Libri (36)

Lunedì, 02 Dicembre 2013 10:12

Amori ridicoli

Si parte dal titolo: in che senso l'amore (o, in questo caso, gli amori) è ridicolo? Che cosa mai ci può essere di ridicolo nel più immenso dei sentimenti? Forse il fatto che l'amore ha sempre a che fare con l'uomo e perde, così, la sua componente più nobile, mischiandosi alla carnalità, all'egoismo e agli istinti più meschini tipici del genere umano.
Amori ridicoli si compone di sette racconti, scritti tra il 1959 e il 1968: i protagonisti sono uomini e donne impegnati nelle proprie relazioni sentimentali, in classici rapporti di coppia, che portano con sé implicazioni e contraddizioni, perché difficilmente i personaggi sono in grado di legarsi all'altro in modo sereno. Il più delle volte è la visione che i caratteri hanno di sé a confondere il sentimento: nella loro incapacità di distinguere l'amore assoluto – quello più puro ed irraggiungibile –  da quello carnale è possibile intravedere un percorso individuale in cui gli istinti sessuali in parte umiliano l'individuo, dall'altra sono un aspetto di cui egli non può fare a meno. È un po' come la vita (vita e amore non sono facce della stessa medaglia?), un cammino di crescita che, però, si combina anche con la sofferenza e la non accettazione di sé, di quello che realmente siamo noi e, soprattutto, gli altri.

Domenica, 03 Novembre 2013 18:17

Imperium

August Engelhardt è a bordo del Prinz Waldemar ed è in viaggio verso la Nuova Pomerania per acquistare della terra. Non sa ancora né quanta né dove, ma sa che vuole avviare una piantagione di noci di cocco. Vuole diventare “piantatore” e ha la convinzione di poter cambiare, grazie alla forza della sua grande idea, il mondo che gli appare ostile, stupido e raccapricciante.
“Dopo un processo di eliminazione che lo aveva indotto a ritenere impuri tutti gli altri alimenti, Engelhardt si era imbattuto nel frutto della palma da cocco. Non c’era altra possibilità; la Cocos nucifera, questa fu la conclusione cui Engelhardt giunse, era letteralmente la regina della creazione, il frutto dell’albero del mondo Yggdrasil.

Venerdì, 11 Ottobre 2013 09:55

Uno stile impeccabile

Alice Munro ha scritto di volere fortemente che «il lettore assista a qualcosa di straordinario – non in quello che succede ma nel modo in cui succede.»

“In fuga” riunisce otto racconti di Alice Munro, tre dei quali sono legati fra loro per la presenza dello stesso personaggio in differenti momenti della sua vita.

I racconti, costituiti come episodi, sono tre: “Fatalità”, “Fra poco” e “Silenzio”.

Uno stile impeccabile, nitido, energico, quello della Munro che confonde sempre il lettore con la sua spavalda purezza.

Il racconto ha un andare sommesso, l’autrice in poche parole sa delineare uno stato d’animo, un tratto distintivo, un episodio e può condurti là dove un fatto repentino, impensato oppure auspicato, trasforma il rapporto del personaggio con la realtà.


Mercoledì, 04 Settembre 2013 13:22

L'odore del sangue, un inno alla morte

È stato a lungo evidenziato il rapporto tra la stesura de L'odore del sangue e l'infarto che colpì il suo autore, Goffredo Parise, nell'estate del 1979. Un manoscritto redatto di getto (poi sigillato e chiuso in un cassetto fino al 1986), il cui titolo e argomento richiamano la malattia e l'odore dolciastro del sangue, che accompagneranno lo scrittore negli ultimi anni di vita.
Quella del protagonista, il Narratore, è un'ossessione, più che una malattia, per natura forse simile alle stesse ossessioni che tormentavano Parise e di cui l'intellettuale vicentino tentò di liberarsi tramite la scrittura.

Martedì, 16 Luglio 2013 17:06

Natura morta

Quand’ero ragazzo mi erano capitati sotto agli occhi, per caso, alcuni versi di Aldo Braibanti (il poeta Ruffilli mi correggerebbe sostituendo alla parola caso quella più fatale di necessità): di questa poesia che non ho mandato a memoria, come quasi tutta quella di altri visionari che pure ha attraversato la mia vita in modo sconvolgente, mi è rimasto impigliato solo un frammento. Mi accompagna da sempre: “… ed io mi riconosco negli occhi dell’amante come in un dado di melma impietrita”.
Braibanti, personalità di artista singolare, per i più ha avuto breve notorietà soprattutto a causa di uno strano processo penale, celebrato a suo carico nell’anno biforcuto millenovecentosessantotto. Un processo singolare, che potrebbe essere avvenuto nell’Atene classica. Un’accusa per “plagio” di un ragazzo, ai confini evanescenti tra seduzione intellettuale e amore vietato. Dunque, in altro contesto, la parola evocatrice, la parola semplice e profondissima, il verso che schiude una porta sull’infinitamente ricercato, quasi raggiunto ma definitivamente inesprimibile, contagia mirabilmente.

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