Venerdì, 15 Marzo 2013 08:11

Divagazioni e intenzioni (prima parte)

Immaginiamo di non sapere che il verso conclusivo dell’Inferno, “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, sia del sommo poeta fiorentino; proveremmo ugualmente quel fremito, suscitato dal formidabile effetto liberatorio, di un endecasillabo che definisce e risolve la fine di un incubo e il sorgere della speranza?
Saremmo in grado di separare la frase poetica, dall’autorevole nome di chi l’ha scritta e di considerare quel verso indipendentemente da ciò che l’ha preceduto? Considerandone l’intrinseca bellezza, credo di sì.
Senza dubbio, è questione più complessa, ma è lecito porsi un interrogativo sulla possibilità che uno, o pochi versi, possano vivere autonomamente. Può sembrare un quesito quanto meno irragionevole, ma potrebbe anche trattarsi di una questione cruciale, nell’ambito della creatività poetica.

Fermo restando l’indissolubile legame fra struttura formale e significato, è altrettanto indiscutibile che l’atto creativo, da cui scaturisce appunto la sequenza logico-grammaticale, che sorregge il significato, appartiene a un territorio inesplorabile, una sorta di “Atlantide”, in cui una superlogica e un metalinguaggio preparano il terreno sul quale germoglia la poesia. Una notte, ad esempio, resa ancor più scura dalle nubi, vidi un riflesso luminoso di colore arancione, che appariva da un varco, un effetto creato dalla luna sorgente. Dalle mente e dal cuore scaturirono queste parole: “vi sono bagliori che occorre saper comprendere”.
Conservai nella memoria quel singolo verso, soddisfatto dell’incontro fra un fenomeno reale e la sua sublimazione nell’immaginario della parola. Successivamente lo utilizzai come parte di una poesia e mi resi conto di come fosse possibile intenderlo sia nella sua unità, sia all’interno di una struttura formale più complessa; aveva, insomma, due vite. Non intendo con ciò, formulare l’ennesima teoria poetica, ma soltanto divagare, su temi d’indubbia vastità, lasciando un margine d’indeterminatezza. Spero di poter divagare ancora e accogliere divagazioni d’altri, ancor più interessanti, ma non prima di aver espresso a breve, alcune intenzioni che chiariscano le opportunità e le potenzialità che Priamo può offrire, in  quell’indissolubile legame che intercorre, fra chi scrive e chi legge.

(Andrea Vollman)

 

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