Un insegnante ai tropici (16)

John Besançon era uno scrittore – ah! Scriveva raccontini esili esili, raccontinini, cose sciape e scolorite, ma scolorite apposta, moscerini spiaccicati sul parabrezza – fotogrammi di vita vissuta, li chiamava lui. Era un botoletto con ciuffi disordinati in testa, una testa simile a una grossa patata dolce, di quelle che si mangiano a Thanksgiving, grassotto e triste, con bellissimi occhi blu cielo, untuoso e inevitabilmente incline a leccare il culo. Un aspetto patologico. Leccava il culo a tutti, persino a me. Ma attenzione, non era un leccaculo qualsiasi. A questo punto vorrei riportare l’analisi che mi presentò una sera la grassona, in un postribolo di un villaggio sperduto nel cuore dei Caraibi. La grassona sul vassallaggio e lo sfruttamento dei leccaculo vi aveva costruito una carriera e, secondo gli studi della grassona, vi sono quattro categorie di leccaculi:

“Mi ricordo mio padre in cucina, abbracciato alla radio che annuncia la tragedia di Superga: fu l’unica volta che lo vidi piangere”. È il 4 maggio 1949, Pier Luigi Biasetti ha otto anni, siamo nella Torino del Grande Torino, una delle squadre più forti di tutti i tempi. In un un pomeriggio piovoso, il velivolo che riporta indietro la squadra da una trasferta portoghese si schianta sulla collina di Superga.
“Anche mio padre, come tutti i Torinesi, andò in pellegrinaggio a Superga, tornando indietro con un pezzo d’aereo avvolto in un nastro granata”.
Pier Luigi Biasetti – “Pigi” – classe 1941, è un uomo alto e ancora bello, ha avuto una carriera dirigenziale di alto rango, ha viaggiato, guadagnato, conosciuto personaggi che son passati alla storia, ma nella voce e negli occhi intatta è la tenerezza a ricordare quei momenti.

Conversazione con Helen Barolini

[Questa conversazione, svoltasi tramite un fitto scambio di email in inglese e da me tradotta, venne pubblicata nel 2006 sul blog Vibrisse; da anni ormai l’intervista non esiste in rete, ed è un peccato, essendo una straordinaria esplorazione di quello che l’Italia ha rappresentato per gli intellettuali americani lungo il Novecento. Rispetto la versione originale, ho apportato minime correzioni e aggiornato le pubblicazioni italiane. Buona lettura].

Helen Barolini, nata a Syracuse (New York) il 18 Novembre 1925, è autrice, tra le varie cose, dei romanzi Umbertina e Passaggio in Italia (pubblicati in Italia dalla casa editrice salernitana Avagliano). Nel 2004, curato e introdotto da Antonia Arslan per Guerini e Associati, viene stampato Chiaroscuro. Saggi sull’identità, mentre nel 2010 esce per l’editore Zona L’America italiana. Epos e storytelling in Helen Barolini, di Margherita Ganeri
.
Vincitrice di numerosi premi (tra gli altri l’American Book Award, conferitole dalla Before Columbus Foundation, e il Susan Koppelman Award, dall’American Culture Association, entrambi per The Dream Book: an Anthology of Writings of Italian American Women), i suoi scritti sono apparsi sulle riviste letterarie più prestigiose d’America (incluse "Paris Review", "New York Review of Books", "New Letters", "Cosmopolitan"). 
Moglie del giornalista e scrittore Antonio Barolini (1910-1971), ha tre figli (una dei quali è Teodolinda Barolini, tra le più apprezzate studiose di Dante in circolazione).

L'Opera Omnia di Ellery Queen

Me ne stavo a vagare fra i tavolini all’aperto di un caffé a Delray Beach, riflettendo sulla vanità del genere umano, quando all’improvviso ti vedo questa enorme negra, vestita di porpora e arancio, che legge un minuscolo libriccino giallo. Ah, fossi nato pittore!
(Non dico Raffaello o Mantegna, anche un pittorucolo di seconda serie, un lituano minore del secolo scorso -  titolerei il quadro: “Cicciona nera con giallo.”)

Oscar Wilde in Florida. Una testimonianza.

Ieri mattina sono andato a messa, qui a Boca Raton, Florida, dove abito. La messa è cominciata e prima del Vangelo una signora distinta è salita sull'altare: apparteneva all'associazione "Citizens for Science and Ethics, Inc." e ha pubblicamente chiesto di aderire a una petizione per proporre allo Stato della Florida un emendamento che "protegga il matrimonio come unione legale solo tra un uomo e una donna e che provveda che nessun’altra unione considerata come matrimonio o equivalente venga riconosciuta e considerata valida."
Ho trovato paradossale che in un consesso di persone (almeno 800) che stavano celebrando la fratellanza e la tolleranza nel nome di Colui che redarguì severamente circa lo scagliar pietre a destra e a manca, che suggerì di pensar ai propri pali anziché alle pagliuzze altrui, che disse chiaro e tondo che le minoranze (prostitute, ladri e pubblicani) sarebbero entrati nel regno dei Cieli ben prima degli ipocriti – una signora formulasse la richiesta che un omosessuale non abbia gli stessi diritti di un eterosessuale.
Finalmente è partito il Vangelo, precisamente la bellissima pagina di Matteo laddove Gesù osserva che chiunque farà del bene al più piccolo (al più emarginato) dei suoi fratelli – un bene pratico, concreto, dargli da mangiare se ha fame, da bere se ha sete, visitarlo se sta in prigione – sarà come se lo avesse fatto a Lui, e viceversa.

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