Spunti & Racconti (79)

Lunedì, 28 Gennaio 2013 10:05

L’insonnia di Cassandra

Ha cominciato molto presto ad avere dubbi se sia un bene dire la verità.
«Ricordati che non devi mai mentire.» Rimbombano le parole di sua madre; e la zia che scuoteva la testa per approvare.
«C’è bisogno di tutto nella vita, anche di qualche bugia.» Le parole dello zio, e suo padre che annuiva; a precisa domanda non sapevano però concordare una differenza fra menzogna e bugia.
Da sola Cassandra stabilì la diversità: la menzogna era quella che non l’avrebbe lasciata dormire; con la bugia era solo un poco inquieta al momento di far spegnere il fuoco; avrebbe voluto tenere una piccola torcia, benché facesse fumo e cattivo odore. Per queste bizzarrie manifestate prima di prender sonno si era diffusa l’idea che era una ragazza sensibile, perché gli incauti e gli sciocchi non sapevano quali visite mentali le arrivavano nella notte.
Cassandra non voleva che le occhiaie esposte alla luce del mattino parlassero al posto suo, dicendo per di più notizie approssimative. Voleva tanto dormire, senza pensare più al futuro, che mandava immagini solo per lei ovvie; cercava di fissarsi sul passato, perché già il presente la disorientava.

Giovedì, 20 Dicembre 2012 08:16

L’enigma nel testo, 2

(Le doppie Illuminations di Rimbaud)

C’è un libro (Cosimo Amantonico, Atto dovuto. Rimbaud. Illuminazioni, Crav – B.A. Graphis, Bari 2011, che firmo insieme all’autore, per una introduzione e per la collaborazione maieutica nello sforzo di produrlo) che accende un problema sorprendente, del tutto inatteso.
Per molti anni ho visto Amantonico riempire foglietti e fogliettini con strani disegni, misteriose sottrazioni di lettere, anagrammi, costruzioni sempre meno ipotetiche di nuove frasi. Gradatamente mi ha poi messo a parte di una scoperta, mai timida ma circospetta e riservata. Mi ha detto più volte di non parlarne con nessuno, allora; e anche il giorno prima che uscisse il libro. Stava scardinando ciò che di comune si sa su Rimbaud. E si fatica a credergli, ma lui insiste organizzando prove su prove, e poi ti trovi coinvolto.

Sabato, 15 Dicembre 2012 15:52

L’enigma nel nome, 1

(L’untore nella Peste di Camus)

Gli scrittori fanno ginnastiche incredibili quando danno nome ai loro personaggi. A volte ce ne nascondono la provenienza e una qualche simbologia, a volte esibiscono sia l’una che l’altra.

Ci sono state polemiche, e partiti presi, nella lettura ideologica, morale e politica di La Peste di Albert Camus. E sembrava ormai che il gioco fosse chiuso, e molto il silenzio di fronte a questo classico del 900.

Volendo guardar bene, qualcosa si vede che può cambiare la comprensione dell’opera e aiutare quella dell’autore. La chiave sta nel personaggio di Paneloux, e l’enigma anche.

Un padre gesuita, rigoroso, radicale, con tardivi fili di quella che si chiama pietà cristiana. Predicatore di fama.

A guardare bene, e sciogliendo l’enigma del nome, la peste è lui. Paneloux è l’anagramma di Πανούκλα (Panoukla). Camus conosceva per certo il greco classico, e in più aveva amici moderni, oltre ad aver studiato la storia del flagello in tutte le epoche e paesi.


Giovedì, 13 Dicembre 2012 08:22

La velocità e il ghiaccio sottile

Emanuele mi segnala il sito di Priamo – dai un occhio, dimmi che ne pensi - mi ha detto, ed ecco che, curioso, sono andato a vedere. Ho letto il manifesto: il chi siamo, il cosa vogliamo dei fondatori di Priamo, e ho trovato qualcosa di più di un elenco per sottrazione.
“Manifesto”: le parole aprono interi mondi. Per un attimo la mia mente corre al passato e pensa a tutto quello che la parola “manifesto” è capace di evocare, e sono tante le immagini, i significati che nel tempo questa parola ha assunto che viene da lasciarsi rapire. Ma nel manifesto di Priamo si parla di libri, libri nel senso di letteratura, e allora mi è tornato il pensiero fondante. È la letteratura che nutre le radici del pensiero umano, che gli dà forma, coerenza, struttura, senso. È la letteratura che ci dice chi siamo. Lei sola, attraverso la parola scritta, ci svela a noi stessi.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 21:37

Senza memoria (non versi, ma righe corte)

Il 22 settembre scorso è mancato il pittore cesenate Pier Paolo Pollini, un artista che ha fatto dell'inquietudinedel cuore umano in perenne lotta i caratteri dominanti della sua opera.
Pier Paolo Pollini iniziò a esporre nel 1966, rivelando subito un grande talento attraverso una pittura particolarmente intensa ricca di significati e ardente di visioni. Come lui stesso chiarisce: “... fin dal principio ho voluto dare forma a ciò che forma non ha, sentendo nel mio profondo l'anelito ad atmosfere e spazi irraggiungibili, trasfigurati da luci e colori infattibili all'uomo...”
Bruno Pompili lo ricorda con questi versi inediti simili a stoffe porose o a nuvole improvvisamente percorse dal vento e dal sole che si lasciano attraversare, intridere, irradiare dalle luci e dalle ombre della terra.

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