Spunti & Racconti (79)

Giovedì, 13 Dicembre 2012 08:22

La velocità e il ghiaccio sottile

Emanuele mi segnala il sito di Priamo – dai un occhio, dimmi che ne pensi - mi ha detto, ed ecco che, curioso, sono andato a vedere. Ho letto il manifesto: il chi siamo, il cosa vogliamo dei fondatori di Priamo, e ho trovato qualcosa di più di un elenco per sottrazione.
“Manifesto”: le parole aprono interi mondi. Per un attimo la mia mente corre al passato e pensa a tutto quello che la parola “manifesto” è capace di evocare, e sono tante le immagini, i significati che nel tempo questa parola ha assunto che viene da lasciarsi rapire. Ma nel manifesto di Priamo si parla di libri, libri nel senso di letteratura, e allora mi è tornato il pensiero fondante. È la letteratura che nutre le radici del pensiero umano, che gli dà forma, coerenza, struttura, senso. È la letteratura che ci dice chi siamo. Lei sola, attraverso la parola scritta, ci svela a noi stessi.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 21:37

Senza memoria (non versi, ma righe corte)

Il 22 settembre scorso è mancato il pittore cesenate Pier Paolo Pollini, un artista che ha fatto dell'inquietudinedel cuore umano in perenne lotta i caratteri dominanti della sua opera.
Pier Paolo Pollini iniziò a esporre nel 1966, rivelando subito un grande talento attraverso una pittura particolarmente intensa ricca di significati e ardente di visioni. Come lui stesso chiarisce: “... fin dal principio ho voluto dare forma a ciò che forma non ha, sentendo nel mio profondo l'anelito ad atmosfere e spazi irraggiungibili, trasfigurati da luci e colori infattibili all'uomo...”
Bruno Pompili lo ricorda con questi versi inediti simili a stoffe porose o a nuvole improvvisamente percorse dal vento e dal sole che si lasciano attraversare, intridere, irradiare dalle luci e dalle ombre della terra.

Venerdì, 07 Dicembre 2012 19:11

Roberto Pazzi ci ha regalato una poesia



Con un gesto di amicizia che ci onora, Roberto Pazzi dona a Priamo la sua più recente poesia.

Mercoledì, 05 Dicembre 2012 18:54

Non è un manifesto, ma vediamo un momento

La scrittura narrante che si orienti e s’appoggi su vecchie storie, o su miti, non porta più oggi il segno di una debolezza dell’invenzione, quasi un marchio, né mi sembra passibile di condanna preventiva.
Rappresenta piuttosto il rifiuto di una corsa insensata a moltiplicare appendici su intrecci esauriti, a loro volta moltiplicatori di esigenze di consumo e di etichette.
Ogni volta che vedo un film o leggo un racconto finisco per trovarmi nella sgradevole situazione di già conoscere in anticipo le battute dei personaggi o lo sviluppo di una finzione, e quel che è peggio partendo da una base tanto piatta.

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