Giovedì, 10 Ottobre 2013 08:03

Scimmia

La volta sfigurata del cielo scarica acqua pesante come cemento. Il turbinare oscillante del vento mi sposta di continuo. Sto aggrappato con due mani al manico, sotto la piccola vela nera, piegata. Inutile a riparare dall’implacabile sortilegio: sono di troppo, di certo qui sotto, su questa strada inzuppata di rabbia. O forse anche nell’Universo. Il mondo si liquefa con me. Maledizione! L’unico, l’unico posto dove non ci sono portici. Le gomme delle auto, dalla strada, sollevano spruzzi precisi che mi raggiungono, a infangare questo corpo: oh, cari! non vedete che ho già sventolato bandiera bianca? Non capite che non ho più alcuna pretesa, nemmeno un briciolo di orgoglio? Inciampo, cado bocconi, sprofondo nella pozzanghera.

Dentro la testa continuano a ferirmi meccanici loop di memoria, taglienti come frammenti di uno specchio rotto e replicante. Ricordi migliori non ne ho: una specie di scadenzario. Oh, vita, immensa bolletta! C’è sempre qualcosa da pagare, da sacrificare. Insopportabile questa assenza d’affetto che mi pare avvolgere, tutto, come una crosta dura. Punge questo schifo di normalità. Qui intorno l’amore si dichiara, eccome! Sfrontato, appassionato. Ma è amore da ipermercato, merce che fa la puttana. Questo è. Sragiono, che bestia. Sono fradicio. Fosse solo di acqua sporca.
«Alzati scimmia, vieni dentro».  

Ruoto appena il capo.Vedo con la coda dell’occhio un tipo con una pancia considerevole che mi sovrasta. A modo suo mi aiuta a uscire da quella piscina lurida, tirandomi su per il colletto, come se fossi un gatto. Tento di recuperare l’ombrello da terra, lui ci mette il piede sopra per impedirmelo.
«Di questo non hai più bisogno».
Passa rudemente un braccio sulle mie spalle, affettuoso come le spire strette di un boa. Sono condotto all’interno: strano posto, mai notato prima, è una piccola libreria. Almeno c’è tepore asciutto e luce, odore di carta nuova.
«Vieni, sediamoci, scimmia». Sono imbarazzato, mi sembra di imbrattare tutto della pioggia che ho addosso. Il grassone fa spazio sopra ad un tavolino dove sono esposte, allineate orizzontalmente, le copertine delle novità: impila i libri. Compare una bottiglia di vino. Il grassone la tiene con due dita  per il collo. Vino rubino: con stessa mano, tra le dita trattiene anche due bicchieri.
«Su, beviamo qualcosa, scimmia».
«Sono già sbronzo. Sbronzo della vitaccia». Gli sbuffo sul viso un soffio di umidità: «E non chiamarmi scimmia».
«Vitaccia? Per carità, non dirmi altro. Oggi è già una giornata troppo piagnona...». Fa tintinnare il suo bicchiere sbattendolo sul mio che resta sul tavolo e beve, succhiando sonoramente. Il grassone schiocca la lingua per marcare il piacere che mi perdo. Raccolgo dal piano, a caso, uno di quei romanzi. Lo sfoglio.
 «Ti piacciono i libri? Qui dentro c’è il catalogo del mondo» mi borbotta addosso il pancione, senza enfasi.«Tutte le storie possibili. Come le ha già scritte Dio, da qualche parte lassù, scimmia. Bé, gli scrittori le ripetono. Qualche pagina appena dal Grande Libro. Mi guardi con quella faccia sbalordita. Forse hai ragione tu, scimmia, a guardarmi con quella faccia sbalordita… Già, dirai che l’ispirazione ha un suo valore…forse chi scrive è davvero profeta di qualcosa, mah …».
«Più che altro sono tutte vite di carta… » annoto puntiglioso, ma con una certa rassegnazione. Sorrido piuttosto nervoso, poi mi decido a bere, prima in punta di labbra poi con più coraggio: «E scimmia sarà tua madre ».

