Spunti & Racconti (78)

Venerdì, 30 Gennaio 2015 00:00

L'imboscato

3 giugno 1915
Carissimi, Ricordandovi sempre con affetto mando a voi intimi saluti sperando che voi tutti sarete in ottima salute, così come vale per me. Conduciamo una vita molto attiva che però non mi fa soffrire più di tanto, per motivi che facilmente potete comprendere non posso dirvi dove siamo dislocati e diretti. Il mio indirizzo preciso è questo: Sesta Divisione 61ª Fanteria Decima Compagnia. Appena ricevete la presente fatemi il piacere di scrivermi subito perché c’impiega molto ad arrivare.
Vi prego anche di ricordarmi a tutti i conoscenti e a chi vi domanda mie nuove. Non pensate male di me che come vi ripeto sto benissimo. Ricevete tanti saluti e bacioni dal vostro aff.mo figlio Paolino
(coll. Gabriele Molo)

Il cielo è accecante, pieno di piccole nuvole basse.
Siamo attendati in un luogo segreto in mezzo alle montagne dirimpetto alle fortificazioni e al possente potenziale bellico del nemico. Sono i primi di giugno, la guerra è appena cominciata e sul fronte dell’Isonzo la battaglia infuria.
Ho la sensazione di trovarmi al centro di un sogno esaltante.
Di colpo un lampo abbaglia le rocce vicine, così veloce che sembra più d’immaginarlo che di vederlo. Segue uno scoppio che pulsa sui timpani e un gran fracasso di pietre che rotolano a valle.
"Giù! Il nemico! Al sicuro!", grida il sergente Brioni a dei soldati che bighellonano in giro fumando.
Ci siamo ricompattati, siamo stati nascosti, in silenzio, trattenendo il respiro.
Dal brusio scomposto, che sembrava di essere in piazza, la domenica dopo la Santa Messa, un momento in cui abbiamo attraversato il nulla: un nulla pieno di meraviglia, stupore, in cui mi sono sentito un puntino rispetto alla maestosità della montagna.
E’ durato poco.
Quando abbiamo capito che si trattava solo di un colpo, come a ricordarci dove eravamo e perché, abbiamo ripreso poco alla volta le solite attività.

Giovedì, 15 Gennaio 2015 00:00

[Per la poesia, due]

«Non si ragiona di poesia!»

D’accordo. Lo abbiamo già detto qua e là. Ne abbiamo parlato anche troppo (troppo?); scritto, e con qualche risposta non sempre gentile. Abbiamo avuto in mente degli esempi: ognuno ha sempre in mente i suoi propri.
Una storia personale, di lettura e di scrittura, è una irripetibile rivendicazione di verità, e non avrei il coraggio di dire che è sbagliato. «Non è sbagliato.»
Scrivere è un atto di libertà; ma non lo è in assoluto, perché abbiamo sulle spalle (in memoria, insomma) un sedimento opaco, spesso imperforabile, che ci confina a ripetere il già detto, il già vissuto, il già scritto o letto. Avviene che si ripetano anche le sperimentazioni, che si ricalpesti il sentiero intricato delle avanguardie. O che non si sappia se mai ci siano state (ahimè, bisogna imparare tutto fuori dalla scuola?).
Scrivere poesia. Per definizione, e per coerenza, non posso avere parole. Se non sommesse, caute, personali. E soltanto sostenute dal diritto di uno che pur avendone scritte un migliaio ne ha pubblicate molto meno dell’uno per cento in età giovane e irresponsabile. Ho il diritto di chi non ha tediato, non ha consumato alberi né abusato delle amicizie. Sì, di recente, solo qualche testo in «righe corte, non versi», giusto per evidenziare gli elementi di una riflessione, sintetica.

