Libri (36)

Giovedì, 18 Giugno 2015 13:55

Il libro ossessione di Elias Canetti

Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto. Vogliamo vedere ciò che si protende dietro di noi: vogliamo conoscerlo o almeno classificarlo. Dovunque, l’uomo evita d’essere toccato da ciò che gli è estraneo. Di notte o in qualsiasi tenebra il timore suscitato dall’essere toccati inaspettatamente può crescere fino al panico. Neppure i vestiti garantiscono sufficiente sicurezza; è talmente facile strapparli, e penetrare fino alla carne nuda, liscia, indifesa dell’aggredito.
…


Massa e potere è il libro ossessione di Elias Canetti. Un libro difficilmente classificabile riconosciuto tra i capolavori letterari del Novecento che è, insieme, testimonianza e narrazione storica, studio sociologico e saggio antropologico.

Canetti inizia a scriverlo a vent’anni, nel 1925, e lo conclude nel 1960.

Vuole afferrare il Novecento alla gola raccontandolo nei suoi eccessi, tentando di capire di quali sono e come si manifestano le costanti del potere sulla vita umana. Pensa che scriverne non è solo raccontarne le terribili e assurde violenze e sostituisce la storia con il mito perché per lui la storia è un luogo di morte in cui si esplicitano tutti i rituali del potere.

Massa e potere esprimono un dualismo profondo, lo stesso dualismo che si può trovare tra vita e morte: da una parte la massa, cioè la molteplicità, la metamorfosi, la vita e, dall’altra, il potere, cioè l’unità, l’identità, la morte.


Cristiano Prakash Dorigo scrive racconti. Il primo gli venne pubblicato nel 2002 da Einaudi all’interno dell’antologia “E’ da tanto che volevo dirti” a cura di Giuseppe Caliceti e Giulio Mozzi; gli ultimi in ordine di tempo formano la raccolta Cose minute di nessuna importanza, freschi di stampa da Priamo e Meligrana.

”Cose minute di nessuna importanza" è ironico?

Il titolo del libro l’ha scelto Marco, di Priamo. Non so da dove l’abbia estrapolato, ma quando me l’ha proposto - la mia idea era niente di che - ne sono rimasto folgorato. Ho subito pensato che sembrava a un titolo di Carver, e non ho saputo resistergli.
Se invece la domanda è un riferimento, ironico, al contenuto, direi di no. Mi è capitato di scrivere qualche racconto su quel registro in passato: ma questa è una raccolta di racconti ambientati nel terzo millennio, di cui i primi quattro nel duemilauno e, per questioni personali ma anche universali, mi sembrava fuori luogo ricorrervi. In ordine sparso, il duemilauno ha visto i seguenti eventi: crollo delle torri gemelle, tracollo dell’economia argentina, il G8 a Genova, la morte di mia madre, la sentenza di primo grado che assolveva i vertici del petrolchimico - che riguardava il lavoro di Gabriele Bortolozzo, operaio che denunciò i malanni del CVM, di cui mi sono occupato nel libro e in un lavoro parallelo di animazione. Insomma, per me un anno cruciale, di svolta. Non potevo non scriverne – “non poterne non scrivere” è così poco ironico, ma al contempo così veritiero da farmi sorridere .

Lunedì, 26 Gennaio 2015 00:00

Il buco che ho nel cuore ha la tua forma

L’esordio letterario di Eleonora Molisani è spiazzante: intriso di una moralità impressionante. Una moralità che si definisce attraverso una specie di legge del contrappasso: ci costringe a immergerci nel mondo rovescio, quello che preferiremmo non conoscere o per lo meno preferiremmo riconoscere come altro, rispetto a quello che sentiamo appartenerci, quello presunto normale, quello dei buoni sentimenti e degli eroi, anche quelli di tutti i giorni, e delle spose fedeli, o delle madri coraggio, dei padri indefessi onesti lavoratori, tutti gente a posto come quella gente estinta che tratteggiano i necrologi, sempre salvifici.
Ma se la cosiddetta normalità, io dico, non è altro che una media, allora ben vengano le storie drammatiche di Eleonora Molisani. Ventuno racconti tesi, da non consigliare ai minori o a quelli che sono configurati per accomodarsi in un universo Disney. E un ventiduesimo gioco di parole, leggero che pare discostarsi dall’atmosfera satura di incomprensione, prevaricazioni, miti positivi che poi si rivelano miti mostruosi: quasi un estremo tentativo di ridimensionare rivelazioni opprimenti e stemperarle nella dimensione astratta delle parole su carta.

Ricordate quando il giovane Holden Caufield dice di come sarebbe bello mettere giù il libro che si sta leggendo e telefonare all’autore?
È l’impulso che mi ha condotto a interrompere il piacere (pur crescente e beato) della lettura di Canone inverso (Mondadori, Milano, 1996) e scendere qui a scrivere: non conosco Maurensig, non ho idea se sia reperibile o se voglia esser reperibile, fatto sta che ho l’urgenza di dirgli “grazie,” stringergli la mano, manifestargli la mia ammirazione.
Ora, per me l’ammirazione è un sentimento raro, e reca in sé la necessità di palesarlo, quasi non riuscissi a serbarlo in me: ha a che fare con uno slancio di gioia, non è dissimile da un impeto d’amore, è difficile tenerselo dentro, anche se si dovrebbe, come tutte le cose intime.
Ma è davvero inusuale che io, leggendo, avverta questa ammirazione. L’ammirazione per il potere dell’immaginazione. Per l’intelligenza umana che si rende capace di inventare, architettare, sorprendere, e danzare. Creare bellezza. L’ammirazione per la grandezza.

Lunedì, 14 Luglio 2014 00:00

Il lato comico dell'amore

Il professor Caonero è un omosessuale tutt’altro che impenitente. Anzi, cresciuto con un tormentoso senso di colpa (causato, nella sua interpretazione, da una perfetta educazione cattolica), solo adesso, a 65 anni, sembra aver raggiunto una discreta accettazione di sé e delle proprie inclinazioni sessuali. Discreta perché comunque il presente gli sfugge (forse gli sembra di poterlo fissare nel libro che scriverà, ma pure quello è nel futuro, è fatto di desiderio) e sembra che la felicità sia sempre altrove, sempre nel sogno e mai nell’attuazione. Tanto che Caonero vive due storie parallele ed eroticamente intense – con il giovane e incolto Luca e con il ricchissimo stilista Pierre – e sembra che desideri l’uno giusto nel momento in cui sta con l’altro.

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