«Oh, sì» dice lui, senza scomporsi minimamente, «era una vera gorilla». Con un gesto allude al suo corpaccione di figlio orfano quadrumane. «Che ti credi.. siamo tutti ... In fondo, tolte le mutande e privati del computer, ci basta qualche banana da mangiare. Facciamo bei salti tra le chiome degli alberi per evitare di cadere definitivamente a terra. Poi un po’ di sesso... E tu, tu sembri anche più scimmia…» Riflette, poi scuote la testa. Pare distratto da un altro pensiero che si sovrappone, mentre accenna con un gesto lento a tutti quei volumi che ci stanno intorno.
«Dentro a questa stanza un lettore perfetto potrebbe essere felice. Ma quando sceglie  un romanzo che lo prende, uno di quelli che ipnotizzano, ohh! ne affretta la fine. Arriva il momento che deve riporlo nell’anonimato degli scaffali. Tra centinaia, migliaia di storie lette e disimparate. Per sempre, olé! Gia...».
«Detto da un libraio non è consolante » dico.
« Del resto quasi tutti i romanzi raccontano la medesima storia…».
« Bé?».
«Amore. Scrosta scrosta è un amore semplice, viscerale, gira gira, proprio da scimmia». Mi verso un altro bicchiere, è un vino robusto, con tanti gradi addosso, inghiotto un sorso più generoso: « fa’ un favore, stasera evita di parlarmi d’amore. E di donne».

Il libraio si alza pesantemente e viene ad accarezzarmi con un buffetto sulla guancia.
« Ecco» sbraita senza pudore per me.«Ti manca una donna! Vedi, il solito romanzo…».
«è che stavolta abbiamo litigato, ma di brutto. Con quella…quella… troia…che stava con me. è finita troppo male. è una che ragiona a scatti. Non capisce un cazzo di niente, Cristo! Io la penso in un modo e lei sta sempre all’opposto. Dico, anche politicamente. Sembra che faccia apposta per istigarmi. È una questione di valori. Mi fa incazzare come una bestia, questa assurdità: è incredibile! Lei mi rimprovera perché ho delle idee balorde. Pensa! Per le stesse balordaggini io me la prendo con i coglioni che la pensano come lei. È pazzesco, no? Sbaglia, sbaglia lei! È Insopportabile. Non accetto che una donna intelligente… Cristo!»
«Insomma l’ami…».
«L’avrei amata. Ma con quella testa, Cristo! Basta».
«Ascolta questa storiella, scimmia: c’è una bella ragazza dagli occhi neri e con i capelli così scuri che rasentano quasi il blu, tunisina. Si dà appuntamento a mezzogiorno con un suo compagno di università. è un ragazzo dagli occhi altrettanto neri e con la stessa profondità di sguardo: lui è indiano e di religione indù. Lei è una buona mussulmana. I giovani si piacciono istintivamente: decidono di incontrarsi allo snack bar. Così, tanto per iniziare. Così lui scopre che la ragazza non può ordinare tramezzini con la porchetta, né quelli col prosciutto o il salame. Tu dirai cosa c’entra? Il fatto è che la ragazza, invece, è attratta da un tramezzino col roast beef e l’insalata. Ma lui fa una faccia buffa: diffida della carne bovina. Potrebbe esserci dentro l’anima di sua nonna… Insomma: questi hanno un grana davvero grossa: pensa! Il loro destino potrebbe cambiare per colpa di un tramezzino. Perdersi per sempre. Inesorabilmente. Secondo te, scimmia, che sei un uomo di principi,  che faranno? ».
« Questa è un’altra faccenda, lei mi detesta».
«Ti ama, scimmia?».
«Mah, a questo punto non significa niente. Ohoo! mi ha sbattuto fuori di casa».

Il grassone storce la bocca pensoso. Sento improvvisamente un forte brivido all’altezza del cuore. Si ripete. Non è una scossa di infarto, che meriterei, è il vibratore del cellulare. Infilo una mano nella tasca della giacca e lo sfilo. Leggo che è la sua chiamata. Lo lascio squillare ferocemente, voglio vedere se la smette. Ohh, si è stancata, l’ossesso. Meglio. Meglio.
Lei richiama ancora. Mi cerca. La smetterai, Cristo! Smette. Smette. Passano secondi così  vuoti.
Mi innervosisce questo silenzio di lei. Riprova, dai, riprova, vacca! Ti prego, carogna. Ti prego ti prego ti prego, ti prego…
«Devo andare» dico precipitosamente al mio ospite. Faccio per alzarmi.
Lui versa ancora un goccio: « ricordati questo vino, scimmia. Se non lo capisci, se non studi bene anche le sfumature del colore, se non senti il profumo e un certo retrogusto di fragola, e magari di fiori, finisce che poi ti ricordi solo il bruciore dell’alcol. Allora sei spacciato, se ti resta solo quello in mente, scimmia. è un disastro, credi. E la tua vita…Insomma, è una cosa complicata, bisogna sapere come va assaggiato il vino».
Brindiamo in fretta. A che? Non lo so. Forse…
Poi mi rituffo nella pioggia che imperversa ancora. è una giornata così strana.

(Racconto di Roberto Masiero)

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