Spunti & Racconti (79)

Giovedì, 20 Marzo 2014 00:00

Mulino Cento sul Savio

C’era qualche confusione sul Figlio di Dio. Ogni tanto passava a torso nudo, tenendo camicia e giacca dentro un arco del braccio appoggiato a pugno chiuso sul fianco. Un passo lungo, veloce senza essere rapido. Macinava strada in modo incredibile. La stessa mattina qualcuno lo vedeva — e capitava che lo dicesse — in altri posti, lontanissimi di lì.
Capelli biondicci, forse rossi, e radi, tagliati a spazzola: allora si diceva “all’umberta”. Non si guardava mai intorno; con quella meta fissa che aveva negli occhi. Non si era mai fermato a chiedere un bicchiere d’acqua, o ad alzare da solo il secchio dal pozzo. Un giorno arrivò la Tina, lì dove giocavano i bambini, gridando che era passato, e che aveva una borraccia. Tutti la guardarono, senza rispondere, e lei se ne andò.

Venerdì, 21 Febbraio 2014 11:09

Ci sentiamo via skype

Ci sentiamo via skype.
Lo schermo fa vedere la mia faccia e la sua, in formati diversi; oltre ai nostri volti, di contorno, le stanze dove abbiamo i computer.
Da circa un anno ho cambiato residenza; lui solo da pochi giorni.
Prima la mia stanza, dove leggevo e scrivevo, era più stretta e lunga, con le travi del sottotetto che scendevano da due metri e venti a un metro e dieci; ora è quasi quadrata, più ordinata, con scaffali di libri che non stanno nelle librerie in soggiorno, e che dovrei riordinare senza riuscire a farlo mai.

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 17:03

Dino Campana, al telefono

Il mio vecchio amico, Bruno Briganti, eremita (vuol dire: senza i.pad, senza e-mail, né tablet tanto meno, telefono nell’ultima cabina davanti al bar – a volte lo alza lui, anche se non suona, giusto per avere un contatto col mondo sentendo un tu-tu-tu!), si era messo in testa di essere come Dino Campana; una somiglianza.
Gli indizi erano deboli, più che altro per sentito dire. Girare senza meta, anche molto lontano, qualche donna qua e là, impressionanti, carta penna calamaio, un amico tipografo, l’appennino che è una meraviglia e non c’entra niente con le alpi, essere un poco strano così ti dicono matto, e sintomi leggeri, la leggerezza come troppa disinvoltura, solitudine, pochi incontri con gente che non se lo meritava. Così nascono le identificazioni abusive.

Martedì, 04 Febbraio 2014 19:23

’Esar e scrivar xè beo

“’Esar e scrivar xè beo,” mi scrive Cristiano Prakash Dorigo, di risposta alle mie congratulazioni per l’uscita di Un sinuoso contenitore smussato (Priamo/Meligrana, 2014).
“Leggere e scrivere è bello.” È una frase che mi dà allegria: fare una cosa perché la si trova bella. E che altra ragione ci dovrebbe essere?
Si noti inoltre: prima della scrittura viene la lettura, la congiunzione le mette sullo stesso piano, ma c’è poco da fare. Prima viene la lettura, ha un vantaggio di bellezza, si può dire. Che beo.

Martedì, 31 Dicembre 2013 10:40

Per la poesia, 1

La poesia ha dovuto troppo spesso scontare riserve, sospetti, rugginosi allori e anche irrisioni.
Innanzitutto il sospetto, o il certificato urlato, di inutilità.
Ebbene la poesia non ha ragione alcuna di presentarsi utile, perché è fuori del meccanismo vantaggio/svantaggio, è senza bilanci di convenienza in qualsivoglia commercio.
La poesia risponde solo a se stessa, e questo ha mosso una riserva, che ha nome di autoreferenzialità. Essendo assolutamente libera da qualsiasi vincolo, che non siano i suoi propri e diversi alfabeti, può riferirsi solo a sé, al proprio unico tempo. Non è compatibile con alcun schema esterno: resta altrove e sta qui.

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