Libri (36)

Un giallo filosofico, un thriller psicologico, una partita a scacchi, un perverso gioco di specchi, una riflessione grottesca e amara sulla giustizia, sul suo senso e sulla sua applicazione. A partire dal titolo - Giustizia, che al lettore suona come una pretesa insistita, ostinata, non tanto che si faccia giustizia, ma che si dia giustizia, che possa esserci, cioè, un argine al disordine, alla morte, all’abisso etico dell’uomo - questo splendido (e labirintico) romanzo di Friedrich Dürrenmatt, non la più famosa delle sue opere ma di certo una delle più felici, è un sfida: al raziocinio, alla morale, all’organizzazione sociale di cui ciascuno di noi fa parte e nella quale, pur tra luci e ombre, si riconosce, e alle sue regole. Maestro della tecnica narrativa del mystery (da lui portata a un livello di perfezione ineguagliato), Dürrenmatt, come uno scenografo su un palcoscenico, dà vita ad atmosfere cupe, malate, disegna con precisione estrema paludi dell’animo umano sature di miasmi irrespirabili, e qui, in questi fatiscenti “luoghi dello spirito” (collettivi e individuali), ambienta le sue storie, i suoi intrecci, mette in scena delitti, violenze, turpitudini, realtà dove il numero dei colpevoli supera di gran lunga quello delle vittime.

Sabato, 22 Dicembre 2012 17:39

Un sogno fatto in Sicilia

È naturale che il primo pensiero vada a un ben più celebre Candido, quello di Voltaire. In realtà, il Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia di Leonardo Sciascia ha in comune con lo scritto del filosofo francese solo l'analogia con alcuni personaggi, la struttura del testo - con ciascun capitolo preceduto da un paio di righe riassuntive -, la marcata ironia e il forte spirito anticlericale.
Montesquieu sosteneva che un'opera originale ne fa quasi sempre nascere cinque o seicento altre, «queste servendosi della prima all'incirca come i geometri si servono delle loro formule». Lo scrittore siciliano è piuttosto scettico rispetto ai risultati raggiunti con il suo libro, nonostante egli abbia tentato di mantenere una sorta di “velocità” e “leggerezza” nel suo romanzo. Tentativo assai arduo, poiché come egli afferma «greve è il nostro tempo», e grevi sono gli argomenti di cui si parla.

Venerdì, 14 Dicembre 2012 07:53

La prima pulsazione di Lolita

Anche se Vladimir Nabokov ha definito L'incantatore (Adelphi, 2011) il «primo, piccolo palpito» di Lolita, sarebbe sbagliato considerare questo scritto come un mero esperimento, una semplice prova antecedente il romanzo sulla ninfetta più famosa della letteratura. Se da una parte L'incantatore è una sorta di scheletro dell'opera del 1955 (certo molto più breve ed essenziale, in cui però è già possibile intravedere un progetto più complesso), dall'altra la struttura del racconto è tale da poter sussistere in completa autonomia. Sono presenti la nota cura di Nabokov per il particolare (che in testi come Ada o Ardore raggiunge punte di massima espressione), oltre che la tendenza dell'autore a raccontare una storia seguendo una precisa logica deterministica: sin dalle prime pagine, infatti, gli eventi sono presentati in maniera tale per cui a delle azioni seguiranno delle ovvie conseguenze.

Martedì, 04 Dicembre 2012 10:40

Un sogno che potrebbe portarci ovunque

Forse il modo migliore per leggere 2666 di Roberto Bolaño è immaginarsi in un sogno che potrebbe portarci ovunque. Un sogno strano, bizzarro e strampalato, misterioso e fortemente espressivo.
Come in molti sogni o incubi, nella prima sezione del romanzo Bolaño ci fa subito fare la conoscenza con quattro studiosi di letteratura europei interessati all’opera di un oscuro romanziere tedesco di nome Benno von Arcimboldi.
Bolaño segue gli intrighi amorosi tra gli studiosi (tre uomini e una donna) e fornisce indicazioni circa la strana carriera di Arcimboldi, che da un certo punto della sua vita ha vissuto come un eremita isolandosi dal mondo.

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