Spunti & Racconti (78)

Martedì, 04 Febbraio 2014 19:23

’Esar e scrivar xè beo

“’Esar e scrivar xè beo,” mi scrive Cristiano Prakash Dorigo, di risposta alle mie congratulazioni per l’uscita di Un sinuoso contenitore smussato (Priamo/Meligrana, 2014).
“Leggere e scrivere è bello.” È una frase che mi dà allegria: fare una cosa perché la si trova bella. E che altra ragione ci dovrebbe essere?
Si noti inoltre: prima della scrittura viene la lettura, la congiunzione le mette sullo stesso piano, ma c’è poco da fare. Prima viene la lettura, ha un vantaggio di bellezza, si può dire. Che beo.

Martedì, 31 Dicembre 2013 10:40

Per la poesia, 1

La poesia ha dovuto troppo spesso scontare riserve, sospetti, rugginosi allori e anche irrisioni.
Innanzitutto il sospetto, o il certificato urlato, di inutilità.
Ebbene la poesia non ha ragione alcuna di presentarsi utile, perché è fuori del meccanismo vantaggio/svantaggio, è senza bilanci di convenienza in qualsivoglia commercio.
La poesia risponde solo a se stessa, e questo ha mosso una riserva, che ha nome di autoreferenzialità. Essendo assolutamente libera da qualsiasi vincolo, che non siano i suoi propri e diversi alfabeti, può riferirsi solo a sé, al proprio unico tempo. Non è compatibile con alcun schema esterno: resta altrove e sta qui.

Martedì, 19 Novembre 2013 08:50

homo mutans, 1

Filippo di Andros

Tutta questa gente se ne andrà. Li chiamano ristoranti, adesso. Io me li ricordo come taverna. Restiamo appena noi del paese; potremo dire di nuovo: vado da Cristoforo. Qualcosa da mangiare me lo dà.
Perché Filippo non lo so. Mi hanno sempre chiamato così e non mi sono fatto mai domande, perché ho sempre capito che non so rispondere direttamente e subito. Ho bisogno di pensare a lungo, perché sono molto lento.
Questo mi fa ragionare dentro. La quantità di domande a cui non so rispondere. Mi sembrano anche semplici, ma d’improvviso si fa un vuoto, e mi pare che una parola sia tanto complicata. Ma così va bene: sto zitto e non do fastidio. Mi hanno detto che d’estate non dovrei stare qui, per via dei turisti. Ma non ho proprio fatto segno di capire, e li ringrazio che non abbiano insistito.

Giovedì, 14 Novembre 2013 18:50

Fukushima mon amour

Piove, marzo.
Sono a casa, sto bevendo un té, leggendo un romanzo di uno scrittore russo.
Sento il ritmo regolare della pioggia contro il vetro della finestra: un sottofondo piacevole.
Squilla il cellulare, è Haruki.
Rispondo: una voce dal tono molto scosso, respiro affannoso, voce e parole sembrano pronunciate casualmente, dicono che ha il corpo ricoperto di segni rossi: è uno sfogo cutaneo.
Mi chiede, per favore, di raggiungerlo.

Lunedì, 04 Novembre 2013 21:55

La Grazia

La casa di Lina e Teresa sorgeva a Posillipo.
Uno stretto marciapiede portava verso l'alto, allargando progressivamente la visuale senza aggiungere nulla alla magnificenza del panorama.
Era un appartamento sempre in penombra, a parte I"ultima stanza che guardava in faccia il golfo e l'isola di Capri.
Più che un'abitazione sembrava una stazione dove, tra un continuo andirivieni, si apriva o si chiudeva qualche vacanza.
Sul bancone della cucina, ogni tanto, compariva un pacchetto furtivo contenente pizze o un dolce tradizionale: gli struffoli.
Non ricordo di avervi mai mangiato altro né dormito, se non una notte su un divano.

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