Venerdì, 14 Dicembre 2012 21:24

Diario di un insegnante d'Italiano ai Tropici (ONE)

Insegno cultura, lingua, e letteratura italiana ai Tropici. A Boca Raton, 40 miglia a nord di Miami, lussureggiante cittadina che si specchia sull’Atlantico, ricca di palme e ville principesche color rosa pastello, di iguane che si arrostiscono sui rami, di miliardari e di giardinieri neri. È una follia. Fuori il sole si sbizzarisce, e io dentro a parlar di preposizioni articolate. Perché?
Personalmente lo faccio per cinque ragioni. Primo, non saprei cos’altro fare. Qualcuno ha detto che quelli che non sanno fare niente diventano insegnanti: per quello che mi riguarda è assolutamente vero.
Secondo, insegno lingua e cultura italiana per combattere la mia personale battaglia contro la corruzione del linguaggio - che diventa corruzione del pensiero, essendo il linguaggio padre e non figlio del pensiero.
Cerco di far capire che “Mia Amata Immortale” è meglio di tvb e che le parole non si limitano a trasportare concetti ma hanno colori e suoni che vanno distesi sulla pagina. Le parole non solo si leggono e si sentono, ma si vedono. Io odio gli scrittori che scrivono ecc. Io se vedo scritto ecc. leggo ecc, uno starnuto mozzato in gola. Io odio gli scrittori che scrivono ecc. perché significa che han perso di vista la bellezza, son dei banditori, dei politici, dei chiacchieroni.

Terzo, io amo la mia lingua spudoratamente. Dopo aver pronunciato la parola “crepuscolo” o “velocipede” – mi accendo una sigaretta e me la fumo beato.
Diversi miei colleghi parlano della passione per l’insegnamento dell’Italiano. Non so se possiedo questa passione, ma so che non può esserci passione per insegnamento se non c’è passione per la lingua. (Tra l’altro, diverse persone che hanno avuto a che fare con lo Spagnolo e col Francese mi hanno detto che l’Italiano è  molto più bello e io non mi permetterei mai di mettere in dubbio affermazioni del genere).

Quarto, io amo il fatto che imparare l’Italiano sia una cosa sovranamente inutile. Non è sovranamente inutile, ma mi piaceva l’avverbio sovranamente. Però imparare lo Spagnolo, il Francese, il Tedesco è più utile che imparare l’Italiano. Imparare un qualsiasi mestiere, sia esso il chirurgo o il venditore d’automobili, è più utile che imparare l’Italiano. Persino insegnare l’Italiano è più utile che imparare l’Italiano.
L’Italiano ormai si parla solo in Italia, anzi neanche lì, se andiamo a vedere l’enorme ammontare di parole inglesi che non sappiamo pronunciare o di neologismi orrendi proveniente dall’Inglese internettiano – e adopero quest’aggettivo tanto per farvi venire un brivido di ribrezzo. Tra questi neologismi citerei ciattare. Che scriviamo pure con l’acca al posto della “i”, che mi fa piangere ogni volta. (Altre espressioni abominevoli come ”mi piaci una cifra” vengono invece dal romano, che grazie alla tivù è  diventato la lingua nazionale).

Viviamo in un mondo dominato dalla velocità, perciò non abbiamo tempo per le cose inutili, come salutare all’inizio di una email e apporre la nostra firma alla fine o scrivere eccetera se possiamo scrivere ecc. – risultando perciò evidente che il binomio velocità/utilità è sinonimo di bruttezza e maleducazione, trovo che non ci sia nulla di meglio che dedicare la mia vita all’apprendimento e all’insegnamento di qualcosa d’inutile. (In realtà, non penso che imparare l’Italiano sia così  inutile. Parafrasando Eco, credo che imparando una lingua e una cultura diverse si abbia una marcia in più in qualsiasi disciplina e si abbia in definitiva l’opportunità d’essere più felici).

Quinto, ma va alla fine solo perché mi permette di chiudere ad hoc, insegno Italiano perché mi pagano bene, e mi pagano bene perché c’è richiesta, perché sembra che tutti in South Florida abbiano un motivo per approfondire la cultura italiana, tutti ci amino, everybody wants to be Italian. Ho incontrato persone e storie meravigliose, lungo gli anni, insegnando lingua e letteratura italiana sotto il cielo blu incandescente dei Tropici, e la mia cultura e la mia esperienza si sono fuse con altre culture e altre esperienze: questo diario vuole esserne un resoconto, un omaggio, e  - credo – un viaggio gradevole anche per chi vorrà leggere. Grazie.

Emanuele Pettener

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3 commenti

  • Link al commento tommaso Lunedì, 31 Dicembre 2012 04:02 inviato da tommaso

    Siamo fortunati in Florida di avere un insegnante bravissimo come te che ci dà la passione per studiare la lingua italiana e per aiutarci ad apprezzare la sua letteratura ricca!

  • Link al commento Lucio Angelini Venerdì, 21 Dicembre 2012 20:58 inviato da Lucio Angelini

    La prossima volta che nasco, vengo anch'io a insegnare italiano negli States, ma nel deserto di Sonora, se possibile, dove sono certo che i saguari del posto troverebbero l'apprendimento della nostra lingua 'sovranamente utile' ^-°

  • Link al commento michele Domenica, 16 Dicembre 2012 22:35 inviato da michele

    come vedi, diversamente da quanto scrissi 5 minuti fa, ho aperto il sito che mi hai inviato, sacrificando Tolstoj, che comunque avvicino tra 10 minuti.
    Mi veniva da nascondermi sotto al tavolo (o il tavolo?) quando hai biasimato chi scrive ecc.; io lo faccio per disperazione, per fretta, insomma a volte lo trovo comodo. Ma tu mi condanni e hai ragione.
    D'accordo con le tue riflessioni sulla lingua, mi sono assai piaciute, sono cose che sapevo, se vuoi, conoscendoti le tue "lezioni", le ultime quelle ai bordi della piscina di Boca. Continua a darmene, erano molto stimolanti.
    Stasera volevo andare a vedere Lo Schiaccianoci all'Excelsior realizzato alla Scala dal balletto del Bolshioi; fui contento, non per me, ma per la società, perché i biglietti erano esauriti; c'era un solo posto, ma ero con una signora, quindi, dopo un giretto tra i banchetti di piazza Ferretto, siamo andati a vedere l'ultimo tanto reclamizzato film di Albanese: una lunga barzelletta in chiave verista-astratta-metafisica, stramba, ma fondalmentalmente vera sulla società e sulla politica italiana di oggi.

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