Spunti & Racconti (79)

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 17:03

Dino Campana, al telefono

Il mio vecchio amico, Bruno Briganti, eremita (vuol dire: senza i.pad, senza e-mail, né tablet tanto meno, telefono nell’ultima cabina davanti al bar – a volte lo alza lui, anche se non suona, giusto per avere un contatto col mondo sentendo un tu-tu-tu!), si era messo in testa di essere come Dino Campana; una somiglianza.
Gli indizi erano deboli, più che altro per sentito dire. Girare senza meta, anche molto lontano, qualche donna qua e là, impressionanti, carta penna calamaio, un amico tipografo, l’appennino che è una meraviglia e non c’entra niente con le alpi, essere un poco strano così ti dicono matto, e sintomi leggeri, la leggerezza come troppa disinvoltura, solitudine, pochi incontri con gente che non se lo meritava. Così nascono le identificazioni abusive.

Martedì, 04 Febbraio 2014 19:23

’Esar e scrivar xè beo

“’Esar e scrivar xè beo,” mi scrive Cristiano Prakash Dorigo, di risposta alle mie congratulazioni per l’uscita di Un sinuoso contenitore smussato (Priamo/Meligrana, 2014).
“Leggere e scrivere è bello.” È una frase che mi dà allegria: fare una cosa perché la si trova bella. E che altra ragione ci dovrebbe essere?
Si noti inoltre: prima della scrittura viene la lettura, la congiunzione le mette sullo stesso piano, ma c’è poco da fare. Prima viene la lettura, ha un vantaggio di bellezza, si può dire. Che beo.

Martedì, 31 Dicembre 2013 10:40

Per la poesia, 1

La poesia ha dovuto troppo spesso scontare riserve, sospetti, rugginosi allori e anche irrisioni.
Innanzitutto il sospetto, o il certificato urlato, di inutilità.
Ebbene la poesia non ha ragione alcuna di presentarsi utile, perché è fuori del meccanismo vantaggio/svantaggio, è senza bilanci di convenienza in qualsivoglia commercio.
La poesia risponde solo a se stessa, e questo ha mosso una riserva, che ha nome di autoreferenzialità. Essendo assolutamente libera da qualsiasi vincolo, che non siano i suoi propri e diversi alfabeti, può riferirsi solo a sé, al proprio unico tempo. Non è compatibile con alcun schema esterno: resta altrove e sta qui.

Martedì, 19 Novembre 2013 08:50

homo mutans, 1

Filippo di Andros

Tutta questa gente se ne andrà. Li chiamano ristoranti, adesso. Io me li ricordo come taverna. Restiamo appena noi del paese; potremo dire di nuovo: vado da Cristoforo. Qualcosa da mangiare me lo dà.
Perché Filippo non lo so. Mi hanno sempre chiamato così e non mi sono fatto mai domande, perché ho sempre capito che non so rispondere direttamente e subito. Ho bisogno di pensare a lungo, perché sono molto lento.
Questo mi fa ragionare dentro. La quantità di domande a cui non so rispondere. Mi sembrano anche semplici, ma d’improvviso si fa un vuoto, e mi pare che una parola sia tanto complicata. Ma così va bene: sto zitto e non do fastidio. Mi hanno detto che d’estate non dovrei stare qui, per via dei turisti. Ma non ho proprio fatto segno di capire, e li ringrazio che non abbiano insistito.

Giovedì, 14 Novembre 2013 18:50

Fukushima mon amour

Piove, marzo.
Sono a casa, sto bevendo un té, leggendo un romanzo di uno scrittore russo.
Sento il ritmo regolare della pioggia contro il vetro della finestra: un sottofondo piacevole.
Squilla il cellulare, è Haruki.
Rispondo: una voce dal tono molto scosso, respiro affannoso, voce e parole sembrano pronunciate casualmente, dicono che ha il corpo ricoperto di segni rossi: è uno sfogo cutaneo.
Mi chiede, per favore, di raggiungerlo.

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