Venerdì, 19 Maggio 2017 13:51

Il cimitero di Eco

Mi piace un botto che i miei amici mi consiglino dei libri, c’è sempre un piacere sottopelle durante una conversazione a sfondo letterario, ci si sente quasi degli intellettuali, in senso buono, certo, non in senso snob, be’, forse appena un poco, comunque sia ci si sente bene, elevati, privilegiati, si fa parte di una élite, una ristretta élite di quelli che ancora leggono i libri, possibilmente su carta, grazie, e gli e-book? Eh, lì si storce un po’ il naso ma poi si perdona, l’importante è leggere, leggere, leggere e poi, dopo aver letto, scambiarsi le opinioni, i commenti, i consigli – ah, che bella che è una bella discussione letteraria, lasciamo perdere che il più delle volte è anche noiosa, che non si ha mai letto questo o quell’altro, che a volte si fa finta, che non ci si ricorda il titolo, che si annuisce poco convinti di una trama che ci sembra sempre la solita, ma che ci viene presentata di volta in volta come emozionante, commovente, elettrizzante ed ogni altro aggettivo strabiliante che è anche participio presente, quella trama di quel libro di quell’autore che poi hanno fatto anche il film di quel regista con quell’attore ma però il libro è ceeeeeeento volte meglio, ma che scherzi?, neanche il paragone, DEVI LEGGERLO, non si discute e allora che fai? Te lo compri.


E insomma stavo giustappunto ciondolando da uno scaffale all’altro della libreria quando ti incontro questa mia amica, stimatissima e vorace lettrice, che mi dice di aver appena finito il Cimitero di Praga di Umberto Eco, me-ra-vi-glio-so. Eco mi è sempre piaciuto un botto, non l’avevo comprato appena uscito perché ero a corto di dindini ma ora!, ora che il sussidio di disoccupazione era stato bonificato in banca potevo addirittura permettermi due cose nello stesso posto: il romanzo di Eco ed uno spritz. Potete capire il mio entusiasmo quando ho trovato l’edizione economica “vintage” della Bompiani, con conseguente raddoppio del beveraggio. Arrivo a casa e scrivo un whatsapp ad un amico, stimatissimo e feroce lettore, che alla notizia mi replica secco: acquisto eccezionale! Porca miseria, comincio a non star più nella pelle ma mi trattengo, lo appoggio sul comodino per iniziarlo la sera, prima di dormire, mi piace un botto leggere a letto e addormentarmi con il libro in mano, di solito mi sveglio quando mi cade sul petto, c’è solo una cosa che mi piace più di addormentarmi con il libro in mano ed è addormentarmi con la tv accesa, magari davanti ad un vecchio episodio del tenente Colombo. Comunque sia, la sera lo inizio: ma che meraviglia, la storia di questo tizio, un falsario tramaccione di nome Simone Simonini, una storia che parte dalla massoneria arriva prima a Garibaldi e poi alla comune di Parigi e dio solo sa dove, con un minimo comune denominatore: l’odio contro gli ebrei. Il protagonista arriva dunque a inventarsi un documento dove si registra una presunta congiura al cimitero di Praga tra i capi delle comunità ebraiche d’Europa per prendere il potere! Tutte balle ma non importa, è quello che serve ai politici dei vari stati europei - Hitler fu poi tra questi - per potergli dare addosso all’ebreo infame. Uh, che intrippante, un inizio così non me lo ricordavo dal Pendolo di Foucault, che infatti me lo ricordo ancora: fu allora che vidi il pendolo... Be’, il Pendolo è un capolavoro, mi dico quella sera girando le pagine del Cimitero, capolavoro assoluto! La sera successiva riattacco da dove ho lasciato, faccio un po’ più di fatica ma poi girando le pagine penso al Nome della Rosa, anche lì avevo avuto dei momenti critici ma poi, che capolavoro, capolavoro assoluto, tanto da restare nella mia personalissima top ten per almeno una ventina d’anni! La terza sera, sarò stato io, sarà stato che avevo perso a poker mezzo sussidio, sarà stato tutto quello che volete ma la lettura si fa ardua, contratta, ostica. Ora che ci penso – mi dico girando le pagine - Baudolino non mi aveva fatto impazzire, ecco, lo avevo trovato un po’ indigesto, sempre grande narrativa, sia chiaro, però, però, però c’era qualcosa, qualcosa che non mi convinceva fino in fondo... La quarta sera realizzo che l’Isola del Giorno Prima non ero nemmeno riuscito a finirlo a causa delle secchiate di noia che mi arrivavano in faccia, e la quinta sera, la quinta sera come un lampo improvviso in un temporale estivo mi è tornato alla mente che la Misteriosa Fiamma della Regina Loana mi aveva completamente smarronato dall’inizio alla fine! La sesta sera finisco il romanzo e dalla delusione vado subito a rileggere un pezzetto a caso del Critico come Artista, così, per riconciliarmi con la letteratura, non credo che avrei dormito, altrimenti. Ammorbidisco il giudizio davanti ai miei consiglieri: certo, si tratta di un romanzo storico, non è il mio genere ma è una questione di gusti, va detto che è una ricostruzione davvero incredibile, precisissima, meticolosa da farti venire il dubbio che Eco avesse come minimo l’ascendente vergine, una ricostruzione che ha se non altro il merito di farti capire come l’odio contro gli ebrei abbia radici lontanissime. Quand’ecco, a proposito degli ebrei, traggo un volume dalla mia libreria e leggo: “...il loro dinamismo e la loro superiore intelligenza, il capitale di spirito e di volontà accumulato di generazione in generazione ad una lunga scuola di sofferenze, sono destinati a prevalere in misura tale da suscitare invidia e odio, sicché oggi in quasi tutte le nazioni – quanto più esse tornano ad assumere atteggiamenti nazionalistici – va diffondendosi il malcostume letterario di portare al macello gli ebrei come capro espiatorio di ogni possibile male pubblico ed interno. Ma non appena sarà questione di creare una razza mista europea il più possibile robusta, l’ebreo sarà un ingrediente utile e desiderabile quanto ogni altro residuo nazionale. Qualità sgradevoli e pericolose le possiede ogni nazione, ogni individuo - è crudeltà pretendere che l’ebreo faccia eccezione. In lui quelle qualità possono essere ripugnanti e il giovane finanziere ebreo è forse la più repellente invenzione della razza umana in genere. Tuttavia vorrei sapere quanto, in un calcolo complessivo, non si debba perdonare ad un popolo che, non senza colpa di tutti noi, ha avuto la storia più dolorosa di tutti e al quale dobbiamo l’uomo più nobile, Cristo, il saggio più puro, Spinoza, il libro più possente e la legge morale più efficace al mondo.” Così scrive il buon vecchio Federico Guglielmo Nietzsche, alla faccia dell’antisemitismo, nel 1874, ben centoquarant’anni fa, con la sua prosa lucida, potente, preveggente. Ora, io non lo so se esistano davvero i buoni consigli, in letteratura come nella vita, ma quello che mi sento di dire è solo questo: Nietzsche mi piace davvero un botto, poi fate voi.

Bruno Dakskobler

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