Libri (36)

Lunedì, 20 Maggio 2013 08:50

Proust per bagnanti

Mi sono lasciato influenzare dal suggerimento che ad un certo punto propone proprio la voce narrante nel romanzo: ho affrontato la lettura nell’occasione, per me abbastanza rara in questo periodo, di una breve vacanza. Dunque credo di aver goduto del mio Proust per bagnanti nelle condizioni di spirito migliori.
Quest’opera è agile, malgrado sia contenuta in qualche scatola cinese che però si apre al momento giusto per proporre scenari umani imprevedibili. Intreccia destini alquanto diversi che si rivelano magicamente (o dolorosamente) segnati da un comune denominatore proustiano: il bisogno incomparabile di amore, soprattutto materno, e la rielaborazione del ricordo come eterno presente, in parte anche modificabile affettivamente.
Si srotolano tre vicende di donne e uomini determinati, al limite dell’autosufficienza generosa e a volte orgogliosamente sprezzante. Per motivazioni diverse, in modi imparagonabili, hanno varcato l’Oceano e sono approdati in Florida.

Martedì, 16 Aprile 2013 17:42

L'oggetto magico di Borges

Proprio come i temi su cui più insistentemente si sofferma, la scrittura di Jorge Luis Borges sembra tessuta d’infinito. Immortale per intrinseca perfezione, la sua prosa sfugge a ogni possibile definizione, a qualsiasi categorizzazione; così profondamente dotta da riuscire a disegnare mondi meravigliosi e complicatissimi lungo il confine sottile (e inaccessibile a chiunque altro) che separa il reale dall’immaginario, la verità dall’invenzione, la libertà creatrice del sogno dal severo rigore della sua interpretazione; così ricca, esuberante, magnifica, esplosiva da rivelarsi adatta (di più, ideale) per qualsiasi argomento - quasi che il contenuto fosse rivelato dalla forma, dalla scelta dello stile - e insieme ordinata, quieta perfino, diligente, regolata, la narrazione del grande scrittore argentino non sembra avere nulla a che fare con l’astratta esattezza della tecnica (pur essendo tecnicamente ineccepibile, quale che sia il genere letterario cui venga applicata) e nello stesso tempo è talmente ben strutturata, talmente forte, poggia su fondamenta così solide da non poter essere, per intero, frutto di talento, di genio, di improvvisazione priva di metodo.

Giovedì, 28 Marzo 2013 08:40

I fogli del capitano Michel

Tutto parte da una scoperta fatta nell'archivio del Museo del Risorgimento di Vicenza.
Claudio Rigon è un appassionato di fotografia e, vagabondando per l’Altopiano di Asiago con una macchina fotografica e un cavalletto, si sente attratto dall’atmosfera del Monte Ortigara, “da quel territorio particolare che comincia con il suo crinale e si estende poi a sud-ovest per un’ora di cammino, fino ai piedi di Cima Dodici”.
Incontra rovine, resti di baraccamenti, trincee, in un paesaggio che in certi momenti sembra ancora il giorno dopo di una battaglia.
Avverte un profondo sentimento di desolazione, una “sensazione più vicina al vagare nel deserto” mai provata in montagna. La vita scorre davanti a lui in un flusso ininterrotto. Fissarne un frammento in un'immagine è una possibilità di fermare il tempo e osservare quello che avviene. Gli viene allora “voglia di cercare immagini di quel tempo, della vita di allora” e per questo va in quel Museo in cui sa esserci un archivio fotografico della guerra.

Martedì, 26 Marzo 2013 15:50

La pazienza dei bufali sotto la pioggia

«Me lo dai un bacino? Ce lo prendiamo un caffettino? Mi fumo una sigarettina e poi si va. Che ne dici di un cinemino, stasera? Oppure ce ne restiamo tranquilli con un bel libriccino. Davanti al fuochettino... Sai che cosa mi piacerebbe per le vacanze? Fare un viaggettino in Italia. Hai visto il mio toppino? Dai, te lo succhio un pochino. Hai una strana faccina...
In dieci minuti, è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande.»
Quattordici volte è solo uno dei tanti racconti inseriti in La pazienza dei bufali sotto la pioggia. Strano titolo, eppure un significato c'è e lo riscontrerete nella lettura. L'autore è David Thomas (non il musicista!), un giornalista, classe 1966, che ha deciso di iniziare a scrivere per il teatro e il cinema: scelta azzeccata, che gli ha fatto vincere sin da subito numerosi premi.

Nel 1887, Oscar Wilde scrisse Il delitto di Lord Arthur Savile (Mattioli 1885, 2012) un titolo che sarebbe più automatico attribuire a Conan Doyle o Agatha Christie. In questo breve scritto, Wilde getta le fondamenta di quella che sarà forse la sua opera più conosciuta e letta, Il ritratto di Dorian Gray, del 1890. La trama del racconto è piuttosto semplice: Arthur Savile è ospite a un ricevimento organizzato presso la dimora di Lady Windermere. Presente all'evento è un chiromante che, durante la serata, predice il futuro agli ospiti. Quando arriva il turno di Lord Savile, il chiromante assume un'espressione di terrore e, in seguito, in forma privata, renderà partecipe il suo cliente della nefasta profezia: egli sarà autore di un omicidio. Lord Savile è spaventato, anche perché è prossimo al matrimonio con l'adorata fidanzata Sybil. Qual è la soluzione? Per prima cosa, rimandare le nozze. E poi trovare qualcuno da uccidere, in modo da realizzare la volontà del Fato ed essere finalmente libero di coronare il suo sogno d'amore. Riuscirà Lord Savile nel suo intento? A voi il piacere di scoprirlo.

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