minuti ero già in macchina.

Così si è spesa questa mia notte in Florida, ma sono triste e penso a Cristina e penso che forse potrei parlarle e spiegarle che quel libro è pura merda, potrei educarla, e potrei amarla e sentirmi bene e godere solo del suo sorriso, perché ho voglia di bellezza, ho una voglia incredibile di bellezza, di talento e di bellezza, e ho bisogno d'essere amato, ho bisogno anch'io d'essere amato, da una ragazza che sembra un'Ateniese o anche da un gatto, anzi da un gatto è meglio, perché l'umanità mi fa schifo.


Emanuele Pettener

[Questo racconto fu pubblicato nel 2004 nel numero 39 di Nuova Prosa; tradotto in inglese da Tom di Salvo, apparve poi sulla rivista di letteratura erotica "Sliptongue" e successivamente, tradotto da Thomas de Angelis, ha fatto parte e dato il nome alla raccolta "A Season in Florida" pubblicata da Bordighera press nel 2014].

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