Venerdì, 09 Gennaio 2015 00:00

Una valanga di fuoco

24-IX-15
Sì, sì; è vero, anche la vittoria stanca, è la vita di guerra che esaurisce. Non scrivo, non lo posso, che con sacrificio di me stesso. Tu non sai che cosa significhi la guerra offensiva in montagna.
Non mi ero spiegato: volevo dire: oggi finalmente posso scrivere, non molto poco, non più di un semplice saluto. Tu che lo puoi, Angela, scrivimi, ho bisogno di te. Peppino

Capitano GIUSEPPE MIRTO
11° Reggimento Bersaglieri 39° battaglione
Divisione speciale B Seconda Armata
Cartolina in franchigia spedita il 24 Settembre 1915 dalle posizioni dell'Alto Isonzo.
(coll. Gabriele Molo)


Isonzofront 1124È una notte piena di incertezze, di inquietudini e di sospiri. Siamo di rincalzo sull’alto Isonzo in stato d'allerta, con i fucili spianati e la testa appena sotto il bordo della trincea.
Il buio non fa vedere niente intorno. Stiamo lì, ciechi, l’uno di fronte all’altro, come orbati di tutti i sensi.
Rimango seduto in una postazione di ascolto, un piccolo cratere a venti metri di distanza dalla nostra linea. Sento una pallottola che mi sfreccia vicino alla tempia prima ancora di udire il colpo di fucile.
Alle ventitré in punto viene trasmesso dal Comando del Battaglione l'ordine che all'una dovremo muovere all'attacco.
Il battaglione si snoda nel buio silenziosamente, in fila indiana, fra la vegetazione, i buchi delle granate e i sassi, e raggiunge le posizioni assegnate. Le prime squadre trasportano sotto i reticolati tutti i tubi di gelatina che dovranno aprire i varchi. Altre squadre tentano di tagliare i fili spinati con delle pinze da potatori.

Giovedì, 25 Dicembre 2014 00:00

Incontri (Omaggio a Guccini e Mestre)

È in ritardo, come sempre, unica certezza della sua vita incerta.
Chiude il portoncino con quattro mandate, con un automatismo robotico.
Scende i gradini tre alla volta e correndo la incontra lungo le scale.
La riconosce subito, uguale all’immagine che coltiva nei ricordi, con dieci anni in più, ben distribuiti, nonostante la curva della loro età sia ormai parabola discendente. Sono due bei quarantenni, e quasi nulla gli sembra cambiato in lei.
Subito, l’impatto della sua presenza, nei suoi circuiti neuronali.
Pensa a tutto quello che sa, e sa che tutto quello che pensa non vale niente, appena più di poco, forse nemmeno quel poco e quel niente.
Quello che sa, che pensa, è relativizzato dalla circolazione sanguigna, dal caos delle cellule che corrono qua e là, su e giù, come non avesse più semafori a dirigere il traffico interiore, sempre controllato e pacato.

Lunedì, 22 Dicembre 2014 00:00

Morte di un amico

Oggi ho saputo della morte di un amico.

Non sapevo se scriverne, ma scrivere è la mia vita; forse sbaglio, ma anche sbagliare è la mia vita.
Nella prima frase ci sono due parole fondamentali nella vita: morte e amico.

In questo momento mi stavo chiedendo se eravamo davvero amici: ci conoscevamo da quarant’anni, avevamo frequentato le scuole medie insieme, ne avevamo combinate tante. Poi la vita a fasi alterne ci aveva fatti incontrare, più spesso ci aveva allontanati. 
Il percorso di una vita non è mai lineare; curve, salite e discese, fuori rotta, soste forzate.

Negli ultimi anni, dopo decenni distanti, ci eravamo ritrovati: era diventato presidente di una associazione che si occupava di minori tossicodipendenti: una grande struttura che ospitava diversi ragazzi con formula residenziale e diurna.

Mi ero così associato, partecipando una volta all’anno all’assemblea dei soci per approvare il bilancio.

Lui era molto impegnato, io sono molto impegnato.

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