Spunti & Racconti (79)

Giovedì, 24 Ottobre 2013 21:41

O.G.M. in letteratura

Mi guardo sullo schermo che mi specchia, mi leggo, e non mi sono piaciuto. Qualcuno elabori un’altra scrittura, e la consumerò.
Confidenza d’Artista


Adesso dobbiamo guardare meglio, per sapere cosa e come leggiamo. Non dirò che c’è del male, o del veleno, dei rischi o delle pene. In un territorio di fatto senza leggi (eccetto il mercato) come si stabilirebbe mai una pena; e di base, e per scelta, la letteratura (l’arte) è il luogo primo della libertà.

Sabato, 19 Ottobre 2013 21:36

M

Il treno arrivò alla stazione di M quando ormai era già buio.
Di pomeriggio avevamo attraversato la pianura, visto villaggi nascosti dalla nebbia, campanili silenziosi, uomini a cavallo. I cavalli erano piccoli, con il pelo chiaro. Gli uomini li cavalcavano stando curvi in avanti, quasi sdraiati sul collo delle bestie. Si facevano guidare dai cavalli e tenevano gli occhi verso il basso, come se cercassero qualcosa di prezioso, di importante, che dovevano trovare ad ogni costo per evitare una condanna da scontare in un luogo peggiore di quello, più freddo e gelato, dove la neve sarebbe stata così alta che di loro, e anche dei cavalli, si sarebbe intravista soltanto la testa mentre avanzavano lungo la pianura, lentamente, scavando sentieri profondi a furia di zoccoli e fiato pesante.

Martedì, 15 Ottobre 2013 12:19

Delitto e premio

Ero rimasto in piedi, nella stanza, accanto alla porta finestra quasi oscurata.
Alvise giaceva, più che sedere, accartocciato sulla poltrona. Mi faceva ancora impressione, ma in modo diverso, il ragazzo enorme dalle sopracciglia folte ed il naso importante, da rapace. Madre natura aveva preso un granchio nel metterlo al mondo con quell’aspetto, impropriamente burbero. O almeno così avevo sempre creduto: Alvise era il più mansueto e sensibile degli uomini. Ed ora che si era rivelata in lui una capacità di violenza mai sospettata, nutrivo una grande pietà, ma più diffidente.

Martedì, 23 Luglio 2013 10:03

La meraviglia della semplicità

In un mondo dominato dalla retorica e dagli effetti speciali, la lettura dell’opera di Mario Rigoni Stern ci aiuta a ritornare ad una dimensione umana. A partire dal Sergente nella neve, fino ad arrivare all’Ultima partita a carte, il ritmo della narrazione segue una cadenza naturale. I pochi temi, quali la guerra, la memoria, gli uomini, la natura e le stagioni, che vengono continuamente ripresi e rielaborati, nascono da un sentimento naturale dell’esistenza.
Ciò che colpisce e che rappresenta il valore aggiunto della sua letteratura è la straordinaria corrispondenza tra le parole e le cose. La semplicità del suo lessico, che è stata più volte criticata, non è sinonimo di trascuratezza o di ingenuità, ma al contrario, riflette una visione del mondo priva di orpelli e di artifici. Nell’intervista con Milani, Stern afferma: “Certo che sono uno scrittore semplice, ma questa semplicità dipende dal fatto che voglio che il mio lettore capisca quello che dico. Uso termini specifici soltanto dove parlo di animali o di botanica, perché se parlo di un albero non posso usare termini impropri derivati, magari, dall’uso improprio che ne fa la gente.” Sempre a tale proposito, Stern racconta un particolare della vicenda editoriale del Sergente, del quale sono note le numerose correzioni di Vittorini. Una di queste constò nella sostituzione della parola “semola” con la parola “crusca”. Dopo aver controllato nel Palazzi, nel Devoto-Oli e in altri celebri dizionari, Stern si rese conto del fatto che la parola che aveva usato andava bene e che quella di Vittorini era un’interpretazione personale.

Lunedì, 01 Luglio 2013 09:45

Io, vulcano

Vivacità, destrezza, manualità, progetto, intraprendenza, buio fascino della dissimmetria, forza e visione. Può bastare per fare un dio, quando non pretenda di essere tutto.
Se poi mi avete classificato storpio, sporco, deforme, diverso dagli altri dei, così bravini, non me la sono neanche presa a male. Dimostrazione di superiorità. Non sottovalutate il fatto che Afrodite mi ha preso, formalmente e ufficialmente, ma non voglio dar peso a quella encomiabile riuscita. Sono dio di mondo, e so come vanno le cose.
Avevo anche qualità, di quelle che si tengono nascoste per un pudore antico, quando ancora c’era, o c’erano quelle. Va bene così. Ci è toccato a tutti di avere un ribasso di fama, ma i rigurgiti di gloria esistono per questo, per rovesciare le attese, e noi tutti, quasi tutti, siamo piuttosto ottimisti.

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