Venerdì, 08 Aprile 2016 14:00

Una sorta di pioniere



Stefano (Stephen) Sommier nacque a Firenze, da genitori francesi, nel 1848. Fu botanico, viaggiatore, fotografo, antropologo. Fu soprattutto un uomo mite in continua tensione conoscitiva, un ricercatore sul campo con un punto di vista originale come la sua vita.
Nel 1870 effettuò la prima raccolta botanica sul Monte Argentario e negli anni seguenti estese le sue esplorazioni a gran parte dell’Italia e a diversi luoghi d'Europa.
Nel 1878 intraprese il suo primo viaggio in Scandinavia e si ingegnò a fotografare, incoraggiato dall'amico Paolo Mantegazza, medico ed antropologo di fama internazionale tra i protagonisti del dibattito italiano sull'evoluzionismo.

Allora la fotografia era soprattutto al servizio della pittura e chi fotografava veniva considerato un artigiano dell’immagine, un semplice tecnico in grado solo di far funzionare uno strumento e nulla più. Le macchine fotografiche erano molto grandi e le pose duravano ore: si usava la fotografia solo per ritrarre scene immobili come i paesaggi.
Nel 1880 Mantegazza e Sommier pubblicarono un piccolo atlante intitolato Studi antropologici sui Lapponi con corredo di fotografie fatte durante il viaggio. Come botanico Sommier scoprì e documentò nuove specie. Come fotografo ed etnologo studiò i Lapponi, i Ceremissi, i Samoiedi dell'Ob e i Baskiri. Integrò foto e testo documentando esperienze, ricostruendo storie, identità e memorie in cui la dimensione dello spazio prevale su quella del tempo. Concepì, insomma, suggestioni, visioni, idee. Diventando una sorta di pioniere.

Marco Crestani

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