Domenica, 26 Maggio 2013 21:10

Auricolòfono mistico

È un “animale della quinta notte”, cioè di quelli nati alla fine del giorno degli animali e prima del giorno di Adamo ed Eva: anomali, rari,  e curiosamente mostruosi. Segue dossier di osservazione.

Una volta all’anno, di solito alla fine della primavera, non decide qualcosa di diverso, o per lui di nuovo, o calcolato, ma semplicemente lo fa: si confessa.
Parlare di sé gli è dunque raro quanto insolito; evidentemente gli piace, ma anche questo piacere è effimero. Logicamente – benché la logica sia forse umana – un momento dopo non ricorda né di aver organizzato suoni né di averne provato la voglia. Ormai se ne riparla fra un anno.
Sappiamo questo, sulla labile alternanza delle tensioni, perché sta nella natura animale.
Il nome che gli è stato dato gli è per certo ignoto, e difficile anche per gli umani: Auricolòfono mistico.

Come per quasi tutti gli esseri poco appariscenti, la sua figura e i suoi comportamenti sono di difficile osservazione. La pazienza non sempre è sufficiente, né può aiutare da sola. Ci vuole fortuna anche negli incontri preparati, non solo in quelli casuali.
Ciò che aiuta di fatto è coglierne la confessione quella sola volta, sul finire della primavera.
Intanto dal suo punto di vista, della sua labile coscienza, non accetterebbe mai un nome, per la semplice ragione che non lo riconoscerebbe come identificativo appropriato. Ma è proprio l’identificazione che lo sconvolgerebbe, e sarebbe contraria alla sua sostanza, insomma lo ucciderebbe.

Qui trova ragione la seconda parte del nome, mistico, che gli è stato inchiodato addosso.
Ormai bisogna dirlo: è un quadrumane con forte tendenza al-la stazione eretta, quella sola volta all’anno; di solito striscia, quasi le zampe si stessero riducendo a causa di una atrofia debilitante.
La sua attività costante nel corso dell’anno è concentrata nel raccogliere osservazioni e comunicarle tutt’intorno a sé. In termini umani si direbbe che fa la spia. Ha occhi enormi come un nictalopo, ma soprattutto orecchie smisurate. La voce è piutto-sto un sussurro.
Così si giustifica a grandi linee il nome Auricolòfono.

È di qualche significato sottolineare che lui non può giudicare il suo proprio dire, non lo percepisce come qualcosa di immorale; è il caso di dire immorale? Quel che raccoglie lui lo diffonde, senza sapere a chi lo dice. Per questo lo fa ad ampio raggio, a massima estensione possibile, che non è certo ridotta. Trasmette segreti e indiscrezioni: in realtà registra e passa tutto senza selezionare nulla. È una macchina totale di dicerie, che sono inevitabilmente reali, poiché non trasceglie nessun elemento; raccoglie a copertura larga quanto il luogo di diffusione; è un trasmettitore integrale.
In quel momento di fine primavera è colto da un riflesso di misteriosa consapevolezza. Confida a tutti che non può avere nome, altrimenti sarebbe scoperto e a lungo andare annullato; come si dice per animali più noti... nascondere la testa e lasciare allo scoperto il corpo.
Però lo ammette, per un momento lo capisce: è spia.
Lo sa, forse lo sa, è una spia del mondo “così com’è”. E allora in cosa consisterebbe il marchio morale, quando dice ciò che tutti pensano, vedono, in qualche modo sanno. Se ne dispiace, per la ragione che non riuscirà mai a capire qual è la verità, o se la verità esista.

Si eregge e si tira addosso una pena, sicuramente inutile. Per sua fortuna non ci penserà più per un intero anno, in cui vivrà la realtà integrale senza menzogne, e naturalmente senza verità.
Alla fin dei conti sembra piuttosto un “martire”, e mi permetterei proprio di cambiare il suo nome in Auricolòfono martire. È insomma un testimone, improprio, non veritiero, ma non bugiardo.
Gli potremmo dare il benvenuto fra gli umani.
È infine noto che l’estrema specializzazione biologica comporta sovente fenomeni di alterazione metamorfica funzionale. Nel caso dell’Auricolòfono è clamorosa la perdita progressiva o anche istantanea dell’udito. La metamorfosi non risulta sempre armonica; lui perde sì l’udito, e in parte anche la vista, ma non la voce.

Le attività fondamentali permangono tuttavia molto più a lungo, e dunque il nostro oggetto di osservazione continuerà a diffondere informazioni, che ormai non può raccogliere.
A questo punto se le inventa, e dà luogo a una variante, registrabile anche nel nome, a cui si aggiungerà Simulator, ovvero, come dire, Calunniatore.
Tale ulteriore elemento della sua natura non è ancora oggetto della sua confessione annuale: continua a non sapere ancora esattamente chi egli sia. Dunque sempre più vicino all’umano.
Recentemente è stato osservato che quanto più si modifica nella variante Simulator tanto più aumentano il suo istinto riproduttivo, l’attività sessuale, e quindi il numero degli esemplari osservabili in circolazione.
Tutta la nostra curiosità, un poco losca, un poco simbolica, andrà orientata al finire della prossima primavera.

(di Bruno Pompili)

* Auricolòfono mistico è stato scritto dopo la pubblicazione del volume (di Bruno Pompili) Animali della quinta notte (Carabba, Lanciano 2007, prefazione di Massimo Del Pizzo), un libro pieno di animalesche introvabili curiosità.

 

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